Porto di Gioia T. IdV, opportunità per un rilancio

Gioia_Tauro_dall__altoRiceviamo e pubblichiamo – “Non siamo nostalgici delle lunghe analisi che venivano dedicate al porto di Gioia Tauro. Oggii tempi sono straordinari e non possiamo perderci guardandoci l’ombelico. A Southampton nel 2011 e Antwerp nel 2012, nell’ambito di questi due convegni internazionali si è discusso  di aspetti cruciali per il futuro di Gioia Tauro. I container movimentati nel Mediterraneo mediante transhipment tra il 2006 e il 2015 cresceranno del 50%; le movimentazioni Nord-Sud e viceversa nel Mediterraneo danno un ruolo decisivo al Porto di Gioia se verranno sistemati e attivati i servizi ferroviari. I porti africani per competere rispetto alla qualità del capitale umano che offrono i porti Italiani devono concedere almeno cinque chilometri di banchina profonda gratis e piazzali per almeno quarantamila container. Dalle analisi svolte sull’efficienza dei porti transhipment del mediterraneo, Gioia risulta seconda dopo il porto spagnolo di Algeciras. Il rapporto Svimez sui dati di traffico comparati tra Valencia e Gioia Tauro fa vedere che Gioia scende e Valencia sale e parliamo dello stesso costo della manodopera e stesso terminalista. Ci chiediamo il perché di questa “stasi” del porto di Gioia rispetto alle politiche regionali. Diventa indispensabile dunque,  costruire una piattaforma logistica transnazionale che gestisca la distribuzione di merci nel continente Europeo come se fosse un unico Paese dove Gioia diventa hub e si convoglino tutti i carichi “da,  e per” gli scali periferici.  Quindi, una rete che oltre agli attuali porti di Corigliano e Rossano dovrebbe mettere in rete anche Messina, Catania e Augusta. Si dovrebbe mettere in campo dunque un distripark che è una piattaforma logistica avanzata dove le merci vengono prelevate dai container e attraverso attività logistiche e valore aggiunto quali il confezionamento, l’etichettatura, l’assemblaggio, il controllo di qualità e l’imballaggio, vengono poi preparate per la spedizione adattandole alle richieste del cliente finale e ai requisiti del paese di destinazione. Questo sistema fornisce dunque valore aggiunto alla merce e nello stesso tempo provoca una ricaduta positiva a livello occupazionale per la molteplicità delle competenze necessarie. Non capiamo perché invece di costituire una società per l’interporto di Gioia Tauro che sarebbe a costo zero, la giunta regionale preferisce regalare trenta milioni di euro all’interporto di Bari. Qual sarebbe la ricaduta per Gioia? Né è chiaro il progetto Calabria railway intermodal logistics proposto dal Presidente della Provincia di Reggio Calabria nel dicembre del 2011. Allora, perché non costituire una SPA la cui mission dovrebbe essere quella di realizzare l’interporto di Gioia Tauro a partire dalle infrastrutture esistenti? I soci potrebbero essere: Regione, Autorità portuale e Asi e bandire una gara per la gestione dell’interporto definendo profili dei partecipanti e la società che si aggiudica la gestione dovrebbe pagare un canone alla società pubblica. Perché non si fanno queste cose che non hanno costi per la collettività e producono invece lavoro e ricchezza per il territorio? Lo chiederemo anche nelle sedi istituzionali”. E’ quanto dichiara Enzo Tromba, commissario regionale dell’idv.

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