Il Cammino dello Spirito, XIII Domenica del Tempo Ordinario Anno A a cura di Don Silvio Mesiti

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TREDICESIMA DOMENICA

Mt.10 37-42

 

Alle folle dei discepoli che lo seguono, ed anche ai suoi apostoli, nel loro cammino verso Gerusalemme, Gesù propone spesso momenti di verifica sul motivo e sulle aspettative della loro scelta.

Molti infatti lo seguivano perché avevano mangiato il pane dei miracoli, o perché sì aspettavano l’avvento di un regno fatto di privilegi e di potere materiali di cui avrebbero potuto godere.

Delusi tuttavia della Sua proposta di seguirlo fino alla morte di croce, sono molti che lo abbandonano, rimanendo a seguirlo fino alla sua crocefissione, solo le donne” e pochissime persone che lo amavano e che credevano veramente in Lui.

Dopo la sua risurrezione, e prima della Sua ascensione, affida ai Pochi discepoli rimasti, ed oggi alla chiesa, di perpetuare la sua stessa missione di battezzare tutti gli uomini nel nome del Padre, di Lui stesso e dello Spirito Santo, e di guarire tutte le loro infermità.

Il motivo, il metodo e i mezzi da usare, che raccomanda, certamente difficili, sono l’imitazione della Sua stessa persona che afferma: “amate i vostri nemici…andate e non portate due tuniche … vi mando come pecore in mezzo ai lupi … (Mt 10,16-23).

Costoro, suoi veri seguaci, diventano una piccola minoranza, pusillus grex”, che crede veramente nell’Amore di Dio come unico mezzo di salvezza per sé stessi e per gli altri.

Lungo il corso dei secoli, fino ai nostri giorni, come i suoi discepoli anche noi, nella Sua stessa chiesa siamo stati tentati a dire ed osservare: “maestro questo messaggio è duro” (Gv 6,60) e quindi ad allontanarci da LUI.

È Una risposta grave non solo teorica, ma concreta, nella prassi o motivazione di chi si allontana da Lui per contaminarsi col potere, forse anche in buona fede, definendosi farisaicamente ancora seguaci di CRISTO, e strumentalizzando il Suo stesso Vangelo. 

L’analisi è quanto mai attuale, motivata, alla luce del vangelo di oggi, che ci propone un attento quanto onesto esame di coscienza, in vista di una autentica conversione personale ma anche istituzionale e comunitaria.

In essa, nel nostro essere chiesa, siamo chiamati “a servire più che ad essere serviti” (Mt 20,28), ad amare più che ad essere amati.

Il persistere di questa situazione col tentativo di soluzioni di comodo, crea un radicale conflitto ormai insanabile, tra il nostro vero Dio misericordioso e quello degli scribi e dei farisei ipocriti ai quali dice il vangelo, non si possono amare e servire due padroni” (Mt 6, 24).

Ed infatti nella sua sequela Cristo non accetta alcun compromesso per l’esercizio di una religiosità che non si accontenti solo di riti, di formalismi o di surrogati, a cui non segua concretamente un autentico impegno di amare i fratelli come Lui ha amato noi fino a dare la sua vita et nos credidimus caritati”.

Non possiamo pretendere di amare Dio, come afferma Giovanni nella sua lettera, se non amiamo il prossimo che ci sta vicino” (Gv 4, 20).

L’invito di GESÙ quindi, che a prima vista ci potrebbe mettere in crisi, serve invece, per saper creare una reale gerarchia di valori da osservare per essere veri uomini di fede, mettendo Dio, unica via verità e vita, al primo posto, per la nostra realizzazione totale … chi ama il padre o la madre o anche il figlio o la figlia più di me, non è degno di me” (Mt 10, 37-42), sull’esempio di GESÙ STESSO che, consapevole del sentimento DI AMORE INFINITO DEL PADRE suo e della missione affidatagli, anche Lui lascia la sua famiglia per iniziare la sua missione affermando di fronte alle folle: ”chi è mio padre e mia madre … ?” … Ogni uomo è mio fratello sorella e madre (Mt 12, 46-50)!.

Ma anche a PIETRO, prima di affidarGli la guida della sua chiesa per tre volte domanda: “Pietro, MI AMI VERAMENTE? MI VUOI BENE?” (Gv 21, 15-17).

                                                           

                                                                                         Don Silvio

 

MEDITIAMO

 

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.

Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.

Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.

Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.

E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”.

 

Parola del Signore.

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