Se c’è davvero un problema nelle scuole, a vario titolo, questo va ricercato nella tendenza dei Dirigenti
Scolastici ad imporre una idea repressiva nella gestione degli eventi.
È quanto accaduto al Liceo Classico di Catanzaro in occasione della manifestazione degli studenti
organizzata sul tema del “No Meloni Day”.
Manifestazione che si è svolta contemporaneamente in oltre 60 città italiane e che ha visto la partecipazione
di migliaia e migliaia di studenti. Al Liceo Classico di Catanzaro, da quanto emerso dal racconto degli
studenti, invece le cose sono andate diversamente.
Infatti, la Dirigente scolastica ha adottato una mano pesante nei confronti degli studenti che rivendicavano il
sacrosanto diritto di manifestare contro i tagli inflitti alla scuola dal governo Meloni, e non solo. Gli stessi
studenti sono stati anche minacciati dalla Dirigente di sanzioni disciplinari.
Un atto che dimostra una idea di scuola sempre più repressiva e improntata alla obbedienza.
Gli studenti, e a ragione, sono stanchi di sentir dire che non ci sono i soldi per l’istruzione, mentre
vagonate di euro vengono destinati per l’acquisto di armi, e non per il loro futuro.
L’atteggiamento messo in atto dalla Dirigente del Liceo Classico rappresenta una vergogna sia sul piano
culturale che educativo. Intimidire chi protesta è un atto assolutamente inqualificabile. Comprendiamo
come il recupero della piazza e del dissenso faccia paura, ma soprattutto il risveglio delle coscienze critiche
e del dibattito dentro e fuori le scuole.
Ma se ne facciano una ragione, nonostante tutte le operazioni autoritarie e repressive, la Scuola è e rimarrà
presidio di democrazia e partecipazione, confronto e crescita, nella dialettica e nelle lotte degli studenti.
La Dirigente Scolastica ha il dovere di spiegare al mondo della scuola e alla collettività tutta del perché
abbia assunto un atteggiamento dispotico e indotta a inibire una manifestazione dai contorni più che pacifici.
Ribadiamo ancora una volta qualora ce ne fosse bisogno che la scuola è una comunità educante e che quindi
viene sfregiata ogni qualvolta, qualcuno tenta di limitarne il ruolo sociale e ridurne gli ambiti di discussione.
Troviamo oltre modo inaccettabile che a fare le spese di tali atteggiamenti siano gli studenti, la parte più
sensibile, spesso ignorata, che cerca, faticosamente, una sua dimensione culturale e sociale all’interno di una
società che spesso volta loro le spalle.
USB SCUOLA CALABRIA
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