LETTERA APERTA AI DEPUTATI E AI SENATORI DEL MEZZOGIORNO

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La presente è rivolta a tutti i Deputati e Senatori eletti nelle regioni del Mezzogiorno, indipendentemente
dall’appartenenza politica.
Onorevoli Deputati e Senatori,
Vi scrivo come Consigliera regionale della Calabria, ma soprattutto come rappresentante di una terra che
conosce ogni giorno il peso delle disuguaglianze territoriali, delle opportunità negate e dei diritti non sempre
garantiti nella stessa misura a tutti i cittadini italiani.
Nelle prossime settimane sarete chiamati ad esprimervi sulle pre-intese sottoscritte dal Governo con Liguria,
Lombardia, Piemonte e Veneto nell’ambito del procedimento di attuazione dell’autonomia differenziata.
Si tratta di una scelta che va ben oltre il confronto tra maggioranza e opposizione. È una scelta che riguarda
il futuro della sanità, dell’istruzione, della protezione civile, delle infrastrutture, delle opportunità di sviluppo
e, in definitiva, dell’uguaglianza sostanziale tra i cittadini italiani.
Per questa ragione mi rivolgo a ciascuno di Voi, indipendentemente dall’appartenenza politica, chiedendo di
votare contro le pre-intese oggi all’esame del Parlamento.
Non Vi chiedo di difendere una parte politica. Vi chiedo di difendere un principio costituzionale
fondamentale: quello secondo cui i diritti dei cittadini devono essere garantiti in modo uniforme sull’intero
territorio nazionale.
Le pre-intese oggi in discussione si innestano su procedimenti avviati già nel 2017 e ripresi solo di recente,
in un contesto storico, economico, sociale e costituzionale profondamente mutato. In questi anni il Paese ha
attraversato una pandemia, una crisi energetica, profondi cambiamenti economici e sociali e ha visto
intervenire la Corte Costituzionale con la sentenza n. 192 del 2024, che ha richiamato limiti, condizioni e
garanzie precise per l’attuazione dell’autonomia differenziata.

È dunque legittimo domandarsi se sia opportuno assumere decisioni destinate a incidere in modo
permanente sull’assetto della Repubblica senza una complessiva rivalutazione delle richieste formulate quasi
dieci anni fa.
È altrettanto legittimo interrogarsi sul contenuto delle pre-intese.
Dalla documentazione pubblicata dal Dipartimento per gli Affari Regionali emerge una struttura e un
insieme di contenuti largamente sovrapponibili tra le quattro Regioni interessate. Ciò pone una domanda alla
quale, ad oggi, non è stata fornita una risposta convincente: quali specifiche peculiarità territoriali
giustificano l’attribuzione di ulteriori competenze proprio a queste Regioni? Se l’autonomia differenziata
deve rispondere a esigenze particolari dei singoli territori, tali esigenze dovrebbero essere chiaramente
individuate, motivate e dimostrate.
Altrettanto rilevante è la questione della trasparenza. Una riforma destinata a incidere sull’assetto dei diritti e
sulla distribuzione delle risorse pubbliche dovrebbe essere accompagnata dal massimo livello di
informazione e confronto istituzionale. Per questo desta preoccupazione quanto avvenuto durante l’esame
parlamentare delle pre-intese, dove è stata impedita l’audizione dei Ministri competenti sulle materie
direttamente coinvolte, nonostante le richieste avanzate dalle opposizioni.
Sanità, protezione civile, professioni e previdenza complementare riguardano aspetti essenziali della vita dei
cittadini. Sottrarre tali questioni a un confronto pieno e trasparente non contribuisce a dissipare i dubbi che
questa riforma inevitabilmente solleva.
Ma il punto più importante riguarda le condizioni reali in cui si trovano oggi le Regioni del Mezzogiorno. In
Calabria, come in molte altre regioni del Sud, migliaia di cittadini continuano a spostarsi verso altre aree del
Paese per ottenere prestazioni sanitarie che dovrebbero essere garantite ovunque con gli stessi standard.
Molti giovani lasciano ogni anno la propria terra per studiare, lavorare o costruire altrove il proprio futuro.
Interi territori continuano a soffrire ritardi infrastrutturali, carenze nei servizi pubblici essenziali e minori
opportunità di sviluppo. Questa non è una lettura ideologica. È una realtà che amministratori, sindaci,
consiglieri regionali e parlamentari del Mezzogiorno conoscono bene.
Per questo motivo ritengo che il problema dell’Italia non sia un eccesso di uguaglianza tra i territori.
Il problema è che l’uguaglianza sostanziale prevista dall’articolo 3 della Costituzione non è stata ancora
pienamente realizzata. Prima di trasferire ulteriori competenze, dovremmo garantire ovunque Livelli
Essenziali delle Prestazioni realmente uniformi. Prima di differenziare ulteriormente funzioni e poteri,
dovremmo assicurarci che i meccanismi di perequazione siano effettivamente in grado di ridurre i divari
territoriali.

