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COMITATO AMBIENTE: Intervenire al più presto sui decessi per tumori

sollecitando i primi a voler assumere tutte quelle iniziative programmatiche e di controlli al fine di evitare che la questione del degrado ambientale esistente possa aggravare ulteriormente la salute dei cittadini, in considerazione degli aumenti delle malattie tumorali, specialmente nei confronti dei ragazzi e di molti giovani, e l’ultimo ad assumersi le relative responsabilità che gli competono e se necessario trasmettere gli incartamenti alle competenti Procure della Repubblica nella ipotesi in cui vi siano ritardi ed omissioni (e nel caso in specie è palese: non può certamente parlarsi di ritardo la mancata istituzione dei registri tumorali!!).

 

Nella indicata richiesta il Comitato ha evidenziato la situazione ambientale catastrofica del territorio rilevando che i beni primari come la salute e l’ambiente non hanno colore partitico ed appartengono a tutta l’umanità. Il cosiddetto bene collettivo che deve essere difeso da tutti, nessuno escluso. Nel contempo, è stato segnalata la difficile situazione ambientale, in quanto: Rosarno, è interessata dalla presenza di una discarica posta nella zona dello Zimbario, di circa 44 ettari, ove negli ultimi 30 anni si è scaricato di tutto e nessuna bonifica è stata mai eseguita (il piano di caratterizzazione approvato nel 2004 non risulta sia stato finanziato), con possibile pericolo di inquinamento delle falde acquifere e dell’area a seguito di diversi incendi accesi per eliminare i rifiuti; la Piana di Gioia Tauro, è interessata da strutture di rilevante importanza sia sotto l’aspetto della incisività, che del pericolo radicale di inquinamento (termovalorizzatore, centrale elettrica, depuratore), che hanno portato, secondo i dati dell’Asp, ad un raddoppio delle mortalità per neoplasie; la Costa Tirrenica (Gioia Tauro-Nicotera) ha grossi problemi in riferimento ai fattori inquinanti derivanti dai Fiumi Mesima e Petrace, che scaricano a mare di tutto, ed, ancora, dall’azione, incontrollata, del depuratore ove scaricano, tra l’altro, centinaia di autobotti provenienti da tutta Italia e di cui si sconosce il contenuto, oltre, naturalmente, ai normali scarichi fognari. E’ stato,altresì, segnalato che se corrisponde al vero che negli anni 70, ove vi erano movimenti di terra, si è approfittato per scaricare di tutto, la zona potrebbe essere una fotocopia della Campania (terra dei fuochi). E si vuole ricordare che su denuncia dello scrivente, al tempo Presidente dei CEAG di Legambiente, era stato aperto presso Reggio Calabria un procedimento penale riguardante sia le navi affondate che i fusti sotterrati nella Provincia di Reggio Calabria, archiviato a seguito della mancata concessione dei fondi necessari per svolgere le indagini peritali. La copia di tali atti sono state anche richieste, essendo il procedimento archiviato, ma senza alcun esito. Su tali premesse, ha sollecitato la collaborazione delle associazioni, dei cittadini, degli enti, affinchè si rendano soggetti promotori per prevenire il degrado ambientale, salvaguardare la salute e, comunque, per sostenere l’azione della Magistratura, che a volte sembra essere colpita dalla sindrome della sonnolenza. Rilevando, ancora, che sono stati registrati casi di tumore giovanile e tali malattie sembrerebbero aumentate consistentemente. Il Comitato, poi, ha contestato, apertamente, la dichiarazione del Presidente della Commissione Pacenza, in quanto, pur essendo la competenza delle Asp, la parte politica, se esiste, deve oltre che programmare, anche vigilare ed agire in caso di ritardi o omissioni, essendoci un preciso articolo del codice penale (art. 328 c.p.), che punisce chi ritarda o omette atti del proprio ufficio.Nel contempo, è stato chiesto, altresì, alla Procura della Repubblica di verificare anche le condizioni di salute dell’aria, delle falde acquifere, del mare, in relazione, anche, allo scarico del contenuto delle autobotti e dei liquami. Al fine di poter comprovare la reale situazione è stata avanzata espressa richiesta al Responsabile dell’Istat, Dott. Stefano Marchetti, di voler trasmettere tutte le schede istat o, comunque, un resoconto di queste, onde poter accertare le cause dei decessi, a seguito delle malattie pregresse ivi indicate, o qualsiasi altra documentazione che possa consentire la verifica degli aumenti o meno delle malattie tumorali. Il Comitato ha, anche, precisato che le richieste sono state formulate ai sensi della legge n. 241/90, che prevede un termine di giorni 30 per un corretto e dovuto riscontro, con la possibile ipotesi di cui all’articolo 328 c.p., in caso di inquietante e non comprensibile silenzio.

 

Il Presidente

(avv. Giacomo Saccomanno)