Economia del mare, Filomena Greco (Casa Riformista – Italia Viva): «La Calabria deve scommettere sulla Blue Economy. Il mare è un’infrastruttura economica strategica, ma serve politica industriale»

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«La nautica da diporto e la cantieristica italiana hanno raggiunto nel 2024 un fatturato record di 8,6 miliardi di euro, con un export che supera i 4,5 miliardi. In questa mappa del Made in Italy d’eccellenza, il Mezzogiorno e la Calabria possono e devono recitare un ruolo da protagonisti, e rendere il mare da risorsa puramente balneare a infrastruttura industriale strategica». Lo dichiara Filomena Greco, consigliera regionale della Calabria di Casa Riformista – Italia Viva, annunciando la presentazione di una mozione per lo sviluppo della filiera nautica e dell’economia del mare.

 

L’iniziativa punta a inserire la regione nelle grandi direttrici della Blue Economy internazionale, sostenendo un tessuto locale che conta già circa 140 imprese tra cantieri e indotto, con un fatturato stimato oltre i 65 milioni di euro. «Il Sud non può continuare a vivere di solo turismo stagionale – spiega Greco – perché con oltre ottocento chilometri di costa e due mari, la Calabria possiede le carte in regola per diventare un vero hub industriale dello sviluppo costiero e della transizione ecologica marina. Il nostro obiettivo politico è industriale e sociale al tempo stesso: vogliamo creare occupazione stabile e qualificata per trattenere le migliori competenze sul territorio e invertire la rotta del drammatico spopolamento che colpisce le giovani generazioni, sia delle aree interne, sia costiere».

 

La consigliera sottolinea come le eccellenze artigiane e industriali calabresi competano da anni sui mercati internazionali partecipando a proprie spese a vetrine mondiali come il Salone Nautico di Genova, Cannes o Düsseldorf. «L’aumento globale dei costi logistici e di trasporto rischia però di soffocare le nostre piccole e medie imprese. Per questo motivo – prosegue Greco – chiediamo alla Regione di adottare un modello già consolidato in altri territori italiani, accompagnando gli imprenditori con un piano straordinario di marketing territoriale, la creazione di uno stand istituzionale unico e l’attivazione di contributi diretti tramite bandi pubblici per abbattere le spese di trasferta».

 

«Non cerchiamo assistenzialismo – conclude la consigliera Greco – ma una strategia globale di internazionalizzazione che, in collaborazione con ICE ed ENIT, attivi programmi strutturati di incoming per portare buyer, armatori e investitori stranieri direttamente nei nostri porti e nei nostri cantieri. La sfida del Made in Italy si vince solo mettendo a sistema la formazione e la produzione, istituendo un Tavolo permanente che colleghi subito le nostre Università e gli ITS Academy alle necessità tecnologiche delle aziende».

 

 

 

 

 

 

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