LE MENZOGNE CONTINUE SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA E SUL REFERENDUM

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I cittadini calabresi devono andare a votare per evitare che il sistema continui a mietere vittime di malagiustizia.

Sulla riforma della giustizia e sul referendum stiamo assistendo ad una serie di evidenti menzogne per sostenere delle posizioni che in un paese civile e democratico sarebbero indifendibili. Dopo l’alto monito del Presidente della Repubblica al Consiglio Superiore della Magistratura, si spererebbe che, finalmente, il problema fosse affrontato con serietà e con un dialogo sereno e costruttivo. Tante belle parole ed apprezzamenti per l’intervento di Mattarella, ma subito dopo si è continuato ad affermare circostanze non vere per cercare di ottenere un consenso farlocco. I cittadini non sono adeguatamente ed oggettivamente informati e, quindi, non sono nelle condizioni di poter esprimere un voto sereno e motivato. Sono oltre quarant’anni che si parla di riforma della giustizia, ma mai si è riusciti a definire dei provvedimenti che potessero, in qualche modo, portare ad un miglioramento di un sistema che non funziona e che distrugge spesso e volentieri la vita dei cittadini, delle famiglie e delle imprese. La giustizia in Italia è un disastro e, ancora una volta, invece di pensare a trovare delle soluzioni si realizza quel muro contro muro che ha sempre impedito di poter assumere delle norme concrete ed utili. Da una parte la politica che cerca, con tutte le difficoltà esistenti, di trovare soluzioni adeguate, dall’altra una parte della magistratura che difende, in modo incomprensibile, un sistema che ha portato alla distruzione delle garanzie democratiche ed alla possibilità di avere un minimo e buon funzionamento del sistema. Ma, andiamo al dunque. Il sistema giustizia non funziona e su questo c’è poco da dire: processi lunghissimi, grossolani errori nei procedimenti, interpretazioni abnormi di norme e fatti, violazioni dei diritti di difesa, arresti forzati, gogna mediatica per le persone, provvedimenti spesso contra legem, nessuno strumento concreto per avere una difesa immediata. E, poi, dopo tanti anni, assoluzioni o prescrizione! Nel frattempo, però, il cittadino, la famiglia e le aziende sono state distrutte, con un pesantissimo danno sia per questi che per l’economia e l’occupazione. Tanto è vero che molte imprese estere non vengono in Italia proprio per il cattivo funzionamento del sistema e per non esserci una adeguata giustizia. Anche l’Europa ci ha imposto di andare avanti con le riforme in quanto l’Italia risulta uno dei paesi che ha le maggiori criticità, con una posizione in fondo alle classifiche, unitamente a nazioni che non hanno nulla di democratico. Di fronte a questa situazione, che nessuno può negare, non è comprensibile la difesa strenua della magistratura ad un sistema al collasso e che non fornisce alcuna garanzia. Basti pensare alla Calabria ove gli indennizzi per illegittime detenzioni hanno superato nel tempo decine e decine di milioni di euro. Con la riforma si tenta di arginare tale incredibile e gravissima situazione, ma una parte della magistratura ha alzato un muro, impedendo al paese di innovare e cercare soluzioni possibili. Invece di tentare un dialogo e collaborare per una condivisa assunzione di responsabilità, questa fazione ha, invece, messo in atto condotte che non sono, sicuramente, adeguate, non essendo loro un partito. E, allora, torniamo alla questione. Da anni è emerso che le più importanti nomine per la direzione degli uffici giudiziari, sono indirizzate e decise dalle “correnti” che impongono i propri associati ed amici. Il merito è un’altra cosa! Così come il controllo sulle condotte è inesistente. I giudici sono l’unica categoria che non pagano mai! Quindi, con la riforma si è pensato, tra l’altro, per evitare anche i condizionamenti, esistenti, dei PM sui giudici che devono decidere, di separare le carriere, per come sancito dalla Costituzione (e qui le prime menzogne), in modo tale che si possa rafforzare la vera autonomia e l’indipendenza dei giudicanti. E per evitare che le determinazioni avvengono attraverso le “correnti” la riforma ha stabilito che i componenti del CSM dei PM vengano sorteggiati. In tal modo si supera il sistema “correntizio” e si taglia il controllo dell’organo da parte di coloro che hanno gestito finora tutte le nomine degli uffici direttivi, andando verso delle scelte libere e meritocratiche. Ebbene, non si comprende come si possa affermare, che viene a ledersi l’autonomia ed indipendenza della magistratura e che si tenta di assoggettare questa al potere politico! Affermazioni queste non vere e che inducono in errore i cittadini. Sicuramente l’attuale riforma non è la panacea della giustizia, ma si sta tentando, senza alcuna collaborazione dei magistrati ed anzi con una azione di palese ed incomprensibile ostruzionismo, di raddrizzare un sistema che ha finora condizionato negativamente l’intero sistema, che, in altri settori, sarebbe stato, anche, un possibile reato. Ed allora, dinnanzi a tale situazione, che non può essere smentita per la sua oggettività, ripetesi, non è comprensibile il comportamento volto a intralciare i cambiamenti di una parte dei magistrati. Né questi hanno mai indicato un piano alternativo, limitandosi a cercare di bloccare le possibili riforme per non cambiare nulla e continuare a “manomettere” la correttezza delle nomine e delle condotte. Chiunque abbia avuto a che fare con il sistema giustizia si è reso conto delle operate ingiustizie e sulla impossibilità di avere un processo equo, celere e giusto. Bloccare o boicottare il referendum vuol dire lasciare le cose come stanno e, quindi, continuare a far condizionare le nomine degli uffici direttivi a chi appartiene a questa o a quella corrente, indipendentemente dal merito e dalla valenza e professionalità della persona. Se gli italiani vogliono lasciare la giustizia in questa situazione di evidente disastro vadano a votare no, se, invece, cercano un possibile miglioramento del sistema giustizia, delle nomine corrette e meritocratiche, l’autonomia effettiva dei giudicanti e una vera indipendenza, allora vadano a sostenere il referendum per avere una maggiore garanzia e funzionalità della attuale decotta giustizia.

