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Operazione AMMITT contro la ndrangheta tra Toscana e Calabria Cinque arresti tra cui Armando Raso

Mercoledì 11 Settembre 2013 13:20  – All’operazione hanno partecipato anche i Reparti della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, Catanzaro e di Lamezia Terme. I beni sequestrati si trovano a Montecatini, Gioia Tauro e Lamezia Terme.  Al centro dell’operazione ci sarebbero le attività riconducibili al trentanovenne Armando Raso originario di Gioia Tauro, già condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso con l’accusa di essere un appartenente alla ‘ndrina dei Mole.  Insieme ad Armando Raso sono stati arrestati il padre Francesco, il fratello Gioacchino, la moglie Grazia Severino e la cognata Tiziana Amante.

Armando Raso aveva attirato l’attenzione degli inquirenti in due operazioni degli anni 90, entrambe contro la consorteria Piromalli-Mole, l’indagine “Tirreno” e “Porto”, e sulla scorta delle due operazioni nel 2000 Raso era stato raggiunto da una misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per due anni. Armando Raso, peraltro, era cognato di Girolamo Molè, detto Mommo, avendo sposato la sorella della moglie di quest’ultimo, dalla quale poi ha divorziato nel 2002. L’indagine dei finanzieri toscani ha accertato come il reale dominus di una serie di attività imprenditoriali intestate formalmente ai suoi familiari fosse in realtà proprio Armando Raso.

Le indagini patrimoniali hanno permesso di risalire ai flussi economici che, negli anni, hanno portaton Armando Raso ad accumulare e gestire illecitamente un ingente patrimonio costituito da beni immobili, deposti bancari e società operanti nei settori immobiliare (in Toscana e Calabria) e della gestione di due case di cura in Calabria, “Gabbiano” e “Salusmentis”, a Gizzeria Lido e Sellia. L’intero patrimonio immobiliare sequestrato è costituito da 29 immobili. Ben 12 i fabbricati residenziali con relative pertinenze sequestrati in Toscana; 17 i beni immobiliari sequestrati in Calabria. Sottoposti a sequestro anche 10 autoveicoli di cui 3 di grossa cilindrata.

Sono altresì oggetto del provvedimento di sequestro 7 società: la holding capogruppo con le sue 5 società controllate, nonchè il 50% delle quote di una ulteriore società immobiliare di Montecatini Terme ed il 66% delle quote della di una cooperativa recentemente costituita – ed ancora inattiva – creata per gestire in Calabria una nuova struttura alberghiera destinata ad ospitare migranti. “La sinergia operativa tra due procure diverse – ha detto il procuratore aggiunto della DDA di Reggio Calabria, Michele Prestipino Giarritta, incontrando i giornalisti – non è una scelta di cortesia, quella della collaborazione con le altre procure è una scelta necessaria, imposta dal modello di espansione della ‘ndrangheta e dei suoi interessi criminali”.