Riceviamo e pubblichiamo. Cittanova, O.d.g : presunto conflitto d’interesse del Sindaco, valutazione di eventuali profili di incompatibilità

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Un ordine del giorno importante, così come indicato da S.E. il Prefetto di Reggio Calabria nella missiva del 13/05/2025 n° prot. 0006914/2025 avente come oggetto “presunto conflitto di interessi del Sindaco”. Affronto quindi un tema alla volta Presunto conflitto di interessi Abbiamo in questa vicenda un Sindaco UNO e TRINO, uno perché è sempre lo stesso soggetto, trino perchè ha tre parti nella vicenda: Ditta Antico – Tripodi Avvocato della ditta Antico-Tripodi Sindaco protempore del Comune di Cittanova Acclarato questo potremmo affermare senza ombra di dubbio che il presunto conflitto di interesse é CONFLITTO DI INTERESSI. Tanto tuonò che piovve! Avevamo avvisato sin dalla prima seduta di questo Consiglio Comunale che le problematiche personali dell’Avv. Antico per l’abusivismo edilizio accertato dagli Uffici Comunali avrebbero generato una serie di preoccupanti conflitti d’interesse che avrebbero finito per paralizzare gli Uffici e compromettere l’immagine e la credibilità della locale Istituzione civica. Le giustificazioni fornite nell’occasione dall’Avv. Antico erano poco meno che chiacchere da bar, buone solo da farle veicolare verso persone ritenute sprovvedute o in cattiva fede, ma all’epoca sono state sufficienti per tranquillizzare la maggioranza e indurla a convalidarne l’elezione. I nodi però vengono al pettine e così, a meno di un anno di distanza, scopriamo che le preoccupazioni che serpeggiavano al momento della convalida erano tutt’altro che infondate. I procedimenti riguardanti l’abuso edilizio dell’avv. Antico, come la tela di Penelope, non hanno fatto alcun passo avanti e tale perdurante inerzia, che del conflitto di interesse è manifesta espressione, è stata ritenuta dal Prefetto di Reggio Calabria di tale gravità da dovere disporre l’urgente convocazione del Consiglio comunale. Non è un bel momento per la vita democratica della nostra cittadina. L’immagine dell’Istituzione civica ne esce gravemente offuscata in quanto il sindaco, con incredibile disinvoltura e una buona dose di spavalderia, non si è fatto scrupolo di anteporre all’interesse generale dei cittadini, personalissimi interessi di natura economica. L’Avv. Antico, come sappiamo non è nuovo a tali vicende. Nel recente passato, quando rivestiva la carica di rappresentante di una colazione di opposizione, con la consueta disinvoltura e per gli stessi abusi edilizi, aveva già sfidato la legge, ritenendosi ad essa superiore. All’epoca i Responsabili degli Uffici, per nulla intimiditi dalla carica di amministratore che egli ricopriva e dalla minaccia di denunce, avevano portato a termine i procedimenti e lui, incurante di arrecare nocumento all’Ufficio ricoperto di consigliere comunale, non si era fatto scrupolo di impugnare dinanzi al TAR i provvedimenti adottati dall’Ufficio Tecnico e di denunziare anche, in sede penale, i funzionari che avevano osato fare il loro dovere. I risultati di tali iniziative giudiziarie li conosciamo bene: il ricorso al TAR è stato respinto (per la precisione, è stato dichiarato in parte improcedibile ed in parte irricevibile), mentre la denuncia penale contro i malcapitati funzionari comunali è stata archiviata dal GIP presso il Tribunale di Palmi, su richiesta del Pubblico Ministero, in quanto nessuno dei reati denunciati dall’avv. Antico, è stato individuato dall’Autorità Giudiziaria nella condotta dei dipendenti comunali, i quali si erano semplicemente limitati a fare il loro dovere. L’arroganza però gli costò cara: il Consiglio comunale dovette dichiarare la sua decadenza per l’insorto conflitto di interessi e inutili furono i contenziosi giudiziari ai quali egli diede seguito in quanto la piena legittimità delle decisioni assunte dal Consiglio comunale è stata confermata dal Tribunale di Palmi, dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria e dalla Corte di Cassazione. Riuscì a fare tutto da solo, il Comune neppure si costituì in giudizio, non ne sarebbe valsa la pena. Il risultato di tutto questo polverone è stato un buco nell’acqua e una ingloriosa disfatta