Riceviamo e pubblichiamo. Granata(Legalità Democratica).ASP Cosenza, la sanità delle nomine: quando il merito resta fuori dal regolamento

Shares

La delibera n. 858 del 22 giugno 2026 con cui l’ASP di Cosenza approva il nuovo regolamento per il conferimento degli incarichi dirigenziali viene presentata come una riforma destinata a modernizzare l’organizzazione aziendale, valorizzare le competenze e accompagnare le trasformazioni del sistema sanitario imposte dal PNRR.
Dietro la retorica dell’efficienza, tuttavia, emerge un dato politico-amministrativo difficilmente contestabile: il nuovo regolamento rafforza in modo significativo il potere decisionale del vertice aziendale e lascia ampi margini di discrezionalità nelle nomine.
La meritocrazia senza graduatorie
Il regolamento richiama continuamente competenze, professionalità, risultati e valutazioni. Parole condivisibili. Ma quando si passa dai principi alle regole concrete, qualcosa non torna.
Non vengono previsti punteggi oggettivi.
Non vengono previste graduatorie.
Non vengono previste commissioni indipendenti.
Non vengono definiti criteri quantitativi che consentano di comprendere con precisione perché un candidato venga preferito ad un altro.
In sostanza, il sistema afferma di voler selezionare i migliori ma rinuncia agli strumenti che normalmente servono a dimostrare chi sia davvero il migliore.
La discrezionalità elevata a sistema
La figura che esce rafforzata da ogni articolo del regolamento è quella del Direttore Generale.
Le proposte arrivano dai Dipartimenti, dalle Strutture Complesse o dai Direttori di riferimento. Ma la decisione finale resta concentrata al vertice.
Ancora più significativa è la disciplina dei Direttori di Dipartimento, definiti di fatto come incarichi fiduciari. In assenza di graduatorie, punteggi o procedure competitive strutturate, la fiducia rischia di diventare il criterio dominante.
Formalmente tutto legittimo.
Politicamente e amministrativamente molto discutibile.
Perché più cresce la discrezionalità e più diminuisce la verificabilità delle scelte.
La rotazione evocata come slogan
Nella delibera si parla espressamente della necessità di garantire una “fisiologica rotazione” degli incarichi di vertice.
È uno dei pilastri della motivazione politica dell’atto.
Ma leggendo il regolamento la rotazione si trasforma improvvisamente in un criterio facoltativo, applicabile soltanto “ove possibile”.
Nessun limite ai rinnovi.
Nessun obbligo di alternanza.
Nessun meccanismo che favorisca concretamente l’avvicendamento.
La sensazione è che la rotazione venga utilizzata come argomento giustificativo della riforma senza tradursi in una reale regola organizzativa.
Il rischio della fedeltà più che del merito
Un regolamento moderno dovrebbe ridurre gli spazi di arbitrarietà.
Qui avviene il contrario.
Le procedure esistono, ma restano prive di quegli elementi di oggettività che consentono a tutti di verificare il percorso decisionale.
Quando la scelta finale dipende prevalentemente da valutazioni discrezionali, il rischio è che il merito venga percepito come subordinato ad altri fattori: vicinanza organizzativa, rapporti fiduciari, appartenenze interne o equilibri di potere.
Anche quando le decisioni fossero perfettamente corrette, l’assenza di strumenti trasparenti di comparazione rischia di generare inevitabili sospetti.
Una riforma che accentra e non apre
Il nuovo regolamento viene presentato come una risposta alle sfide della sanità del futuro.
Ma il messaggio che emerge dalla sua lettura è diverso.
Non è la costruzione di un sistema più aperto, più competitivo e più meritocratico.
È la costruzione di un sistema più centralizzato.
Un sistema nel quale il vertice aziendale dispone di strumenti ancora più incisivi per orientare le nomine e nel quale i dirigenti aspiranti agli incarichi continuano a dipendere in larga misura dal giudizio discrezionale di chi governa l’azienda.
Per questo la vera prova non sarà la delibera approvata il 22 giugno.
La vera prova saranno le prossime nomine.
Perché solo allora si capirà se il nuovo regolamento sarà utilizzato per valorizzare le migliori professionalità o per consolidare gli equilibri esistenti dietro il paravento di una procedura formalmente corretta.
Il Presidente dell’Associazione Legalità Democratica
Avv. Maximiliano Granata

 

Check Also

FenealUil Calabria: A 23 anni non si può morire lavorando: è il momento delle responsabilità

«La tragica morte del giovane operaio di appena 23 anni, deceduto durante un intervento di …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Non puoi copiare il contenuto di questa pagina