Nella serata di sabato 26 luglio 2025, presso la Sala Convegni di Palazzo Avati a Polistena, è stata celebrata l’Opera Omnia della poetessa Vincenza Armino, composta da diciotto libri, con il titolo “18° Maturità raggiunta?”.
L’evento si è inserito nel programma estivo promosso dall’Università Pegaso, dallo studio Dental Clinic, e realizzato con il contributo di diverse associazioni, tra cui la Girolamo Marafioti, il Servizio Civile Universale UNIPO e la Pro Loco.
Un calendario ricco di appuntamenti – 31 eventi in tutto – iniziato il 20 giugno con la presentazione del libro “Tutta questa felicità” di Roberto Emanuelli, e che si concluderà il 28 settembre con il romanzo storico “Ritorno a casa” di Antonino Tramontana. Un programma articolato, costellato da momenti di alto valore artistico e occasioni ludiche.
La serata è stata aperta e condotta dal professor Giovanni Laruffa, che con modi garbati e sensibili ha sottolineato quanto la poesia sia oggi un atto di resistenza culturale, una forma di speranza per un territorio desideroso di riscatto, che punta sulla cultura come volano di progresso e sviluppo.
L’intervento della poetessa Vincenza Armino si è aperto con la risposta alla domanda posta nella locandina dell’evento: “18°, Maturità raggiunta?”. Così come il numero diciotto richiama la maggiore età, con la conseguente acquisizione della piena capacità di agire, o fa pensare agli esami di maturità, o ancora al corpo che avanza negli anni, la poetessa ha riflettuto:
“Sono giunta a una poesia matura? No, non abbiamo mai terminato di apprendere. Siamo tutti ‘in cammino’. Il mondo è in cammino. Ognuno di noi è in cammino: fisicamente, spiritualmente, culturalmente. Ogni tempo è diverso, ogni cosa cambia. Non esiste una verità assoluta… o forse sì, per chi ha fede.”
Ha poi spiegato come il componimento poetico riportato sulla locandina sia stato costruito utilizzando i titoli di alcune sue opere. Ecco il testo:
ITER
Come le note su un Pentagramma
I passi della vita
All’ombra di un respiro
tra Messaggi sussurrati,
Percezioni e Ricordi
Nodi, Brecce, Spiragli,
Cromie
A piedi nudi, nell’anima.
Con Poca voce ne Le dimore informali
tra Scampoli,
Pensieri e Riflessioni
Battiti e Come faville
Lungo La strada
Gigli di mare.
Sempre,
In Cammino.
Già dai titoli emerge la vastità, la profondità e la coerenza di un percorso poetico dallo stile asciutto ma non arido, intenso ma non enfatico, sempre capace di cogliere l’essenza delle cose piccole e dei sentimenti profondi.
Vincenza Armino ha letto personalmente alcune tra le poesie più significative della raccolta, in una sala gremita di persone provenienti da tutta la Piana e dal suo paese natale, Melicuccà.
Il pubblico, attento e partecipe, ha ascoltato poesie spesso ermetiche, capaci però di catturare l’attenzione e di evocare immagini profonde con versi essenziali, mantenendo sempre rigore linguistico e apertura emotiva.
Durante la serata, la poetessa ha aperto il proprio cuore, raccontando anche il suo confronto con il male del secolo:
“Sono stata figlia, moglie, madre e insegnante prima ancora che poetessa. Ho sempre scritto, e quando sentivo arrivare il sacro fuoco dell’ispirazione, scrivevo ovunque: anche su uno scontrino del pane. La mia arte non è mai stata la mia priorità. E, pur attraversando diverse stagioni interiori, non mi sono lasciata abbattere, perché i miei occhi sono sempre rimasti rivolti in alto.”
La sua poesia è custode del passato, non per nostalgia, ma per responsabilità. I suoi versi parlano dell’anima come di un luogo da ascoltare, difendere, esplorare, con uno sguardo sempre attento alla condizione umana e al bisogno mai sopito del Creatore.
In un tempo in cui la poesia rischia di essere marginalizzata, Vincenza Armino, inserita nella Storia della Letteratura Italiana tra i poeti del Secondo Novecento, riconosciuta come interprete dello stile ermetico e legata per parentela al grande Lorenzo Calogero, ha saputo offrire un dono autentico al lettore contemporaneo. La serata si è rivelata un’esperienza di lettura collettiva intensa e partecipata.
Il pubblico ha reso omaggio a una voce poetica coerente e intensa, capace di attraversare i territori della parola, del silenzio, della memoria e dell’anima.
Questa presentazione della sua Opera Omnia è stata insieme riconoscimento e restituzione: l’opportunità di ripercorrere il cammino di una voce autentica, di riscoprire una poetessa che non ha mai inseguito le mode, ma ha sempre seguito la propria verità, spesso contro corrente.
Il mio augurio è che questa produzione poetica venga letta, amata, custodita; che queste pagine diventino per chi le attraversa un rifugio, un invito alla resistenza, una porta aperta sulla speranza.
Ma anche che si rifletta sulla possibilità di insegnare la poesia fin dalla scuola primaria. L’infanzia vive di poesia, di una sorta di poesia naturale, perché le cose stesse si animano.
Alle domande più strane, il fanciullo trova le risposte più fantasiose. Con la poesia, è possibile trasmettere ciò che si ha dentro, disvelando l’anima, che – acquistando sensibilità – si rafforza.
Domenica Sorrenti
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