Giacomo Francesco Saccomanno – avvocato e presidente del Centro Studi “Giustizia&Giusta”.

[10:02, 19/02/2026] Buttice’ Gen. Alessandro Aise: Dopo l’alto monito del Presidente della Repubblica, ieri, al Consiglio Superiore della Magistratura, che spero tutti abbiano capito e rispettino, meritano essere ricordati altri interventi sui limiti correntizi dell’organo di autogoverno della magistratura.

Oltre che l’art. 54, 2 comma, della Costituzione, che si applica agli appartenenti a tutte le istituzioni e poteri dello Stato (legislativo, esecutivo e giudiziario) e deve prevalere anche sulla libera manifestazione del pensiero:

 

“I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.”

 

Nella palese carenza, da molte parti, di DISCIPLINA ed ONORE: est modus in rebus & intelligenti pauca

[12:29, 19/02/2026] Buttice’ Gen. Alessandro Aise: Un bella lezione sulla separazione delle carriere del Col. Cc Salvino Paternò.

 

Chi vuole davvero comprendere, legga.

 

Una demenziale propaganda bipartisan impesta il Referendum sulla Giustizia… anzi sulla magistratura.

Nel disperato ed arduo tentativo di interloquire sui contenuti inizierò ad analizzare la SEPARAZIONE DELLE CARRIERE.

 

Lo farò per chi ne avrà tempo e voglia… già sapendo che verrò più volte interrotto…

 

Iniziamo col dire che la Riforma mira a separare la figura del Pubblico Ministero (colui che formula l’accusa), da quella del Giudice (colui che valuta se quell’accusa è fondata o meno).

 

«Non serve! E’ inutile!», mi stoppano subito i meno informati, «la SEPARAZIONE ESISTE GIÀ!».

 

Ma non è così.

Esiste la separazione delle FUNZIONI non delle CARRIERE!

 

E’ vero che oggi, dopo la riforma Cartabia, chi fa il Pubblico Ministero può passare a fare il Giudice solo una volta, e viceversa.

Ma non è questo il problema!

