PER ACRI NON TATTICISMI MA PARTECIPAZIONE, CAMBIAMENTO E PROGRAMMI SERI

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Le dimissioni e il successivo rimpasto di giunta che hanno scosso la maggioranza che governa Acri
confermano una sensazione ormai diffusa: il dibattito politico sembra sempre più concentrato sugli assetti
di potere, sulle alleanze e sulle prospettive elettorali, mentre i problemi reali della comunità continuano a
rimanere sullo sfondo.
Non spetta a noi entrare nelle dinamiche interne di una maggioranza attraversata da evidenti
contraddizioni. Colpisce però che anche il confronto pubblico di questi giorni ruoti quasi esclusivamente
attorno a ingressi, uscite ed equilibri consiliari, mentre manca una discussione seria sulle priorità della
città.
Da troppo tempo la politica locale sembra consumarsi nelle trattative tra gruppi dirigenti e nelle
mediazioni tra notabili, anziché aprirsi al confronto con la cittadinanza, le associazioni, il mondo del
lavoro, dell’agricoltura, della scuola e del volontariato.
Eppure Acri avrebbe bisogno di ben altro.
Avrebbe bisogno di un confronto pubblico sul futuro del territorio, della difesa dell’ambiente e del
paesaggio, del contrasto all’eolico selvaggio e alle logiche speculative che minacciano il patrimonio
naturale della nostra comunità. Avrebbe bisogno di una battaglia per il rafforzamento della sanità
pubblica, per servizi territoriali efficienti, per infrastrutture e servizi idrici finalmente adeguati e
ripubblicizzati, per investimenti nei trasporti, nel sostegno all’agricoltura locale, nelle aree interne e nelle
opportunità per i giovani.
Ma avrebbe bisogno anche di rimettere al centro la giustizia sociale: il diritto al lavoro, alla salute,
all’istruzione, la lotta alle disuguaglianze, la difesa dei beni comuni, l’accoglienza e l’inclusione, una
cultura della pace, dell’antifascismo e dell’antimafia sociale.
Questi dovrebbero essere i temi centrali dell’agenda politica, non la continua ricerca di nuove
maggioranze trasversali o di accordi costruiti sulla base delle convenienze del momento, che finiscono per
rendere sempre più indistinguibili i confini politici e sempre meno riconoscibili i progetti.
Chi si è presentato come alternativa progressista dovrebbe interrogarsi sul perché una parte crescente
della cittadinanza percepisca oggi questa esperienza amministrativa come priva di una chiara identità
politica, sorretta nel tempo da equilibri trasversali più che da un progetto coerente.
In queste ore c’è già chi guarda alle elezioni del 2027 parlando di nuovi schieramenti, alleanze e
candidature. È un errore già visto: partire dagli assetti e rinviare i contenuti.
Per Rifondazione Comunista il percorso deve essere l’esatto contrario. Prima vengono il confronto con la
cittadinanza, la partecipazione democratica, il coinvolgimento delle realtà sociali, dei lavoratori, dei
giovani, delle associazioni e dei movimenti. Prima viene un programma costruito collettivamente; solo
dopo si possono discutere gli strumenti politici più adatti a realizzarlo.

L’unità non è un valore in sé se serve soltanto a costruire coalizioni elettorali. Ha senso solo quando nasce
attorno a una visione condivisa di società, fondata sulla difesa del lavoro, della sanità e della scuola
pubblica, dei beni comuni, dell’ambiente, della pace e dei diritti sociali e civili.
Per Rifondazione Comunista la sinistra non è un’etichetta né una semplice alleanza elettorale. È
partecipazione, conflitto sociale, rappresentanza degli interessi popolari, difesa dei beni comuni e lotta
alle disuguaglianze.
Acri ha bisogno di tornare a discutere del proprio futuro, non di vivere in una campagna elettorale
permanente.
Gianmaria Milicchio – Segretario provinciale Rifondazione Comunista
Angelo Viteritti – Rifondazione Comunista Acri

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