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Polistena In attesa di Scopelliti i cittadini pagano i ritardi e i tagli alla sanità pubblica.

E se non fosse una situazione grave, ci sarebbe anche da ironizzare su questo taglio del nastro dato per imminente da settimane e ancora non avvenuto, una sorta di “aspettando Godot”, l’attesa messianica del pennacchio e del trionfalismo. E sì che oltre al reparto ammodernato di ostetricia, il Governatore è chiamato pure a benedire il nuovo centro trasfusionale. Ma intanto, come denunciava un sindacato pochi giorni fa, sempre nello stesso ospedale, l’Asp taglia 12 posti letto in medicina interna e decide lo stop al servizio notturno e festivo del blocco operatorio. A determinare queste modifiche è il vergognoso riordino della rete ospedaliera varato dalla giunta regionale nel 2011, che oltre a prevedere un sottodimensionamento del personale infermieristico, è allarmante in quanto procede alla chiusura o alla riduzione di servizi efficienti e indispensabili. Un elenco cui va certamente inclusa la soppressione dei ricoveri in otorinolaringoiatria messa in atto l’anno scorso. Davvero avvilisce questa sanità pubblica concepita in termini esclusivi di taglio delle spese, per cui a un ampliamento di servizi corrisponde l’eliminazione di altri. Senza badare alle peculiarità territoriali, a quanto vasta sia la richiesta di assistenza sanitaria che, ad esempio, sull’ospedale di Polistena si convoglia. Fino all’assurdo di questi giorni, donne che devono partorire e sono smistate verso le strutture private perché il reparto nuovo non è stato ancora inaugurato e quello provvisorio ha finito i posti.  La tutela di un diritto collettivo “appaltata” alle cliniche e alle migrazioni sanitarie.


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