Prima di procedere lungo questa strada, dovremmo essere certi che nessun cittadino possa trovarsi in una
posizione di svantaggio a causa della Regione in cui vive.
Particolare attenzione merita inoltre la materia della protezione civile. Le emergenze sismiche,
idrogeologiche e climatiche che interessano vaste aree del Paese richiedono una visione nazionale e
strumenti fondati sulla solidarietà tra territori. La sicurezza dei cittadini non può diventare un diritto
differenziato.
Rimane infine una domanda semplice, ma decisiva. Se le competenze richieste da Liguria, Lombardia,
Piemonte e Veneto sono realmente destinate a migliorare l’efficienza amministrativa e la qualità dei servizi,
perché tali benefici dovrebbero essere riconosciuti soltanto a quattro Regioni?
Se una riforma è utile per i cittadini italiani, dovrebbe poter migliorare la condizione di tutti. Se invece
produce vantaggi limitati ad alcuni territori, è doveroso interrogarsi sulla sua coerenza con i principi di
uguaglianza e solidarietà che costituiscono il fondamento della nostra Repubblica.
Onorevoli Parlamentari,
il voto che sarete chiamati ad esprimere non rappresenta una semplice formalità procedurale. È una scelta
destinata a produrre effetti profondi e duraturi sul futuro del Paese. Nei prossimi mesi ciascuno di Voi sarà
chiamato ad assumere una decisione che resterà agli atti e che verrà ricordata ben oltre le dinamiche
contingenti della politica.
In una stagione nella quale il dibattito pubblico è spesso dominato dalle appartenenze e dagli equilibri
politici, Vi chiedo di esercitare fino in fondo la responsabilità che deriva dal mandato ricevuto dai cittadini
delle regioni meridionali. Vi chiedo di mettere al primo posto gli interessi delle comunità che rappresentate,
perché le scelte che riguardano i diritti, i servizi essenziali e le opportunità di sviluppo dei territori non
possono essere valutate esclusivamente alla luce delle convenienze politiche del momento.
Tra qualche anno i cittadini non ricorderanno le dinamiche interne ai partiti, ma ricorderanno chi ha difeso il
loro diritto ad avere le stesse opportunità e gli stessi servizi garantiti in ogni parte d’Italia.
Vi chiedo di compiere questa scelta guardando ai territori che rappresentate, alle comunità che Vi hanno
eletto e alla responsabilità che deriva dal mandato ricevuto. Vi chiedo di difendere il principio che i diritti
fondamentali non possono dipendere dal luogo in cui una persona nasce o risiede.
Consiglio Regionale della Calabria

Vi chiedo di votare contro le pre-intese e di sostenere un percorso di riforma che abbia come priorità la
piena attuazione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni, il rafforzamento dei meccanismi perequativi e la
garanzia uniforme dei diritti fondamentali su tutto il territorio nazionale.
L’unità della Repubblica non si difende con le dichiarazioni di principio. Si difende garantendo a tutti i
cittadini italiani gli stessi diritti, le stesse opportunità e la stessa dignità.
Consigliera regionale della Calabria

 

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