Il Cammino dello Spirito, XXVI Domenica del Tempo Ordinario Anno A a cura di Don Silvio Mesiti

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VENTISEIESIMA DOMENICA

Mt.21 28-32

 

“i pubblicani e le prostitute vi passeranno

 avanti nel regno di Dio“

 

          In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».

          E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

 

MEDITIAMO

 

          Il contesto del vangelo di questa domenica è ancora quello della vigna, del suo padrone e prima dei suoi servi, oggi dei suoi figli.

          Nei capitoli precedenti del suo vangelo infatti, Matteo sempre in parabole, ci ha descritto i contenuti della predicazione di Gesù, ed i suoi rapporti coerenti con le persone ritenute dalla legge antica lontane da Dio, quali i lebbrosi, le prostitute, i ladri ed i pubblicani, andando addirittura a mangiare con loro.

          Nel suo cammino, giunto ormai a Gerusalemme entra nel tempio, da cui scaccia addirittura i venditori gridando con autorità “domus mea domus orationis vocabitur” (Mt 21,13) e voi ne avete fatto una spelonca di ladri”, e con coraggio continua la sua predicazione ritenuta blasfema.

          Questo gesto e la sua condotta precedente, oltre a suscitare l’ira degli scribi, dei farisei per la crisi economica provocata, e dei sommi sacerdoti del tempio per la loro forma di religiosità, lo condurrà inesorabilmente alla condanna a morte.

          Per tutto questo e per il suo modo nuovo di concepire il rapporto con Dio, fondato sull’Amore e non sulla legge, la torà, gli scribi ed i sommi sacerdoti decidono ipocritamente di interrogarlo, contestandogli: “da dove viene la tua autorità per fare e dire queste cose?” (Mt 21,23-27).

          GESÙ, senza dare una risposta, rivolge loro la stessa domanda, senza ottenere alcuna spiegazione.

          In questo contesto, dice il Vangelo di oggi, rivolge loro l’invito a riflettere attentamente sulla situazione religiosa sociale e politica che stanno vivendo, paragonandola con la sua predicazione, con la domanda: “che ve ne pare?” (Mt 21,28-32).

          Egli parla ancora in parabole della vigna come il regno di Dio, dove prima i servi ed oggi i due figli, sono mandati prima come servi ed oggi sono affettuosamente invitati a lavorare, non dal padrone ma dal PADRE; ad essi infatti la vigna appartiene, come vera famiglia.

          Essi rappresentano, nel simbolismo, Dio Padre di misericordia, e tutti gli uomini, buoni o meno buoni, giusti e peccatori.

          Due realtà che sono presenti nella società e nella chiesa regno di Dio, ma anche nella vita individuale di ciascuno di noi.

          Si tratta di una chiamata fatta per amore a cui il primo figlio risponde subito si, forse senza comprenderne il senso, senza pensarci, mentre il secondo, dopo avere respinto la chiamata ripensandoci, accetta di collaborare per la realizzazione nuova del progetto del Padre.

         Il sì immediato del primo figlio è dovuto perché non ha capito la novità della nuova dottrina e la rinunzia di una vecchia religiosità tradizionale e formale fatta di preghiere e di riti formali ma staccata dalle opere come dice il vangelo: “questo popolo mi onora con le labbra ma …”(Mt 15, 8), come afferma S. Giacomo: ” la fede senza le opere è morta” (Gc 2,17 – 2,26) “perché mi dite Signore Signore e poi non fate quello che dite?” (Lc 6,46 e Mt 7,21).

          Nei due figli siamo tutti noi chiamati ad una seria conversione, per imitare Cristo il quale “fecit facere et dovere” (Atti 1,1), coniugando la dottrina con l’esercizio diretto delle opere di carità.

          Se questo non avviene, conclude il vangelo, i pubblicani e le prostitute che sono coloro che si sono convertiti dal loro modo di vivere una religiosità solo formale, ma lontana da Dio, “vi passano avanti nel regno di Dio” (Mt.21 28-32).

          Non si tratta quindi di giudizi morali o moralistici, in quanto il vangelo ci parla di una forma di prostituzione col potere la cui tentazione è sempre presente nel nostro cuore mentre pensiamo di essere e vivere da cristiani solo con la facciata esteriore mentre il nostro cuore è le mostre azioni sono lontani dal vero DIO.

Parola del Signore

                                                           don Silvio Mesiti

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