Mentre Reggio Calabria si avvicina ad una fase importante per il futuro amministrativo dei quartieri cittadini, torna al centro dell’attenzione il tema dell’erosione costiera che da anni interessa la fascia sud della città, in particolare le zone di Pellaro e Bocale.
Tra le voci che in queste settimane stanno portando l’attenzione sulle problematiche del territorio c’è anche quella di Mariateresa Saviano, professionista reggina impegnata da anni tra enti pubblici, realtà istituzionali e tessuto sociale della zona sud. Laureata con il massimo dei voti, Saviano ha maturato esperienze professionali negli studi commerciali, collaborando con enti come il Comune di Montebello Jonico, il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e la Soprintendenza ai Beni Culturali, fino a ricoprire incarichi nell’ambito della revisione contabile.
Da sempre vicina alle associazioni e alle dinamiche territoriali della fascia sud, Saviano ha voluto richiamare l’attenzione su una problematica che continua a preoccupare residenti e attività della zona.
“Ci sono luoghi che non hanno bisogno soltanto di essere raccontati durante le emergenze o nei periodi estivi. Pellaro e Bocale rappresentano una parte viva della nostra città, fatta di persone che ogni giorno resistono, lavorano, crescono figli e cercano di difendere il proprio territorio anche nel silenzio generale. L’erosione costiera non è un problema lontano o astratto: è qualcosa che i cittadini vedono avanzare sotto i propri occhi”, afferma Saviano.
Parole che riflettono una conoscenza diretta delle problematiche vissute dalle periferie cittadine, in una fase in cui il confronto sul futuro dei quartieri torna centrale anche nel dibattito pubblico e amministrativo.
“Le periferie non chiedono compassione, chiedono presenza. Chiedono attenzione concreta, ascolto e la possibilità di sentirsi parte attiva della città. Quando un territorio viene lasciato indietro, il rischio più grande non è solo quello ambientale, ma anche quello sociale: si perde fiducia, si perde appartenenza, si perde la speranza che qualcosa possa davvero cambiare”.
Una riflessione che guarda non soltanto all’emergenza del momento, ma anche alla necessità di costruire un rapporto più stabile tra istituzioni e territori spesso percepiti come marginali.
“Difendere il territorio significa imparare a prendersene cura ogni giorno, senza aspettare che i problemi diventino irreparabili. Serve la collaborazione di tutti: istituzioni, cittadini, associazioni e realtà locali. Anche le periferie dimenticate possono tornare ad essere protagoniste, ma soltanto se si ricomincia a guardarle come parte essenziale della città e non come luoghi da ricordare solo quando c’è un’emergenza”, conclude Saviano.
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