Società unica di gestione degli aeroporti calabresi: uno per tutti, tutti per uno!

In queste ultime settimane l’aeroporto dello Stretto è tristemente balzato agli onori della cronaca per il paventato rischio di chiusura dello stesso, quale conseguenza del fallimento della società di gestione SOGAS.

Come Impresa Calabria non ci interessa, in questa sede, entrare nel merito della valutazione delle modalità di gestione della società, ma individuare un percorso che possa mantenere l’operatività dello stesso e garantire la mobilità delle città metropolitane di Reggio Calabria e Messina.

È indispensabile partire dall’inquadramento dell’aeroporto a livello europeo e nazionale. Il Trans European Network-Transport (TEN-T) individua nella rete trasportistica dei paesi dell’Unione Europea:

  • 10 “Core airports” (nodi più importanti che formano la struttura portante dei trasporti europei): Roma Fiumicino, Milano Malpensa, Milano Linate, Venezia, Bergamo, Palermo, Bologna, Napoli, Torino, Genova;
  • 23 “Comprehensive airport” (strutture che completano la copertura del territorio e l’accessibilità delle regioni): Alghero, Ancona, Bari, Bolzano, Brescia, Brindisi, Cagliari, Catania, Firenze, Foggia, Forlì, Lamezia Terme, Lampedusa, Olbia, Pantelleria, Pescara, Pisa, Reggio Calabria, Roma Ciampino, Trapani, Treviso, Trieste, Verona.

Il Piano Nazionale degli Aeroporti individua:

  • 10 bacini di traffico omogeneo, determinati in base al criterio di una distanza massima di 2 ore di percorso in auto da un aeroporto di particolare rilevanza strategica;
  • 3 aeroporti strategici intercontinentali: Roma Fiumicino, Milano Malpensa, Venezia;
  • 9 aeroporti strategici inseriti nella core network;
  • 26 aeroporti di interesse nazionale a 2 condizioni:
    • la specializzazione dello scalo e una sua riconoscibile vocazione funzionale al sistema all’interno del bacino di utenza;
    • la dimostrazione, tramite un piano industriale corredato da un piano economico-finanziario, che l’aeroporto è in grado di raggiungere l’equilibrio economico-finanziario anche tendenziale e adeguati indici di solvibilità patrimoniale, almeno su un triennio;

la mancanza di queste condizioni determinerà l’uscita dello scalo dall’elenco degli aeroporti di interesse nazionale.

Da quanto esposto, continua Mimmo Mallamaci, presidente di Impresa Calabria, è evidente che l’aeroporto ha rilevanza a livello europeo e nazionale e sono chiare le condizioni che ne possono garantire la permanenza dello stesso all’interno degli aeroporti di livello nazionale. Infatti sia la specializzazione che la riconoscibile vocazione funzionale dello scalo all’interno del bacino di utenza, che coincide con la Calabria, sia il raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario non possono che inquadrarsi in un’azione politica di coordinamento a livello calabrese. Questo risultato, per entrambi gli aspetti, può ottenersi affidando gli aeroporti calabresi (Reggio Calabria, Crotone e Lamezia Terme) ad un’unica governance, cioè ad un’unica società di gestione, eliminando sprechi e doppioni in termini di strutture di amministrazione e tecniche, e di collegamenti aerei. Pertanto la notizia che la SACAL, società di gestione dell’aeroporto di Lamezia, sembri interessata a partecipare al bando dell’ENAC per l’affidamento della gestione degli aeroporti dello Stretto e di Crotone non può che essere accolta favorevolmente. E già nel programma del 2014, quando il piano nazionale degli aeroporti ancora non era stato approvato, si era avanzata l’ipotesi della costituzione di una unica società di gestione per gli aeroporti della Calabria, anticipando un percorso che oggi sembra obbligato.

Un altro aspetto che è specifico per l’aeroporto dello Stretto è il fatto di essere al servizio di due città metropolitane e di un bacino di utenza potenziale di circa 1 milione di passeggeri. Già solo questo, se adeguatamente sfruttato, potrebbe garantire la sopravvivenza dell’aeroporto. Continua quindi ad essere incomprensibile come non si punti su un adeguato collegamento con la sponda messinese che potrebbe quasi raddoppiare il bacino di utenza e portare l’utenza a 1 milione di passeggeri all’anno, soglia che con una adeguata e oculata gestione garantirebbe senza dubbio l’equilibrio finanziario della società di gestione ed il mantenimento dei conseguenti livelli occupazionali.

Dunque sono state delineate due chiare azioni che consentirebbero, probabilmente ciascuna già autonomamente, di garantire la sopravvivenza e lo sviluppo dell’aeroporto, con ricadute positive sulla mobilità dei cittadini, che altrimenti sarebbe ampiamente penalizzata.