dinanzi a ben tre diversi ordini della giustizia italiana: i giudici civili, i magistrati penali e i giudici amministrativi! La lezione avrebbe dovuto fare capire che le chiacchere da bar l’avv. Antico può farle bere ai suoi sodali, ma non oltre. Evidentemente, però, la storia non è stata maestra di vita per l’avv. Antico perché egli ha ritenuto di potere usare il suo consueto comportamento anche nei confronti della Prefettura che da tempo sollecitava che risolvesse il suo personale conflitto d’interesse, sempre legato agli abusi edilizi. Così, per sua esclusiva responsabilità, ci troviamo oggi convocati d’autorità e in via d’urgenza in questo civico consesso, costretti a impegnare una seduta del consiglio comunale non già per deliberare sulle questioni che stanno a cuore ai cittadini, bensì per discutere ancora una volta dei problemi edilizi della casa del sindaco e del suo personalissimo conflitto di interessi, che ha di fatto paralizzato l’attività dell’Ufficio Tecnico. Quale che sarà l’esito, questa seduta è il plastico fallimento dell’esperienza amministrativa dell’avv. Antico. Il problema che si è creato è particolarmente grave, non solo da un punto di vista amministrativo e giuridico ma anche sotto il profilo etico. Il Prefetto, d’altronde, non avrebbe assunto l’iniziativa che ha assunto per una cosa di poco conto. Nonostante i puerili e vani tentativi di disinformazione che si fanno circolare anche sui mass media locali, i fatti sono ben noti a questo Consiglio comunale e purtroppo anche ai cittadini, perché in paese da tempo non si parla d’altro. Il sindaco e sua moglie sono stati destinatari anni fa di due distinti provvedimenti sanzionatori per costruzione abusiva. Il primo è dato dall’ordinanza n° 3 del 2020, con la quale è stata disposta la demolizione di un muro di cinta realizzato su un’area destinata a parcheggio lungo una pubblica via. Tale ordinanza da tempo è divenuta definitiva perché gli interessati, ragionevolmente consapevoli dell’abuso, hanno deciso di non impugnarla. Per qualunque altro cittadino l’Ufficio Tecnico si sarebbe attivato da tempo per dare corso agli adempimenti previsti nell’art. 31 commi 2 e 3 del DPR 320/2001. Se ricordate qualche mese fa è stata assunta la stravagante iniziativa di investire addirittura il Consiglio comunale dell’abuso edilizio contestato ad altro cittadino e nell’occasione il sindaco, con il tono solenne delle grandi occasioni, stigmatizzò l’assenza dei consiglieri di minoranza. In quella sede pur avendo la maggioranza qualificata rinviò il voto. Si scoprì, poi, che la solennità era tutta un farsa, per dare la sensazione che l’Amministrazione agisse in maniera inflessibile, ma, in realtà, il Consiglio comunale non aveva alcuna competenza e tutto ritornò nelle mani dell’Ufficio Tecnico. La domanda però sorge spontanea: perché l’abuso edilizio di quel cittadino è stato portato addirittura in consiglio comunale mentre gli abusi edilizi che riguardano il sindaco dormono da almeno un anno nei cassetti dell’Ufficio Tecnico? Il secondo provvedimento è costituito dall’ordinanza prot. 14649/2021, con la quale il Responsabile del Settore IV Pianificazione del Territorio – Manutenzione, avendo accertato un abuso ulteriore, conseguente al posizionamento del fabbricato in difformità dal progetto, aveva ordinato il pagamento della sanzione pecuniaria prevista dall’art. 34 DPR 380/2001, in sostituzione della demolizione, ritenuta ragionevolmente troppo gravosa per i privati. Tale provvedimento, com’è noto è stato impugnato dinanzi al TAR di Reggio Calabria con il ricorso n° 62/2021. Per tale abuso l’Avv. Antico e sua moglie presentavano al Comune anche una domanda di sanatoria con il seguente oggetto: <>, chiedendo di potere sanare l’abuso consistente nella <>. Sull’istanza, ritenuta non meritevole di accoglimento, si formava il <> dell’Ufficio Tecnico, che i ricorrenti impugnavano con motivi aggiunti. Il ricorso veniva, finalmente, deciso dal TAR con la sentenza n° 672 del 2021, con la quale è stata dichiarata l’improcedibilità dell’impugnazione dell’ordinanza di pagamento di cui al ricorso principale e l’irricevibilità dei motivi aggiunti proposti contro il silenzio dell’Ufficio sulla domanda di sanatoria. Per questo secondo abuso (traslazione del fabbricato per ML 1,10 verso lotto confinante), l’Amministrazione – come stabilito in sentenza – ha l’obbligo di <> ovvero di <>. Nulla di più semplice, dunque, che dare esecuzione a provvedimenti definitivi per i quali non vi sono margini di incertezza o di errore. L’esigenza era stata segnalata nel verbale di consegna atti e documenti prot. 4864 del lontano 8.4.2022, con il quale il precedente Responsabile dell’Ufficio Tecnico, in occasione del passaggio di consegne al nuovo Responsabile Arch. Autelitano, forniva una relazione dettagliata dei procedimenti amministrativi da portare a termine, tra i quali, appunto, le ordinanze emesse nei confronti dei coniugi Antico-Tripodi. Si legge in particolare nel citato verbale: <>. Gli adempimenti indicati nel predetto verbale di consegna, per quanto già ben individuati ed agevoli da eseguire, rimasero inspiegabilmente lettera morta. Non è superfluo sottolineare che nessuno, a partire dall’Arch. Autelitano, contestò il dettagliato verbale di consegna e men che meno l’integrità dei fascicoli relativi alle pratiche ivi annotate. Non risulta che i due procedimenti riguardanti il fabbricato Antico-Tripodi e i relativi fascicoli siano stati trasferiti al funzionario Responsabile che circa un anno più tardi ha preso il posto dell’Arch. Autelitano. Neppure è noto chi abbia custodito il fascicolo del procedimento dopo che l’Arch. Autelitano lo ha preso in consegna, ma una cosa è certa: che la questione è tornata pesantemente alla ribalta all’indomani delle elezioni amministrative della primavera 2024, in quanto, come prima accennato, è stata oggetto di discussione nel primo consiglio comunale al momento della convalida degli eletti. Il sindaco nell’occasione illuse la sua maggioranza che non c’erano problemi, che tutto era in regola. E Voi, colleghi della maggioranza, in questa, come in tale altre occasioni, avete prestato fiducia alle sue parole. E’ stata la prima di una lunga serie. Ricordate, ad esempio, cosa ha riferito solennemente il sindaco in quest’Aula per indurVi a votare il regolamento sulla rateizzazione dei crediti del Comune che noi sospettavamo fosse finalizzato a fare restituire le importanti risorse pignorate alla cooperativa Zomaro Resort? L’Avv. Antico assicurò che mai e poi mai il regolamento avrebbe trovato applicazione per le procedure esecutive pendenti e per le sentenze passate in giudicato e che le somme pignorate sarebbero state regolarmente incassate dal Comune. Se non avete memoria andate a leggere il verbale della delibera. Noi non gli abbiamo creduto, ma Voi avete prestato fede alle sue parole. Ebbene, sapete dove sono andate a finire le somme pignorate? Voi direte nelle casse comunali, ce l’ha assicurato il sindaco. E allora domandatelo al sindaco. Vi dirà che le ha fatte personalmente restituire alla cooperativa e che le casse comunali sono rimaste con un palmo di naso. C’è solo da augurarsi che la Corte dei Conti, che, come ricorderete, aveva già aperto un fascicolo, sia clemente con chi si è fatto abbindolare. Ma torniamo alla nostra questione. Il Sindaco aveva riferito nel primo Consiglio comunale che non c’erano problemi per i suoi abusi edilizi, che aveva risolto tutto, che aveva vinto le cause, che tutto sarebbe filato liscio come l’olio. Ora scopriamo che non è così. A distanza di un anno veniamo a sapere che, nonostante le diffide della Prefettura, i Responsabili dell’Ufficio Tecnico, che ricordiamo sono stati nominati dal Sindaco (e se ne succeduti ben due), non hanno assunto alcuna iniziativa che possa dirsi veramente tale per dare esecuzione ai provvedimenti amministrativi definitivi e alla sentenza del TAR. Sentenza che – vale la pena ricordarlo – diversamente da quanto vanno ripetendo gli autori della disinformazione, non era stata favorevole all’avv. Antico, bensì del tutto sfavorevole. I funzionari si sono limitati, e solo a seguito di reiterati solleciti e segnalazioni, a prendere tempo. Questa non è una constatazione personale del sottoscritto, ma è l’autorevole convincimento di Sua Eccellenza il Prefetto il quale, con il linguaggio chiaro e diretto dell’Autorità di Governo, afferma- e l’affermazione più che un rimprovero costituisce un ammonimento – che le risposte ad oggi