di Vincenzo Granata, ex consigliere comunale di Cosenza.
La recente deliberazione del Consiglio Comunale n. 6 del 24 febbraio 2026, con cui sono state aggiornate le tariffe del canone unico patrimoniale, impone una riflessione seria e responsabile su un tema che riguarda non solo gli operatori economici, ma l’intera comunità cittadina. Parlo dei fruttivendoli, delle piccole attività ortofrutticole e delle pescherie che ogni giorno, con sacrificio e dignità, animano le strade di Cosenza. Quei banchi espositivi su suolo pubblico non sono un abuso da tollerare, ma una tradizione commerciale da tutelare, nel rispetto delle regole. È giusto che l’occupazione di suolo pubblico sia regolamentata ed è altrettanto corretto che venga corrisposto un canone. Ma ciò che non può essere accettato è un approccio esclusivamente fiscale, che rischia di non tenere conto delle difficoltà reali che queste categorie stanno affrontando. Negli ultimi anni i costi sono aumentati in modo significativo: energia, trasporti, approvvigionamenti. In questo contesto, un aggravio delle tariffe rischia di mettere in ginocchio tante piccole attività, già provate da una concorrenza sempre più aggressiva da parte della grande distribuzione. Difendere i fruttivendoli non significa chiedere privilegi, ma riconoscere il loro ruolo economico e sociale. Sono presìdi di prossimità, punti di riferimento per anziani e famiglie, elementi di sicurezza e vivibilità urbana. Senza di loro, interi quartieri rischiano di diventare più poveri, meno vivi, meno umani. Per questo motivo rivolgo un appello all’amministrazione comunale: si apra subito un tavolo di confronto con le associazioni di categoria, per valutare correttivi alle tariffe e introdurre criteri di maggiore equità. Servono misure che tengano conto delle dimensioni delle attività, della loro storicità e della funzione sociale che svolgono. Regole sì, ma giuste. Controlli sì, ma accompagnati da buon senso. Non possiamo permettere che, nel nome del rigore, si finisca per penalizzare chi ogni giorno contribuisce a tenere viva la nostra città. Cosenza ha bisogno dei suoi fruttivendoli. E oggi più che mai è il momento di dimostrarlo con scelte concrete e lungimiranti.
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