 

Il vero problema sono le carriere, e cioè le promozioni, i trasferimenti, le assegnazioni degli incarichi, i procedimenti disciplinari.

Provvedimenti che vengono decisi da un unico CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) composto sia da PM che da Giudici.

Sono quindi anche i PM che, in quella sede, decidono le sorti dei Giudici.

 

A questo punto, mi spiegate come può essere “terzo ed imparziale” un Giudice la cui carriera è affidata a collegi di cui fanno parte i PM?

 

Proprio per evitare tale assurdità, ci si prefigge di creare due CSM differenti: uno per i PM, l’altro per i Giudici.

In tal modo i Giudici avranno il loro organo di autogoverno e saranno del tutto indipendenti dai PM.

 

I due CSM saranno entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica e nulla intaccherà l’autonomia e l’indipendenza della Magistratura, le cui prerogative rimarranno invariate.

 

«E’ un falso problema!”», mi interrompono nuovamente, «LE TANTE ASSOLUZIONI DEI GIUDICI DIMOSTRANO CHE NON C’E’ CONTIGUITA’ CON I PM».

 

Ma questa è un’argomentazione ingannevole in quanto salta un passaggio.

Le due figure, quella del PM e del Giudice, non compaiono solo nel processo finale, ma anche nel corso delle indagini.

 

Se, per esempio, il PM vuole intercettare un indagato deve chiedere il decreto al Giudice delle Indagini Preliminari (GIP).

Se vuole che l’indagato sia arrestato deve inoltrargli una richiesta di ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Se i termini delle indagini sono scaduti e vuole continuarle, deve proporgli una proroga.

A conclusione delle indagini chiederà al Giudice dell’Udienza Preliminare di processarlo.

 

Ebbene, un Giudice imparziale non dovrebbe avallare ciecamente qualsiasi richiesta del PM, bensì vagliare obiettivamente le fonti di prova raccolte, comprese quelle individuate nel corso delle indagini difensive, e prendere le sue decisioni.

 

Ma è veramente così?

 

Per rispondere alla domanda basta analizzare i dati rilevati dall’Unione Camere Penali dai quali si rileva che i GIP accolgono le richieste di intercettazione telefoniche richieste dai PM nel 94% dei casi.

Accolgono le richieste di proroga delle intercettazioni richieste dai PM nel 99% dei casi.

Malgrado i tempi delle indagini preliminari scadono, accolgono le richieste dei PM di prorogarle nel 85% dei casi.

I GUP (Giudici delle indagini preliminari) accolgono le richieste di rinvio a giudizio dei PM nel 90% dei casi!

 

Per cui è vero che moltissime volte, quando finalmente si arriva al processo, l’imputato viene assolto (spesso in appello, se non in Cassazione).

Ma non significa che questa è la prova che tra Giudice e PM non c’è contiguità.

Significa che, se non ci fosse stata, quei casi a processo non ci sarebbero neanche arrivati!

 

«Eh sì… e allora la Santanchè?»

 

…oddio, qui si si va nel patologico.

Ed ecco infatti che mi sciorinano l’elenco dei politici indagati o condannati, sostenendo che i criminali sarebbero agevolati dalla Riforma.

Ma, di grazia, quale agevolazione avrebbe un imputato o un indagato dalla separazione delle carriere?

Se l’impianto accusatorio è consistente non dovrebbe cambiare niente.

…o no?

A meno che, chi sostiene tale teoria bislacca pensi che per ottenere un’ordinanza di custodia cautelare, un rinvio a giudizio, una condanna, sia indispensabile l’affinità, se non la complicità, tra inquirenti e giudicanti!

 

È questa la loro idea di giustizia?

 

E poi alla fine arrivano quelli che:

«Non mi interessa! Mai con GIOGGIA, Nordio & CO!»

 

E con questi è inutile sprecare parole.

Qui non esiste antidoto di pensiero.

Tali tristi figure rifiutano la separazione delle carriere per avversità al Governo che l’ha proposta.

Sono prigionieri dell’ideologia.

 

Del tutto incapaci di comprendere che le persone intellettualmente indipendenti sposano le idee… non chi le sostiene.

 

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