fornite assumono <>. Anche tale ultima intimazione, tuttavia, è caduta nel vuoto, costringendo il Prefetto ad assumere il grave provvedimento per il quale siamo stati qui convocati. E noi di fronte a questi fatti così gravi, che hanno compromesso l’immagine e la credibilità dell’Istituzione comunale, cosa dovremmo dire? Che nulla è successo! Che il Sindaco e l’Ufficio Tecnico sono dei modelli di trasparenza e imparzialità! Che sbaglia il Prefetto a segnalare un problema che non c’è! Non si tenti ancora una volta di affrontare la gravissima problematica con le solite chiacchere da bar o, peggio, con la consueta attività di disinformazione. Non dimentichiamo che se siamo qui riuniti è perché il Consiglio comunale è stato convocato in via d’urgenza per ordine personale del Prefetto che ritiene la situazione particolarmente grave e meritevole di ben altre risposte. La prolungata inerzia appare la conseguenza (vera o presunta che sia non ha rilievo per la finalità perseguita dalla legge) di una condizione di disagio o di soggezione – che quand’anche umanamente comprensibile non è giuridicamente accettabile – nella quale viene a trovarsi il Responsabile dell’Ufficio di fronte al Sindaco che gli ha attribuito l’incarico, nell’esercizio del quale il primo dovrebbe assumere un provvedimento destinato ad incidere pesantemente sugli interessi economici di quest’ultimo e di un suo stretto congiunto. Questo conflitto di interessi, perché di conflitto di interessi si tratta e non c’è altra definizione più calzante, è a tutti noi da tempo noto, ma oggi ha assunto così grandi proporzioni da determinare addirittura il Prefetto, massimo rappresentante del Governo nel territorio della Città Metropolitana, ad intervenire autorevolmente e pesantemente per ordinare la convocazione urgente del Consiglio comunale. Il sindaco ne tragga le conseguenze. Vuole ancora trascinare il Comune in una situazione di assoluta anarchia? Se i provvedimenti esecutivi e definitivi, confermati addirittura in sede giudiziaria, non si possono eseguire per il sindaco perché dovrebbero eseguirsi per i comuni cittadini? Il conflitto che si è creato e che agevolmente poteva essere eliminato prima della campagna elettorale arreca un pregiudizio gravissimo all’immagine dell’Istituzione locale. Il Sindaco rimuova immediatamente il conflitto e il Responsabile dell’Ufficio Tecnico la smetta di prendere tempo e dia corso immediatamente all’esecuzione dei provvedimenti amministrativi definitivi che già avrebbe dovuto adottare dalla primavera del lontano 2022. Non è oggettivamente giustificabile quanto si sta verificando nell’Ufficio Tecnico. Non si è mai visto che il Responsabile dell’Ufficio, anziché dare corso ad un provvedimento esecutivo e definitivo, ricevuto in consegna diversi anni prima senza osservazioni di sorta, assuma di propria iniziativa, a distanza di anni, la decisione di metterlo in discussione e nomini – senza neppure avviare alcun formale procedimento secondo le previsioni della legge 241/1990 – un perito agrario, scelta sulla quale per il momento non intendiamo soffermarci e approfondire, per accertarsi se i due architetti dell’Ufficio che l’hanno preceduto nell’incarico, avessero operato correttamente. Se il provvedimento non è stato contestato dai privati a proprie cure e spese, con i rimedi che l’ordinamento consente, qual è la ragione per la quale dovrebbe essere messo in discussione dall’Ufficio a spese della casse comunali? E se anche il perito agrario – quando si degnerà di rispondere – dovesse fornire dei dati diversi da quelli che a suo tempo (con l’utilizzo di apposita strumentazione tecnica) sono stati accertati dai funzionari comunali e in base ai quali è stata adottata l’ordinanza di demolizione non contestata dagli interessati, cosa farà la Responsabile dell’Ufficio Tecnico? Presterà fede al perito agrario o ai suoi colleghi dell’Ufficio? E perché all’uno e non agli altri? Con tutto il rispetto, ma a me sembra che l’iniziativa della Responsabile dell’Ufficio Tecnico non solo è sospetta ma è anche senza né capo né coda. Prova ne è il fatto che neppure risulta rispettata la legge 241/1990, tanto è vero che non vi è alcuna osservanza delle regole sul procedimento amministrativo. E quand’anche per