Il gup di Reggio Calabria Karin Catalano ha condannato tutti gli imputati del procedimento con rito abbreviato Lupus in fabula, scaturito dall’omonima inchiesta che nel 2013 ha sventato un omicidio che per l’accusa i tre stavano programmando in chat. Accogliendo le richieste del pm Paolo Sirleo, il giudice ha condannato a 16 anni di carcere Biagio Arena, difeso dai legali Michele Novella e Giancarlo Pittelli, a 12 anni e 4 mesi Rosario Rao, difeso dall’avvocato Guido Contestabile, e ad 11 anni di reclusione Vincenzo Cannatà, assistito dall’avvocato Novella. Stando a quanto emerso dalle indagini, i tre – certi che gli investigatori non fossero in grado di decriptare i codici per “bucare” le chat – utilizzavano gli smartphone per discutere non solo delle armi in dotazione – una mitragliatrice Uzi e una pistola semiautomatica “Glock”, appositamente modificata per esplodere colpi a raffica – ma anche di un omicidio, sventato dagli investigatori del Ros con l’arresto dei tre. Ansa
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