VENTESINA DOMEMICA
Mt.15,21-28
In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.
MEDITIAMO
Anche oggi il vangelo non è un racconto Cronologico o la narrazione di un episodio fine a sé stesso, ma contiene un messaggio quanto mai attuale, per meglio conoscere Cristo, Uomo-Dio, il vero Dio, “lento all’ira e grande nell’amore (Salmo 103, 8, Salmo 86, 15, Esodo 34, 6)“, incarnato in un mondo lontano da Lui, da salvare e redimere ad ogni costo.
Sono trascorsi 30 anni in cui GESÙ è vissuto nel silenzio a Nazaret e dove “cresceva in sapienza e grazia, sottomesso ai suoi genitori (Lc 2,51-52) “.
Egli, come buon semplice apprendista falegname, aiutava Giuseppe, suo padre, uomo giusto e timorato di Dio, e Maria, sua madre, premurosa e preoccupata per Lui, come tutte le mamme.
È stata ed è la sua, fin dalla nascita e dall’infanzia, fino alla passione ed alla morte, una vita, molto difficile, vissuta insieme a Maria sua madre, a suo padre, ai suoi amici ed a tutta la sua famiglia, che lo avevano visto e lo vedranno vittima dell’arroganza, della gelosia del potere e della cattiveria di un’umanità politica, civile e soprattutto religiosa.
Una prassi religiosa che riteneva di gestire DIO a modo suo, lontano da ogni rapporto con l’umanità, anche la Sua, che veniva emarginata e perseguitata.
Lui, carpentiere povero, consapevole di essere il vero messia, e per questo ritenuto blasfemo, pazzo e pericoloso rivoluzionario, veniva cacciato in malo modo dalla sinagoga che frequentava e dove andava a pregare, rischiando, come dice il vangelo, di essere “gettato giù dal precipizio“.
Erano quelle stesse folle o i fedeli che Lo avevano stimato, strumentalizzate dagli scribi e dai farisei, ritenuti dalla povera gente, unici detentori della verità e nientemeno, del rapporto con l’unico e vero DIO.
Deluso e rattristato da questa situazione e soprattutto dalla tragica notizia della decapitazione dell’amico fraterno Giovanni Battista, lascia Cafarnao e la sua patria e si reca a Tiro e Sidone, lontano dalla sua patria, dove non casualmente, incontra una donna cananea, ed in quanto tale lontana dal popolo di Israelle, come oggi gli uomini lontani dalle nostre comunità cristiane.
Questo brano del vangelo segna una trasformazione radicale, attraverso una catechesi ed una testimonianza rivoluzionaria, di Cristo che parte verso le periferie dove incontra una donna addirittura cananea, che pur lontana dalla sua fede, lo sente vicino come vero uomo a cui chiede misericordia, pietà e la guarigione della figlia, affetta dai mali della tentazione del demonio, che ancora produce odio, cattiverie e violenza.
Questa donna diventa un esempio di fede semplice e di abbandono verso Cristo, ritenuto non Dio ma VERO UOMO, CHE compie il miracolo della guarigione della figlia, per una fede che, come osserva il vangelo, viene a mancare sul mare a Pietro, capo della nostra chiesa, mentre attraversa il mare, pur chiamato ed assistito da GESU’, che, ancora una volta, va in cerca delle folle, nell’altra riva del mare, dopo aver pregato da solo “sulla montagna”, guidando come oggi la Sua Chiesa.
Don Silvio Mesiti
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