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Ingente patrimonio sequestrato alla famiglia “Fontana”.Beni per 21 milioni .

L’INCHIESTA, avviata nell’ambito dell’Operazione “Athena 49%”, aveva già consentito, il 9 ottobre del 2012, di disarticolare la cosca Fontana, con l’arresto di otto affiliati per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso e trasferimento fraudolento di valori. La ‘ndrina, tramite le proprie attività commerciali, sarebbe riuscita ad infiltrarsi nella Leonia Spa, la società mista pubblico privata a prevalente capitale pubblico, che si occupa della raccolta e smaltimento di rifiuti solidi urbani in città.

Le investigazioni che hanno portato al sequestro di stamani, di natura prettamente economico-patrimoniale, hanno permesso “di assestare un nuovo e duro colpo alla potenza economica della ‘ndrina, attraverso l’accertamento – sostengono gli inquirenti – della presunta sproporzione tra l’ingente patrimonio individuato ed i redditi dichiarati dai destinatari dei provvedimenti, tale da non giustificarne la legittima provenienza”.

Le indagini sono state condotte nei confronti del capocosca Giovanni Fontana e dei figli Francesco Carmelo, Antonino, Giandomenico, Giuseppe Carmelo e dei rispettivi nuclei familiari, per un totale di 14 persone fisiche e 6 persone giuridiche, “facendo emergere – continuano gli investigatori – la storicità dell’illecito incremento patrimoniale dagli anni ‘80 ad oggi. Particolarmente incisivi sono stati tutti gli elementi investigativi nel tempo raccolti dalle varie Forze di Polizia sul conto dei destinatari, attraverso il riascolto di investigazioni tecniche e le dichiarazioni di collaboratori di giustizia, i quali hanno consentito di cristallizzare il quadro indiziario ricostruito sul conto dei soggetti”.

In quest’ambito, si sarebbe accertato come gli “accoscati” – grazie ad alcune attività commerciali a loro intestate o riconducibili – avessero assunto posizioni quasi monopoliste in alcuni importanti settori dell’economia cittadina, e come “la gestione mafiosa delle attività commerciali – affermano ancora gli investigatori – non fosse determinata solo dal particolare profitto contingente che esse potevano dare, ma rispondesse ad una più ampia strategia di ricerca del potere economico, in una visione imprenditoriale che non opera alcuna distinzione tra profitti criminali e profitti formalmente leciti”.

In particolare, le società – tutte qualificate come “imprese mafiose” – non sarebbero state esercitate per copertura delle attività criminose, “bensì come sbocco naturale delle medesime, coscientemente previsto e predeterminato nell’ambito della visione imprenditoriale-mafiosa”.

QUESTI I BENI SEQUESTRATI: ditta Individuale Fontana Giuseppe Carmelo, esercente l’attività di “commercio al dettaglio di carburante per autotrazione”, nel cui patrimonio aziendale rientra un distributore di carburante ubicato nella centralissima via De Nava a Reggio Calabria; la Italservice S.r.l., azienda esercente l’attività di “commercio al dettaglio di carburante per autotrazione, imbarcazioni ed aerei (da diporto)”, nel cui patrimonio aziendale vi rientrano 3 distributori di carburante stradale – tutti ad insegna Q8 – di cui 2 nel centro cittadino ed uno (di rilevantissime dimensioni) in località Pentimele; la S.I.C.E. S.r.l., esercente l’attività di “compravendita di beni immobili”, nel cui patrimonio aziendale vi rientrano 10 beni tra cui unità immobiliari, magazzini e depositi industriali; il 50% del capitale sociale della Thermo Frigo Di Fontana Antonino S.N.C., esercente l’attività di “riparazioni impianti elettrici e alimentazione per autoveicoli”, con sede legale e domicilio fiscale a Reggio Calabria; la SE.MA.C. S.r.l., esercente l’attività “commercio autoveicoli”, nel cui patrimonio aziendale vi rientrano ben 38 veicoli commerciali; 7 fabbricati19 terreni.

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