Lettera aperta contro il fenomeno del revenge porn

Gli ultimi avvenimenti circa l’ormai triste cronaca sull’esistenza di svariati gruppi social dove vengono diffuse immagini pornografiche e pedopornografiche ci lasciano tutti sconvolti e, da giovane donna 22enne, l’essere a conoscenza dell’esistenza di questi luoghi virtuali che ci appaiono come “terra di nessuno”, non può che rattristarmi.

“Chi ha dodicenni?”, “Come faccio a stuprare mia figlia senza farla piangere?”, sono alcune delle bestialità che si possono leggere su questi gruppi. Come può un padre pronunciare mai queste parole? Tuttavia, questa vicenda mi ha fatto riflettere molto e mi ha spinto a scrivere questa lettera aperta, dal momento che anche io sono esposta ogni giorno a miriadi di molestie virtuali per via del mio lavoro su Instagram. Nel mio caso sono quasi totalmente indifferente alle varie molestie e alla diffusione che potrebbero avere le mie immagini/video, perché io stessa scelgo di esporre questi contenuti. La mia pena è rivolta a chi da questi pericoli non riesce a difendersi, come i minori, per questo è necessario, ora più che mai, porre l’accento su una questione fondamentale, imprescindibile nella battaglia che nel mio piccolo ogni giorno cerco di fare, affinché la mia generazione possa vivere in un paese più libero e sicuro, certi delle tutele che lo Stato mette in campo.

È diritto di ognuno che le conversazioni private restino tali e se non è bastata la legge sul Revenge Porn approvata l’anno scorso a fermare questo fenomeno, significa che vanno poste tutele ancora maggiori, in una società che corre e che rischia di lasciare indietro le categorie più indifese. Il consiglio che sento di dover dare da sorella e amica, è di provare a ricordarci costantemente che se inviamo un contenuto esplicito in delle chat private non sempre purtroppo infatti rimangono tali. Con il “sopravvento” della tecnologia molto spesso ci sentiamo al sicuro sul web ma non è assolutamente così, perché una chat non potrà mai essere la nostra camera da letto.

Secondo uno studio dell’American Psicological Association nel 2019 e del sito endrevengeporn.org il 51% delle vittime di “vendetta sessuale” contempla il suicidio e da come tutti possiamo immaginare buona parte è composta dalle donne, molte volte le stesse che ogni giorno si sentono dire di non poter uscire con una gonna corta perché “provocanti” e magari in seguito ad una notizia di cronaca di stupro arriva anche l’odiosa frase “se l’è cercata”, rendendo ancora oggi pesante la concezione maschilista e patriarcale che vede l’uomo forte schiacciare e limitare quelle libertà per le quali abbiamo fortemente combattuto.

Spero che questa lettera riesca ad arrivare alle istituzioni affinché prendano coscienza e a tutte le ragazze e i ragazzi della mia generazione affinché magari approfittino di questo periodo di quarantena per riflettere e magari trovino il coraggio di denunciare chi commette genti così ignobili come quelli visti in questi giorni, sperando che non accadano mai più.

Fabiana Rappocciolo