C’è chi sogna di immergersi nelle acque del Golfo di Sant’Eufemia e chi, con fatica e coraggio, prepara le strutture per accogliere i visitatori. Ma la doccia fredda è arrivata prima del primo tuffo: la scoperta di scarichi abusivi e acque inquinate a pochi passi dalla battigia ci riporta bruscamente alla realtà. Davvero possiamo ancora credere che “una rondine faccia primavera”? O peggio, possiamo permetterci il lusso di sperare che la natura, da sola, possa curare le ferite e i veleni che l’uomo continua a sversare nel mare?
La risposta è un “no” categorico. La natura non ha il dono dell’auto-rigenerazione istantanea di fronte all’incuria umana, e il mare non può essere considerato una pattumiera infinita che nasconde i nostri errori sotto il tappeto blu delle onde.
Ciò che lascia attoniti è l’atteggiamento dell’attuale amministrazione comunale. Invece di una mobilitazione generale, ci troviamo di fronte a un’inerzia che preoccupa. Ci chiediamo: quale task force è stata realmente messa in campo per evitare che, tra pochi mesi, il nostro litorale si trovi a sventolare la “bandiera nera” dell’inquinamento invece di quella dell’eccellenza?
Mentre a Lamezia si rincorrono le emergenze e si risponde con interventi tardivi a sequestri e denunce, basta guardare poco lontano per vedere realtà che si muovono diversamente. Ci sono comuni che hanno iniziato a “preparare l’estate” in autunno, monitorando ogni singolo metro di condotta fognaria, sigillando gli scarichi abusivi con tolleranza zero e investendo in sistemi di depurazione all’avanguardia. Lì, la stagione turistica non è una scommessa con la fortuna, ma il risultato di una strategia.
A Lamezia, invece, si ha la sensazione di navigare a vista. Non si può pretendere che gli imprenditori del settore turistico facciano miracoli se le istituzioni non garantiscono il bene primario: un mare pulito. L’inerzia di oggi è il fallimento di domani. Se non si agisce ora sui collettori, se non si avvia una sorveglianza capillare sui canali e non si sanziona chi avvelena il nostro golfo, la stagione 2026 sarà ricordata come l’ennesima occasione persa.
Non servono promesse elettorali o rassicurazioni di facciata. Serve che l’amministrazione si svegli dal torpore e dimostri, con i fatti e non con i comunicati, di avere a cuore il futuro di questa città. Il mare è la nostra risorsa più grande; continuare a ignorarne lo stato di salute significa condannare Lamezia a un isolamento turistico che non merita.
Maria Felicia Tropea
IDM Terra dei due Mari .
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