Il Cammino dello Spirito, il Battesimo di Gesu’ Anno A a cura di Don Silvio Mesiti

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BATTESIMO DI GESÙ

Mt. 3,13-17

Questi è il figlio mio, l’amato

 

I misteri che abbiamo celebrato nel periodo liturgico del Natale, ormai chiuso, hanno certamente destato meraviglia e gioia per tutta l’umanità.

Ad annunciare la nascita del BAMBINO nella grotta infatti sono stati gli angeli, ed al loro annuncio, sono accorsi i pastori, la povera gente e i maggi i quali, pur meravigliati al vedere Giuseppe e Maria, dignitosi pellegrini, in adorazione di un bambino “avvolto in fasce e deposto nella mangiatoia“, si prostrarono e Lo adorarono.

Si tratta di un avvenimento che mentre ha segnato la salvezza universale, ha messo in crisi gli scribi, i farisei, i re, i potenti e i dominatori della terra.

Di Lui, dopo l’episodio della presentazione al tempio e dello “smarrimento e ritrovamento tra i dottori del tempio “, il vangelo ci dice solamente che andò ad abitare a   Nazareth dove “sottomesso ai suoi genitori, cresceva in età, sapienza e grazia“.

Un tempo certamente appartenente al mistero della salvezza, in cui pur vivendo come un semplice bambino e giovane, come ai nostri giorni, aiutando Suo padre Giuseppe, nel suo lavoro di falegname, era consapevole GESÙ, in questi lunghi anni, del suo essere il messia e della missione che DIO PADRE GLI aveva affidato?

È certo tuttavia, come ci narra il vangelo di questa domenica, che, diventato adulto, ha lasciato la sua famiglia e il suo paese, per iniziare la sua missione, e che “dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni – che Lo conosceva molto bene –  per farsi battezzare da LUI“.

Meravigliato ed in crisi il precursore gli manda i discepoli per assicurarsi: “sei tu che devi venire o dobbiamo aspettarne un altro?

E per questo come afferma Matteo (4,12-17.23-25) “quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato”, forse molto preoccupato della tragedia e dell’ingiustizia, come oggi, in cui viveva il mondo, si ritirò nella Galilea, lasciò Nazareth e con la sua presenza… “il popolo che abitava nelle tenebre, finalmente vide una grande luce … e da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».

Invito che ci è stato rivolto fin dall’inizio dell’avvento, prima che morissero bruciati centinaia di ragazzi per sete di denaro o forse a causa della corruzione di chi avrebbe dovuto evitare le cause di dolore universale, e mentre si perpetuano ancora in tutto il mondo le guerre e le violenze, che ormai non hanno più fine.

Gesù, penso come oggi, percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, oggi le nostre chiese mentre, “conducevano a lui tutti i malati”, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì” perché la sanità era insufficiente o riservata ai ricchi, ai potenti o ai raccomandati dal potere.

Tutto questo perché Giovanni vede, lui, Gesù il Messia, in fila con i peccatori e con i poveri per farsi battezzare.

Scandalizzato nel vedere il figlio di Dio chiedere come un qualunque peccatore, il battesimo, Giovanni esplode: “sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me”.

Come si vede, l’inizio della sua vita pubblica, la sua predicazione e la sua contestazione verso una religiosità che sappia di potere più che di servizio, con la pratica religiosa verso un Dio giudice severo, per Lui invece misericordioso, “lento all’ira e grande nell’amore” conduce Gesù alla morte di croce, che segna realmente la distruzione del peccato e, con la sua resurrezione, dopo tre giorni l’avvento del regno di Dio.

Ma di fronte a questo scandalo, appena battezzato, GESÙ uscì dall’acqua, si aprirono per Lui i cieli, ed egli vide lo spirito di DIO discendere come una colomba e venire sopra di LUI.

Ed ecco una VOCE DAL CIELO che diceva questi è il Figlio mio l’amato, in LUI ho posto il mio compiacimento“. ASCOLTIAMOLO non solo a parole ma con i fatti, le opere e nel nostro rapporto liturgico con Dio e col prossimo.

 

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