Riceviamo e pubblichiamo. Reggio Calabria, Piazza De Nava: l’ennesimo passo verso la cancellazione delle identità

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Quello che è accaduto con l’inaugurazione della cosiddetta Fontana Ferma in Piazza De
Nava non può essere liquidato come una semplice scelta estetica discutibile, perché in realtà
si inserisce in un processo più ampio e ormai riconoscibile, che tende a sostituire le identità
storiche dei luoghi con un’idea sempre più astratta e globalizzata di cultura, la quale, proprio
perché pretende di essere neutra e universale, finisce spesso per non appartenere più a
nessuno.
Piazza De Nava, che non a caso porta il nome dell’onorevole Giuseppe De Nava, figura
legata alla storia politica e civile della città, e che si colloca nel rapporto diretto con il Museo
Archeologico Nazionale, quindi con la Magna Grecia e con uno dei patrimoni più identitari
del Mediterraneo, non è uno spazio qualsiasi, né una superficie disponibile a interventi slegati
dalla sua stratificazione storica, ma un luogo che avrebbe richiesto, anche solo per rispetto
minimo della sua funzione simbolica, una continuità con il progetto urbano originario che
negli anni Trenta fu impostato da Marcello Piacentini, secondo una visione della piazza
come spazio ordinato, monumentale e profondamente connesso alla rappresentazione della
città.
E invece, in una dinamica che ormai si ripete con una certa frequenza, si interviene non
rafforzando questa identità ma, al contrario, svuotandola, attraverso installazioni che, pur
richiamando elementi del Mediterraneo come le anfore e i vasi bronzei, (ma anche
“bumbuli”) finiscono per perdere proprio ciò che quei simboli dovrebbero rappresentare, cioè
il legame vivo con l’acqua, con il movimento, con la funzione originaria del luogo.
Una fontana senza acqua, infatti, non è soltanto una scelta formale ma diventa quasi una
dichiarazione culturale implicita, che racconta un tempo nel quale si conserva la forma dei
simboli ma se ne elimina la sostanza, in cui si evoca il passato senza però viverlo, e in cui si
tende a privilegiare una lettura sempre più concettuale dell’arte pubblica, spesso distante
dalla sensibilità comune.
In questo quadro, e senza voler ridurre la questione a una polemica di schieramento, colpisce,
comunque, una contraddizione politica evidente, perché l’attuale governo di centrodestra, che
nei suoi programmi e nelle sue dichiarazioni richiama con forza la difesa dell’identità
nazionale, delle tradizioni e della cultura italiana, si trova poi, nei fatti, a dover gestire o
comunque a non riuscire a invertire processi culturali che vanno spesso in una direzione
diversa, cioè quella dell’omologazione simbolica e della progressiva neutralizzazione dei
riferimenti identitari nei luoghi pubblici.
Dispiace, in questo contesto, vedere il nostro neo sindaco costretto a “scoprire il lenzuolo” su
un’opera che, verosimilmente, da amministratore radicato sul territorio e consapevole della
sensibilità della propria comunità, difficilmente avrebbe impostato in questi termini, ma che
evidentemente rientra in dinamiche decisionali più ampie, nelle quali il livello locale si trova
spesso a gestire ciò che viene elaborato altrove.
Noi non accettiamo questa deriva, non accettiamo che la modernità venga usata come alibi
per cancellare ciò che siamo, né che le piazze storiche delle nostre città diventino spazi
neutri, intercambiabili, privi di radici, perché una cultura che perde il legame con i propri
luoghi finisce inevitabilmente per perdere anche il legame con il proprio popolo.
Difendere Piazza De Nava significa allora, oggi più che mai, tracciare una linea di confine tra
chi considera la cultura come un processo di radicamento e continuità storica e chi invece la
riduce a esercizio astratto, teorico, spesso autoreferenziale, scollegato dalla vita reale delle
comunità.
Il Comitato 594 Reggio Calabria si colloca senza ambiguità dalla prima parte, perché
riteniamo che un popolo che rinuncia ai propri simboli non diventi più moderno, ma
semplicemente più sostituibile, e una comunità sostituibile, alla lunga, è una comunità che
rischia di non riconoscersi più nemmeno nei propri luoghi.
Comitato Costituente 594 Reggio Calabria – Futuro Nazionale

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