SEDICESIMA DOMENICA
Mt 13,24-30
“Il grano invece, riponetelo nel mio granaio”
“In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo:
«Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania.
Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”.
E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”».
MEDITIAMO
In quel tempo: è il tempo ed il luogo in cui l’umanità sta vivendo momenti di crisi, di ingiustizie e di violenze sociali, politiche e soprattutto religiose.
In questo contesto, GESU’, allontanatosi da Cafarnao, dove era stato perseguitato e calunniato dai farisei e dagli scribi, ed abbandonato da gran parte dei suoi discepoli, si ritira sulla “riva del mare” dove continua la sua catechesi, parlando, come aveva deciso, in parabole, a tutti coloro, “piccolo gregge” che ancora lo seguivano perché “egli parlava con autorità e non come i loro scribi”.
A queste persone semplici, e forse tristi, appartenenti ad una società contadina, Gesù, come ci descrive il Vangelo di Matteo, continua a parlare in parabole, lontano dal “tempio”, e con un linguaggio capace di dare fiducia e speranza, quello di DIO, ispirato alla carità, alla misericordia ed al perdono, senza anatemi o scomuniche e punizioni, a cui le folle assetate di Dio, rispondono con altrettanta disponibilità senza scismi o guerre intestine, tipiche anche nelle strutture giuridiche delle nostre chiese, in cui purtroppo le “manifestazioni” pseudo liturgiche, anche la santa messa, spesso sono solo formali, ma non coinvolgono il cuore e la fede.
I contenuti della catechesi di Gesù e delle sue parabole, sono ispirate esclusivamente alla parola di Dio, di cui anche noi uomini di oggi abbiamo bisogno di vera catechesi, più che di sermoni intellettuali o prediche trionfalistiche,
Delle sette parabole riportate nel tredicesimo capitolo del suo Vangelo, dopo il messaggio della domenica precedente, oggi la liturgia della parola ce ne propone tre ricche di fiducia, speranza e consolazione affermando: “Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo”.
Il regno dei cieli, come afferma il Vangelo è certamente il mondo creato da Dio di cui nella Genesi si afferma sistematicamente, dopo ogni atto creativo: “et vidit Deus quod esset bonum”.
Ma certamente la parabola ci parla della venuta ed opera di Gesù che ci salva e che con i suoi sacramenti ci assiste e ci dà coraggio con la sua grazia.
“….Ma, mentre tutti dormivano, continua il Vangelo, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò”.
Chi dorme è lo stesso uomo creato da Dio come creatura “libera” ed un mondo perfetto, come afferma San Tommaso, mentre la zizzania non è la persona umana che non vuole o non sa usare con saggezza la sua libertà, scegliendo il male. La zizzania, spesso per ignoranza o superficialità opera il male, convinta tragicamente di scegliere il bene, anche quando disprezza il prossimo, o addirittura commette rapine, calunnie, persecuzioni ed omicidi, convinto di fare bene.
Le parabole successive ci mostrano la vera essenza di Dio, fatta di misericordia e di perdono, ma anche di verità e di giustizia.
La zizzania, conclude il Vangelo: “il padrone, al momento della mietitura dirà ai mietitori: Raccogliete, cogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”.
Dio, che è verità e misericordia, farà giustizia ad ognuno di noi secondo le nostre responsabilità.
Infatti: “Deus non irridetur”.
Parola del Signore
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