Il Cammino dello Spirito, V Domenica di Pasqua Anno A a cura di Don Silvio Mesiti

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QUINTA DOMENICA DI PASQUA

Gv.14,1-12

“Io sono la via, la verità e la vita….non sia turbato il vostro cuore”

Da questa settimana del tempo pasquale, la liturgia ci riporta nel cenacolo, dove il vangelo di Giovanni, dal quattordicesimo fino al diciottesimo capitolo, descrive quanto Gesù, il maestro vive con i suoi apostoli prima della sua passione, della sua morte, e della sua RESURREZIONE.

È un momento solenne, in cui Gesù, il vero unico maestro, lascia anche a noi cristiani, mentre viviamo oggi, e non solo celebriamo, l’Eucaristica, fortemente da Lui voluta “per gli apostoli E PER NOI ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi prima di morire……Fate questo in memoria di me”.

Discorso, ma soprattutto mistero da vivere e non solo da celebrare, facendo memoria dei suoi gesti e soprattutto del suo unico comandamento nuovo: “amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amato voi”.

Di fronte all’annuncio tragico ormai imminente e non solo preannunciato, come nel passato, della sua morte, mentre Giuda era uscito verso le tenebre del TRADIMENTO, non solo degli apostoli rimasti, ma di GESÙ stesso, come dice il vangelo, l’animo rimane profondamente turbato.

Ma mistero della fede! Nell’orto degli Ulivi, l’umanità di Cristo si sente abbandonata anche dalla misericordia e dall’amore del PADRE: “…Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato!”.

Di fronte a queste tragedie che si ripetono tragicamente nella vita individuale di ogni uomo ed oggi, come nel corso della storia non solo civile, ma anche della stessa chiesa, risuona solenne la voce di GESÙ: “non sia turbato il vostro cuore. abbiate fede in Dio ed anche in me”.

Una certezza ed un invito quello di Gesù, fondato non tanto sulle sue parole, quanto piuttosto sulla sua persona, che certamente diviene efficace e reale se non viene, ancora oggi, strumentalizzata con false mediazioni formali e strumentali in quello che ha voluto misticamente inventare quando afferma: “vado a prepararvi un posto”.

Il posto di Dio, nel vecchio testamento, è certamente il tempio materiale, ma ormai distrutto, che per Cristo è la CHIESA non fatta di mura, sia pure preziose, ma della comunità di DIO.

In essa dice Gesù è preparato un posto, che è l’uomo, ogni uomo, che sia ricco o povero, sapiente o ignorante, sano o malato, lebbroso o puro, peccatore o santo, catechista, liturgista, cardinale, vescovo, prete, dicono sacrestano, ma anche colui che con un bicchiere sta seduto sulla soglia delle porte delle nostre chiese a chiedere l’elemosina per poter mangiare.

Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.

“Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse”.

Da quanto tempo frequentiamo la Chiesa?

Parola del Signore

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