L’assistenza sanitaria calabrese sta ancora ignorando uno strumento che potrebbe semplificare
concretamente la vita di migliaia di cittadini, restando immobile davanti a un percorso normativo già
tracciato dall’articolo 58 del DL Semplificazioni. La legge nazionale prevede infatti la possibilità di
ottenere certificazioni mediche con valore legale tramite televisita, ma in Calabria questo diritto resta
teorico perché manca ancora il necessario recepimento operativo delle Linee Guida nazionali sulla
Telemedicina approvate ormai dal 2020.
Si tratta di un ritardo amministrativo non più giustificabile, che impedisce la definizione di un percorso di
accreditamento chiaro per i medici che intendono erogare tali prestazioni.
È necessario che la Regione Calabria proceda senza ulteriori ritardi al completamento dell’assetto
organizzativo della telemedicina, favorendo il confronto con le rappresentanze dei professionisti sanitari e
assicurando l’integrazione con le piattaforme nazionali, così da garantire uniformità, sicurezza e
accessibilità delle prestazioni. L’innovazione tecnologica è disponibile, ma l’inerzia nel chiudere un
accordo concreto con i Medici di Medicina Generale (MMG) e i Pediatri di Libera Scelta (PLS) rischia di
trasformare il progresso digitale in un ulteriore divario tra i calabresi e il resto del Paese. Senza protocolli
regionali che normino il “contatto digitale”, equiparandolo giuridicamente alla visita fisica, i medici si
ritrovano privi di una copertura legale certa, esponendosi al rischio di contestazioni paradossali mentre
cercano semplicemente di applicare la modernità alla cura.
Il problema colpisce con forza chi vive fuori sede per studio o lavoro, costringendo chi risiede a Cosenza
o Reggio ma si trova a Milano o Torino a scontrarsi con procedure burocratiche superate. L’assenza di
una intesa regionale produce l’effetto paradossale di tagliare fuori una parte significativa della
popolazione da un diritto universale, aggravato dal ritardo nell’adozione di una piattaforma certificata
regionale che sia pienamente interconnessa con l’infrastruttura nazionale gestita da Agenas. Non basta la
tecnologia: serve un ambiente digitale protetto che garantisca l’identificazione certa del paziente e
l’integrità dei dati clinici, elementi che solo una volontà politica decisa può rendere operativi.
Non è coerente parlare di contrasto allo spopolamento giovanile o di digitalizzazione se poi non si
garantiscono i servizi basilari in forma agile. Non servono nuovi finanziamenti, ma la determinazione di
completare l’ultimo miglio burocratico. Chiediamo dunque alla Giunta regionale di intervenire senza
ulteriori indugi, convocando le rappresentanze mediche per sbloccare l’intesa e implementare finalmente
gli strumenti tecnici necessari. La salute e i diritti dei calabresi devono smettere di essere ostaggio dei
tempi infiniti della burocrazia e della mancata integrazione tecnologica tra i sistemi regionali e
ministeriali.
Angelica Perrone
Responsabile sanità regionale – Rifondazione Comunista
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