assurda ipotesi si volesse dare credito all’operato dell’Arch. Autelitano, la stessa sarebbe in grado di spiegare a questo Consiglio comunale la ragione per la quale non ha dato corso alla sentenza del TAR di Reggio Calabria per quanto concerne l’altro abuso (cioè, la traslazione del fabbricato per metri 1,10 verso lotto confinante) che i proprietari hanno espressamente riconosciuto di avere commesso al punto da presentare formale domanda di sanatoria (anche questa respinta e definitamente conclusa)? Più di una cosa non torna e le giustificazioni prospettate fanno acqua da tutte le parti. L’invito che rivolgo all’Arch. Autelitano, nella mia veste di Consigliere comunale, è quello di revocare immediatamente la nomina del perito agrario e dare corso agli adempimenti che avrebbe dovuto portare a termine già nel lontano 2022. Al sindaco chiedo, invece, di prendere atto del gravissimo conflitto che ha generato con il suo comportamento, paralizzando di fatto l’attività dell’Ufficio Tecnico e di assumere le consequenziali determinazioni, rimuovendo il conflitto o lasciando l’incarico che i cittadini gli hanno affidato per occuparsi del bene comune e non degli interessi personali suoi e dei suoi familiari. Mi sia consentito prima di concludere di esprimere la mia personale solidarietà e quella del gruppo politico che rappresento alla Segretaria Comunale Dott.ssa Ester D’amico. Il tentativo di coinvolgere la sua persona nelle polemiche innescate dal comportamento del sindaco è veramente disdicevole e non è nelle tradizioni di questo Consiglio comunale e del Comune di Cittanova. Abbiamo tutti compreso che i sobri richiami al rispetto della legalità non sono graditi al sindaco e ad una parte della sua maggioranza, ma questo non può autorizzare le reazioni scomposte che si vanno registrando e soprattutto non può legittimare il tentativo di discreditare l’autorevolezza che la dott.ssa D’amico si è conquistata sul campo in tanti anni di impegnativo lavoro al servizio del Comune di Cittanova. Il mio invito ai colleghi consiglieri di maggioranza è quello di riflettere con ponderazione, guardando in faccia la realtà con onestà intellettuale, e non agire semplicemente secondo ordini di scuderia. Ai consiglieri di Fratelli d’Italia, partito il quale dall’opposizione è stato particolarmente severo e inflessibile a porre il tema del rispetto delle regole e della legalità, chiedo oggi di essere un coerenti con sé stessi e con quanto da loro viene espresso fuori da quest’aula. Al consigliere delegato alla legalità e alla trasparenza, particolarmente attivo nel suo ruolo, fino a fargli fare gli straordinari anche nei giorni festivi, chiedo di riflettere sulla coerenza tra le sue delicate deleghe e quanto andrà a sostenere. A tutti voi colleghi della maggioranza chiedo di non imitare quei parlamentari, resisi ridicoli agli occhi del mondo intero, i quali furono indotti a sostenere che Ruby rubacuori fosse la nipote di Mubarak. Occorre, oggi, evitare di screditare la reputazione di questo Consiglio comunale e, con esso, del nostro paese, che non merita tutto ciò. In conclusione. 1.Si richiede anzitutto al sindaco di porre in essere le azioni atte a rimuovere i motivi posti alla base dell’attuale conflitto d’interesse, evitando di esporre l’ente comunale in una condizione di ulteriore dannosa incertezza; 2.Si richiede, altresì, agli uffici preposti di porre in essere i provvedimenti da adottare senza indugio e ulteriori tergiversazioni, per definire sia il procedimento sanzionatorio connesso all’ordinanza di demolizione del manufatto abusivamente realizzato su suolo comunale, divenuta definitiva in quanto non impugnata, e sia il procedimento relativo alla fiscalizzazione dell’abuso edilizio riguardante il fabbricato, in conseguenza del maturato silenzio rigetto sulla domanda di sanatoria. Infine. Sulla base di quanto ho documentalmente e dettagliatamente illustrato, stante, ad oggi, una palese ed acclarata permanenza dell’esistenza del conflitto d’interessi, per quanto mi riguarda permane una situazione di incompatibilità dell’Avv. Antico con la carica istituzionale di Sindaco. Cittanova, 26.05.2025 Il Consigliere comunale Dott. Anselmo La Delfa

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