Riorganizzazione ospedaliera a Corigliano-Rossano, Mazza: “Quando campanile e prosopopea politica fanno più danni del centralismo”

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Ingenti somme spese per la funzionalizzazione dello Spoke jonico, ma si continua a sguazzare nel limbo della precarietà

È da oltre un decennio, dal famoso Piano Scura, che si parla di riorganizzazione funzionale dello Spoke di Corigliano-Rossano. Una ripartizione che individua nel Giannettasio il polo interventistico-chirurgico (caldo) e nel Compagna il fulcro delle branche mediche (freddo). Una classificazione non nata da capricci di sorta, ma rispondente a quelle che sono le dinamiche geografiche e fisiche dei due stabilimenti (Corigliano e Rossano) componenti l’unico e solo ospedale di Corigliano-Rossano. Specifico quanto sopra sostenuto, non già per rimarcare un’ovvietà. Piuttosto perché, ancora, le latitudini joniche si presentano pervase da lungimiranti talenti che, alzandosi al mattino, credono di essere cultori delle normative prescritte in campo sanitario. Sedicenti illuminati della Società civile e della Politica, altresì, convinti che Corigliano-Rossano abbia due ospedali e non già un unico nosocomio inquadrato su duplice localizzazione. Ma tant’è. Ed è bene chiarire, anche per i nostalgici dei due estinti Comuni, che la classificazione come ospedale unico diviso su due presidi, risale al lontano 2008. Ovvero, l’anno in cui, nottetempo, si procedette alla soppressione delle ex ASL per passare al sistema centralizzato delle ASP. La sintesi amministrativa che avrebbe modificato gli assetti statutari della Città, sarebbe intervenuta ben 10 anni dopo la riforma sanitaria. Pertanto a coloro che ululano alla luna adducendo ai mali della sanità jonica i postumi della fusione tra Corigliano e Rossano consiglio, vivamente, di andare a studiare la storia degli ultimi due decenni. Soprattutto, il ruolo interpretato dalla Politica in campo sanitario. Non è un mistero, infatti, quanto quest’ultima abbia accondisceso ai desiderata del personale sanitario e agli interessi di tipo elettoralistico e clientelare, nel decidere la localizzazione dei reparti nei due stabilimenti ospedalieri.

Un reparto ristrutturato con investimenti importanti e lasciato chiuso: l’ennesimo fallimento istituzionale

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