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Intelligence, Robert Gorelick (ex CIA) al Master dell’Università della Calabria: “L’intelligence è creatività e immaginazione. Purtroppo a ogni inevitabile fallimento si è risposto aumentando la burocrazia”.

a Central Agency in Italia dal 2003 al 2008, ha tenuto una lezione dal titolo “L’intelligence statunitense dalle origini a Biden” nel corso del Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri.
Robert Gorelick ha iniziato la sua lezione ripercorrendo la storia dell’intelligence che è strettamente legata alla nascita ed allo sviluppo degli Stati Uniti.
Già durante la Guerra Civile americana Gorelick ha ricordato che il ruolo dell’intelligence è stato determinante. Entrambe le parti della guerra civile riescono a utilizzare l’intelligence dei segnali, come l’intercettazione di telegrammi. George Washington recluta agenti segreti come Allan Pinkerton e George Sharp, riuscendo a creare un servizio di intelligence molto efficace per il Nord. Ulysses Grant, il comandante dell’esercito degli Stati Confederati del Sud si affidano prevalentemente agli specialisti delle fonti aperte.
Gorelick ricorda poi come l’entrata degli Stati Uniti nella Prima Guerra Mondiale nel 1917 sia stata determinata da un’operazione di spionaggio. Infatti, venne intercettato dai britannici il telegramma che il ministro degli esteri tedesco Arthur Zimmermann aveva inviato all’ambasciatore tedesco in Messico, per spingere il Governo messicano a formare un’alleanza contro gli Stati Uniti.
“Un ruolo molto importante nella storia dell’intelligence americana – continua Gorelick – fu assunto tra le due guerre dall’FBI diretta da Edgard Hoover, soprattutto dopo il crollo di Wall Street e nel periodo del proibizionismo. E’ in tale periodo che il Presidente degli Stati Uniti, Franklin Delano Roosevelt, si rende perfettamente conto dell’importanza dell’intelligence non solo per la funzione militare ma anche per quella strategica.
Il 7 dicembre 1941 è una data che cambia i destini del mondo. “L’attacco dei giapponesi a Pearl Harbor – ribadisce Gorelick- è un fallimento dell’intelligence americana. Le notizie arrivano ma i servizi segreti non furono in grado di interpretarle e di averne una visione unitaria.
All’inizio della Seconda Guerra Mondiale vengono allestiti i servizi segreti americani che si trovarono in gran parte dipendenti dall’intelligence britannica, come ricorda Sherman Kent.
Durante il conflitto Rooavelt crea l’OSS, ponendo le premesse della moderna intelligence statunitense.
“Nel 1947 – ricorda ancora Gorelick – il Presidente Truman con il “ National Security Act” crea il Consiglio di Sicurezza Nazionale che coordina tutta la politica estera del Paese e la CIA, che coordina tutte le agenzie di intelligence riferendosi esclusivamente al Presidente.
Gorelick si sofferma, poi, sull’ importante ruolo svolto dalla CIA nel corso della storia americana. “Durante la Guerra Fredda- ricorda – la CIA è in grado non solo di utilizzare le sue spie ma anche di inviare nello spazio i primi satelliti per raccogliere informazioni. Ma questi sono anche gli anni in cui la CIA compie azioni clandestine e per tale motivo viene molto contestata da parte dell’opinione pubblica americana che l’accusa, tra l’altro, di fare una politica estera indipendente e di non riferire né al Congresso né al Presidente. Dopo lo scandalo del Watergate che portò alle dimissioni del Presidente repubblicano Richard Nixon, la funzione della CIA non venne molto considerata dal Presidente Jimmy Carter, che non credeva molto nell’utilità dei servizi segreti”.

“La svolta nella storia dell’intelligence- afferma Gorelick- avviene nel 1981 con la Presidenza di Ronald Reagan, che ai grandi successi dell’intelligence somma anche scandali rilevanti.
Il 1985 è l’ annus horribilis poiché vengono scoperti molti casi di spionaggio di cittadini americani all’interno di CIA, Marina, NSA, FBI e Ambasciata americana a Mosca.
Nel 1985 venne avviata l’operazione che poi sfociò in uno scandalo per il Governo è per la CIA: il caso Iran-Contras.
“Gli anni di Presidenza di George Bush senior – dichiara Gorelick- sono decisivi. Infatti, la CIA ritorna ad avere un ruolo centrale e la sua azione è determinante e fondamentale sia nella prima Guerra del Golfo sia durante la guerra di Jugoslavia.
Nel 2001, con l’attacco terroristico alle Torri Gemelle, l’intelligence americana attraversa un’altra grande crisi. Ancora una volta, infatti, non è stata in grado di svolgere un’analisi unitaria delle informazioni raccolte dai vari Servizi per fornire una risposta tempestiva ed adeguata”.

Nel 2004 si ha l’Intelligence Reform che determina cambiamenti profondi, con la creazione del Director of National Security a capo della National Security Agency che svolge il coordinamento amministrativo e organizzativo delle diciassette agenzie di intelligence.

Gorelick si è poi soffermato sui due modelli di intelligence che è possibile proporre agli Stati:
un modello unitario con una sola agenzia che si occupa di questioni interne ed estere, nonché di tutte le materie ed un modello binario con più agenzie di intelligence. Ed ha precisato che: “mentre il modello unitario è in genere quello dei totalitarismi e delle dittature, come per esempio il Kgb e la Gestapo; il modello binario è utilizzato invece dai regimi democratici. Non è un caso che gli Stati Uniti hanno il modello della community intelligence, che raggruppa tutte le agenzie.
Nella dialettica tra coordinamento e centralizzazione dovrebbe sempre prevalere il coordinamento”

“L’ intelligence- ha concluso Gorelick- è creatività ed immaginazione. Però a ogni inevitabile fallimento dell’intelligence aumenta la burocrazia e diminuisce la creatività e l’immaginazione. Sebbene i fallimenti dell’intelligence siano ciclici non bisogna mai dimenticare che l’intelligence è essenziale nella vita degli Stati e per la sicurezza delle persone”.