Conclusa la fase diocesana della causa di Beatificazione di Mons. Cognata

Sabato 1° ottobre, presso il Santuario di Nostra Signora di Fatima in San Vittorino Romano, si è conclusa la fase diocesana della Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio Mons. Giuseppe Cognata (1885-1972), Fondatore delle Salesiane Oblate del Sacro Cuore (SOSC).
Dopo la celebrazione eucaristica in onore di Santa Teresa di Gesù Bambino – nella quale è stata sottolineata la perdurante attualità delle figure della Santa Patrona delle Missioni e del Servo di Dio salesiano – Mons. Mauro Parmeggiani, Vescovo di Tivoli e di Palestrina, ha presieduto l’ultima sessione dell’Inchiesta diocesana della causa di Mons. Cognata. Don Pierluigi Cameroni, Postulatore Generale delle Cause dei Santi della Famiglia Salesiana, ha presentato il lavoro svolto dal 12 dicembre 2020, giorno dell’apertura della fase diocesana, dal Tribunale diocesano, dai Censori teologi e dalla Commissione storica: sono stati presentati i faldoni con oltre 4.000 pagine di testimonianze e di documenti.
Mons. Parmeggiani ha sottolineato come “per tutta la nostra Chiesa è una gioia da condividere quella di un vescovo affezionato al nostro territorio e che fin d’ora possiamo pregare affinché interceda per le nostre necessità presso Dio. Parliamo di un uomo, un consacrato, un vescovo, un fondatore toccato dall’amore misericordioso del Padre e che ha testimoniato con tutta la sua vita l’affidamento alla volontà del suo Signore e l’obbedienza eroica alla Chiesa”.
Ha quindi condiviso alcuni passaggi della commemorazione fatta, nel 1972, da Mons. Antonio Mistrorigo, vescovo di Treviso, amico e strenuo difensore di Mons. Cognata: “La sua vita resta un libro di eccezionale valore e interesse. Se lo sappiamo leggere con intelletto d’amore, non possiamo non sentirci stimolati a diventare più buoni. In ogni pagina troviamo riflessa una angolatura della sua umanità e, soprattutto, della sua spiritualità: mente illuminata ed aperta, gentilezza straordinaria, fine sensibilità alle esigenze dei tempi, uomo di Dio, maestro di vita interiore, padre saggio ed amabile, impareggiabile direttore di spirito, devoto di Maria Ausiliatrice, Imitatore di Don Bosco; troviamo specialmente in lui il martire del silenzio. Qui, a mio avviso, sta il punto vertice della grandezza spirituale di Mons. Cognata. Silenzio sopra una croce sanguinante; silenzio per più di vent’anni; sorriso pur nella prova del fuoco; fiducia incrollabile in quel Dio che, dopo la tempesta, sa consolare in ogni nostra tribolazione”.
Madre Graziella Benghini, Superiora Generale delle SOSC, ha portato il suo saluto facendo memoria di tante persone che nel tempo si sono impegnate a provare e dimostrare l’innocenza di Mons. Cognata e a promuoverne la causa di Beatificazione tra cui: i Rettor Maggiori salesiani, don Luigi Castano, Anna Vultaggio, Madre Bice Carini, don Achille Tricca, il dott. Giuseppe Viola.
Oltre alla presenza di numerose SOSC, tra cui Madre Carmelina Mosca, per 24 anni Madre Generale, era ben rappresentata la Famiglia Salesiana, con la presenza di Don Pascual Chávez, Rettor Maggiore Emerito, suor Lesley Sandigo, FMA, Consigliera Generale per la Famiglia Salesiana, Antonio Boccia, Coordinatore mondiale dei Salesiani cooperatori, Maria Carmen Castillon, Presidente Confederale delle Exallieve delle FMA; numerosi anche i laici e i consacrati presenti, tra cui gli Oblati di Maria Vergine e le Suore Oblate di Maria Vergine di Fatima. Nel pomeriggio è stato proiettato il film documentario dedicato alla vita di Mons. Cognata e pregato il Rosario all’inizio del mese di ottobre.
Se con la chiusura dell’Inchiesta diocesana l’epicentro della Causa si sposta dalla Diocesi di Tivoli a Roma, questo non significa però che Mons. Cognata “lasci” Tivoli: “auspico che i luoghi che custodiscono la sua memoria diventino meta dove avvicinare a lui tante persone che ancora non lo conoscono; dove assumere quel dinamismo di preghiera e di offerta che egli ancora oggi insegna a ciascuno di noi; luoghi di grazia per conoscerlo e farlo conoscere, amarlo e farlo amare, camminare sul suo esempio e sentirlo e saperlo vicino come fratello, padre e amico sincero” ha affermato Mons. Mauro Parmeggiani nel suo intervento.