La sanità calabrese tra diritto negato e responsabilità diffuse

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C’è un dato che colpisce più di tanti discorsi. In Svizzera, stante a quanto pubblicato nei giorni scorsi su “il Fatto Quotidiano”, un ragazzo italiano coinvolto nella notte tra il 31 dicembre e il primo gennaio scorso nell’incendio che ha interessato la discoteca “Le Constellation” a Crans – Montana, in Svizzera, è stato invitato a pagare 67 mila franchi svizzeri per essere stato ricoverato per circa 15 ore nel reparto di terapia intensiva. Un costo enorme, che racconta cosa accade quando la sanità diventa un mercato e la salute assume un prezzo.

L’Italia ha fatto una scelta diversa, costruendo un sistema sanitario pubblico fondato sull’universalità delle cure. Ma quella scelta, oggi, appare sempre più fragile. E in Calabria questa fragilità si trasforma, troppo spesso, in negazione del diritto alla salute.

Nella nostra regione curarsi è diventato, per molti, un percorso a ostacoli. Non è raro che i cittadini siano costretti a spostarsi verso altre regioni per ricevere prestazioni adeguate. La cosiddetta mobilità sanitaria passiva costa alla Calabria circa 300 milioni di euro l’anno. Una cifra enorme, che fotografa una realtà difficile da negare: il sistema sanitario regionale non riesce a rispondere in modo efficace ai bisogni dei cittadini.

Ma il problema non è solo economico. È sociale, civile, umano. Dietro quei numeri ci sono persone costrette a viaggiare, famiglie che affrontano spese e disagi, cittadini che rinunciano alle cure perché non hanno le possibilità per farlo. Si crea così una frattura profonda tra chi può permettersi di curarsi e chi no.

Di fronte a questo scenario, sarebbe troppo semplice individuare un solo responsabile. La verità è più complessa e, per questo, più scomoda. Le responsabilità sono diffuse e attraversano l’intero sistema politico. Negli ultimi vent’anni, sia i governi di destra sia quelli di centrosinistra non sono riusciti a invertire la rotta.

La sanità calabrese è stata troppo spesso condizionata da logiche estranee all’interesse pubblico: baronie, clientelismo, appartenenze. Dinamiche che hanno indebolito le strutture, frenato il merito e allontanato i cittadini dalle istituzioni.
Cosenza, 27 aprile 2026

Massimiliano Ianni Segretario Generale Cgil Cosenza
Alessandro Iuliano Segretario Generale Fp Cgil Cosenza

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