C’è un’Italia che non si arrende, che continua a credere nel valore del lavoro e nella forza delle persone. È l’Italia che ogni anno si ritrova al Galà delle Eccellenze Italiane, ideato e diretto dal calabrese Piero Muscari, che quest’anno – nella splendida cornice della Terrazza degli Aranci del tre stelle Michelin Heinz Beck, presso il Rome Cavalieri Waldorf Astoria Hotel – ha celebrato la sua nona edizione.
Una serata intensa, elegante, capace di unire storie e visioni, emozione e responsabilità. Sette protagonisti hanno raccontato l’Italia che costruisce. Tra loro Domenico Mamone, presidente dell’Unsic, Unione nazionale sindacale imprenditori e coltivatori, premiato da Giovanni e Marisol Cestari in rappresentanza del Gruppo Cestari, realtà impegnata in progetti di cooperazione e sviluppo in Italia e in Africa.
Mamone ha portato sul palco un racconto umano e appassionato, sulle note de La canzone popolare di Ivano Fossati. “Parla di gente vera, di chi non ha avuto scorciatoie” – ha spiegato. “Ci rappresenta in pieno. Fossati racconta la vita autentica, quella che si consuma nella quotidianità del lavoro. È la canzone perfetta per descrivere la nostra storia”.
Con la calma e la determinazione di chi ha costruito il proprio percorso passo dopo passo, Mamone ha ricordato le sue origini calabresi: “Da ragazzo volevo fare il cardiochirurgo, ma la vita mi ha portato dove serviva. Invece di operare cuori, ho provato a far funzionare un sistema. Forse, in fondo, qualcosa di quella vocazione è rimasto”. Nel 2000 ha fondato l’Unsic con un’idea semplice e rivoluzionaria: riportare il sindacato tra la gente. “Un’organizzazione di rappresentanza non può vivere solo di ideologia – ha detto. “Deve saper offrire soluzioni. Oggi le persone non si avvicinano per senso di appartenenza, ma perché hanno un problema. E se riesci a risolverlo, allora nasce la fiducia”.
Oggi l’Unsic è una rete viva che attraversa l’Italia e guarda al mondo, con 19 sedi regionali, 92 provinciali, oltre 2.100 Caf e 800 patronati, di cui 16 all’estero. “Il nostro patronato è il quarto d’Italia, il Caf tra i primi dieci. Ma più dei numeri contano i volti. Dietro ogni pratica, ogni firma, ogni incontro c’è una persona che chiede fiducia. E la fiducia si costruisce solo con la presenza, non con i moduli”.
Nel 2023, con l’ingresso nel Cnel, Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro – l’Unsic ha raggiunto una tappa simbolica del suo cammino. “Non è un traguardo personale – ha aggiunto – ma la possibilità di portare la voce dei territori dentro le istituzioni. È il riconoscimento di un lavoro fatto in silenzio, non di slogan”.
Sul grande schermo, la frase scelta da Piero Muscari per accompagnare la consegna della scultura in vetro opera del maestro Silvio Vigliaturo ha restituito la cifra più profonda del suo percorso:
“Non ho mai cercato visibilità. Ho costruito ponti, aperto strade, dando forma a un’associazione che ascolta prima di parlare. Oggi Unsic è una rete che cresce in Italia e nel mondo, ma il cuore resta lo stesso: mettere al centro le persone, senza mai dimenticare da dove siamo partiti”.
“Ci sono uomini che costruiscono senza rumore”, ha concluso Piero Muscari dal palco. “E quando guardi indietro, ti accorgi che i ponti che attraversi ogni giorno li hanno progettati loro. Uno di questi è Domenico Mamone”.
Un’edizione intensa e corale, questa del 2025, che ha intrecciato impresa, cultura e umanità, restituendo al pubblico l’immagine di un’Italia che trasforma il lavoro in comunità e la comunità in eredità.
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