Il Cammino dello Spirito, 2 Domenica dell’Anno Anno A a cura di Don Silvio Mesiti

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SECONDA DOMENICA DELL’ANNO
Gv.1,29-34
“Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che
toglie il peccato del mondo”

Le pagine del vangelo sulle quali la liturgia ci ha invitato a meditare, dalla festa del NATALE in poi, sono servite a illuminare la nostra fede e la nostra conoscenza ed ESPERIENZA di GESÙ.
Il Vangelo infatti non è rivolto solo alle comunità o agli uomini contemporanei degli evangelisti, ma a tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi in cui vivono ed in qualunque stato anche morale si trovano, ciechi, zoppi, indemoniati, paralitici e lebbrosi.
E questo per il mistero dell’Unione “ipostatica” secondo cui nella persona di Cristo, uomo e Dio, di questa domenica, rimane inscindibile, in eterno, la nostra natura umana.
“In quel tempo”, ci dice il vangelo di questa domenica, dopo la sua nascita a Betlemme, dopo aver vissuto per trent’anni, nel nascondimento a Nazaret, e nel deserto, lo abbiamo visto sulle sponde del fiume Giordano, in fila con i peccatori, per ricevere da Giovanni Battista il battesimo di penitenza.
La sua improvvisa apparizione tra la folla, ha suscitato meraviglia o scandalo, nel cuore, e soprattutto nella mente del precursore, di cui Gesù aveva grande stima e che lo aveva riconosciuto come il vero Messia, atteso dal popolo di Israele e dalle genti.
Di Lui Gesù aveva testimoniato: “egli è un profeta, anzi il più grade dei profeti.”
Questo nuovo episodio, avviene il giorno dopo, cioè dopo aver conosciuto e fatto esperienza diretta del Maestro, quando Giovanni, vedendolo venire verso di lui, dice: “ecco L’AGNELLO di Dio, Colui che toglie, il peccato del mondo”.
L’indicazione diretta alla folla viene rivolta oggi a tutta l’umanità e quindi a ciascuno di noi, prima di accostarci alla comunione Eucaristica, durante la celebrazione di ogni santa messa ripetendo: “beati gli invitati alla cena dell’agnello, ecco L’AGNELLO di Dio, Colui che toglie, il peccato del mondo”.
Egli non si rivela come figlio di Dio, onnipotente, ma come AGNELLO SACRIFICALE “VITTIMA”, che prende su di sé il “nostro peccato”, perché morendo in croce e risorgendo dai morti, col battesimo ci da una vita nuova, restituendoci la dignità di figlio di Dio, distrutta dal peccato originale, come afferma la scrittura:
“Guardate quale grande dono ci ha dato il padre, di essere chiamati figli di DIO e lo siamo realmente”
Gesù non prende su di sé i nostri peccati di carattere morale, ma ci restituisce la dignità che avevamo perso col peccato di Adamo, indicandoci la strada da percorrere, confidando nella misericordia e nell’amore di Dio Padre.
La vera morale quindi è l’imitazione di CRISTO che afferma” io sono la via la verità e la vita”.
Di LUI, come afferma il vangelo, Giovanni Battista afferma con umiltà: “Io non lo conoscevo”, ma proprio Colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua, mi disse: ” colui sul quale vedrai e rimanere e scendere lo SPIRITO, è LUI…. ed io ho visto e testimoniato che questi è il Figlio di DIO “.
LA TESTIMONIANZA QUINDI viene da Dio stesso, presso cui all’inizio dei tempi era presente la stessa essenza e natura divina di Gesù Cristo.
“In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio, il VERBO era DIO”. È Lui che ha fondato la sua chiesa e le cui regole sono solo il suo amore e la carità da cogliere, ieri per poterla donare.

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