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Nell’ultimo incontro Muse al castello Aragonese il volto di chi opera nella e per la cultura

L’associazione culturale Le Muse “Laboratorio delle Arti e delle Lettere” di Reggio Calabria, dopo la breve pausa natalizia ha ripreso il suo itinerario presso le storiche sale del Castello Aragonese.

Un nuovo inizio, ha dichiarato il presidente Muse prof. Giuseppe Livoti creando così l’occasione per i soci di poter visitare, fuori sede, una mostra dedicata al mondo della fotografia che trova nel “volto” la sua identità ed identificazione. “The Faces Family of art” è espressione del talento e della forza creativa del fotografo Antonio Sollazzo, così come ha ricordato l’assessore alla cultura della città di Reggio Calabria Irene  Calabro’. E’ un piacere ritrovare i soci delle Muse che per questa occasione, numerosi hanno animato gli spazi e i luoghi espositivi del Castello. Questo ci onora poiché anche “Le Muse” appartengono alle importanti realtà della nostra città così come lo dimostra l’attenta e copiosa attività. Un sodalizio che da lustro alla nostra Reggio e che è presente anche per questa mostra fotografica di Sollazzo, patrocinata dal Comune insieme al presepe storico di Vincenzo Papalia, organizzate come avvenimenti espositivi da dicembre fino a febbraio. Livoti ha ricordato come tale percorso figurativo è stato rivolto dal noto professionista reggino verso la ritrattistica, elaborando volti, visi ed atteggiamenti che in questa prima fase di studio hanno riunito in un unico atto e processo creativo volti che identificano percorsi culturali, artistici nella città metropolitana e non solo. Le fotografie accolgono luce e ombra come un dato di fatto, di persone che operano non come un adattamento dell’immagine alla realtà, ma in una relazione tra rappresentazione e rappresentato. Foto che traducono le apparenze e rendono efficaci volti – citati nell’immagine fotografica – che si protendono rigorosamente in bianco e nero, con segno monocromatico ad una verità operativa. Una dinamica importante che inconsapevolmente ha visto come visi da cavalletto numerosi operatori della città e della regione ma chiaramente sin dall’inizio erano inconsapevoli di essere successivamente i protagonisti in circa due anni di lavoro di questa retrospettiva.  Una particolare attenzione – ha aggiunto Livoti – anche al presepe di Vincenzo Papalia che, pur se collegato alla tradizione napoletana, attualizza momenti storici come il mistero, il diversorio o scene di genere in cui anche la scoperta dei bronzi di Riace attualizza un momento storico. La conversazione con l’artista Sollazzo è stata utile per comprendere al meglio quali sono le nature dei soggetti fotografati. Chi mi conosce, ha detto il fotografo, sa bene che da anni i miei scatti li dedico ad importanti spettacoli teatrali, trovandomi posto dietro e davanti le quinte. Da tutto questo sono nate amicizie, conoscenze, relazioni umane ed ho conosciuto anche addetti ai lavori che operano fuori Calabria, addetti che spesso identifichiamo con nome e cognome ma non conosciamo visivamente. A questo gruppo, poi, ho aggiunto altri operatori della cultura che ho invitato per alcuni scatti creando un vero e proprio inventario che è una parte dell’humus culturale della città e che con il tempo verrà ampliata. Un catalogo infine lascerà traccia visiva oltre la memoria della mostra stessa. La vice presidente Muse Orsola Latella si è soffermata sulla fotografia come strategia per conferire verità ed autenticità a chi si prodiga anche con sacrificio alla missione della cultura. Il ritratto, dunque, come fatto di comunicazione, di dialogo fra tutti all’interno di una comunità.