Riceviamo e pubblichiamo. Granata(Legalità Democratica): Occhiuto predica il merito, ma governa con le nomine: la grande ipocrisia calabrese

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Da anni il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, parla di merito. Lo fa attraverso il cosiddetto “reddito di merito”, presentato come il simbolo di una Calabria che premia il talento, sostiene i migliori e investe sulle eccellenze. Belle parole. Condivisibili. Persino necessarie. Peccato che la vera misura del merito non sia una borsa di studio destinata agli studenti. La vera misura del merito è capire come vengono scelti coloro che amministrano il potere, gestiscono risorse pubbliche, dirigono enti, aziende partecipate e strutture strategiche della Regione. Ed è proprio qui che il racconto si incrina. Perché mentre ai giovani calabresi si chiede di dimostrare eccellenza, curriculum e risultati, nelle nomine pubbliche il principio del merito sembra spesso diventare improvvisamente elastico. Molto elastico. La Calabria continua a produrre professionisti che occupano ruoli di primo piano nelle università, nelle imprese, nella sanità e nelle istituzioni italiane ed europee. Donne e uomini che hanno costruito carriere solide, riconosciute e competitive. Eppure, troppo spesso, queste competenze vengono ignorate o considerate meno interessanti di figure chiamate da fuori e presentate come grandi innovatori senza che i loro risultati siano sempre così evidenti. Si è consolidata una cultura politica pericolosa: quella secondo cui ciò che arriva da fuori sarebbe automaticamente migliore di ciò che nasce e cresce in Calabria. Un provincialismo mascherato da modernità. Un complesso di inferiorità elevato a metodo di selezione. Così accade che professionisti calabresi apprezzati a Milano, Roma, Bologna o all’estero vengano considerati ordinari nella loro terra, mentre curriculum che altrove passerebbero quasi inosservati vengano accolti qui come certificati di eccellenza. È il paradosso calabrese. La Regione finanzia il merito, ma spesso non lo pratica. Lo celebra nei convegni, nei comunicati stampa e nelle campagne istituzionali, ma quando arriva il momento delle scelte che contano davvero, il merito sembra lasciare spazio ad altri criteri. E allora la domanda è inevitabile: il reddito di merito è una visione politica o una semplice operazione di immagine? Perché se il merito è davvero un valore, deve valere innanzitutto per chi riceve incarichi pubblici. Deve essere verificabile, trasparente e misurabile. Deve prevalere sulle appartenenze, sulle convenienze e sulle relazioni. Altrimenti il messaggio che arriva ai giovani è devastante: studiate, impegnatevi, eccellete, ma sappiate che il merito è importante solo quando riguarda voi, non necessariamente quando riguarda chi governa o chi viene nominato dal potere. È questa la contraddizione che la politica calabrese continua a non voler affrontare. E finché non lo farà, il risultato resterà sempre lo stesso: i migliori continueranno a partire, mentre la Calabria continuerà a raccontarsi come la terra del merito senza avere il coraggio di praticarlo davvero. Perché il problema della Calabria non è la mancanza di talenti. Il problema è che troppo spesso il talento dà fastidio. Fa domande. Pretende risultati. Non accetta obbedienze. E per questo, in molti casi, risulta meno conveniente della mediocrità.

 

Presidente

Associazione Legalità Democratica

Avv. Maximiliano Granata

 

 

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