Il Presidente Strangis ha ribadito la persistente necessità di un concreto potenziamento delle piante organiche degli uffici giudiziari del Distretto e di strumenti efficaci per garantire una maggiore stabilità dei magistrati, al fine di contrastare l’elevato turn-over che continua a incidere negativamente sulla rapidità ed efficacia della risposta di giustizia. A ciò si affianca l’urgenza di un adeguato riconoscimento del lavoro svolto dal personale amministrativo e della stabilizzazione dei lavoratori precari, temi sui quali – ha sottolineato – non sono giunti finora impegni concreti da parte del Ministero.
Nonostante tali carenze, il Presidente ha evidenziato il forte impegno dei magistrati italiani nel raggiungimento degli obiettivi del PNRR, affrontando al contempo le sfide poste dalla digitalizzazione e dall’intelligenza artificiale. In questo ambito è stato richiesto un maggiore sostegno istituzionale, sia in termini di strumenti affidabili e formazione adeguata, sia sotto il profilo della sicurezza e della riservatezza dei dati trattati.
Nel suo intervento, Strangis ha inoltre richiamato l’attenzione sull’emergenza carceraria, definita ormai inaccettabile: il sovraffollamento degli istituti penitenziari e il crescente numero di suicidi tra i detenuti rappresentano una ferita aperta che interpella la coscienza collettiva e impone un’assunzione di responsabilità da parte di tutte le Istituzioni della Repubblica.
Forte preoccupazione è stata espressa anche per i significativi tagli al comparto giustizia previsti dall’ultima legge di bilancio, che rischiano di vanificare ogni prospettiva di miglioramento strutturale di un settore già segnato da profonde criticità. In tale contesto, il Presidente ha criticato la riforma Nordio, ritenuta incapace di affrontare i problemi reali della giustizia e, al contrario, foriera di un incremento della spesa pubblica e di un arretramento degli standard democratici.
Particolarmente netta la posizione sull’abolizione delle libere elezioni del CSM e sull’introduzione del sorteggio, definita una scelta che recide il legame di responsabilità tra eletti ed elettori, indebolendo la tutela dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura nel delicato equilibrio tra i poteri dello Stato. Una riforma che, secondo Strangis, favorisce una visione gerarchica e carrieristica della magistratura e introduce il rischio di una giustizia “a doppia anima”, forte con i deboli e debole con i forti.
In conclusione, il Presidente dell’ANM di Catanzaro ha ribadito il sostegno convinto al NO al prossimo referendum, in difesa della Costituzione, dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, quali presìdi irrinunciabili di uguaglianza e giustizia. Un impegno, ha concluso, da portare avanti “con coscienza e responsabilità, senza speranza e senza paura, nell’unico interesse che davvero conta: la Giustizia”.
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