Riceviamo e pubblichiamo. Nicotera, giustizia e’ sfratta

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Ieri sera alla presenza di autorità più o meno importanti si è svolta la cerimonia, attesa da tempo, di RiApertura del Museo Diocesano di Nicotera. Contestualmente si è provveduto alla intitolazione del complesso museale a Mons. Domenico Tarcisio Cortese. Tutto secondo copione. Sulla intitolazione, senza niente togliere alla notevole personalità del Vescovo Cortese, ci eravamo permessi, appena appurata la notizia, di eccepire invitando, molto sommessamente, il Vescovo Nostro ad una ulteriore riflessione in quanto a nostro modesto avviso l’importante riconoscimento andava indirizzato verso Natale Pagano, persona amabile con Nicotera nel cuore, che ha dato anima e corpo, per quasi cinquant’anni, per l’Importante Istituzione. Registriamo con dispiacere che il Vescovo Nostro e compagnia cantando sono andati avanti come un treno nel loro “diabolico” intento di ridimensionare e accantonare Natale Pagano, servendosi della eccelsa personalità del Vescovo Cortese, pensando di addolcire la pillola, senza accorgersene che alla sua nomina di Vescovo della Diocesi il Museo Diocesano era già bello e fatto. Una “carognata”, qualcuno l’ha definita, che mortifica la città e i sui increduli cittadini. Qualcuno diceva, e non era un pinco palla, “Date a Cesare quel che è di Cesare (e a Dio quel che è di Dio)” ma si sa gli insegnamenti non sempre vengono messi in pratica. Nella sua lunga storia la città Medmea ne ha viste di cotte e di crude, alcune obbrobriose altre ridicole e vergognose, quanto consumato lunedì 6 luglio non sappiamo come definirlo. Quello che sappiano che ad un cittadino modello gli è stato scippato un “segno” importante che, per voce di popolo, gli apparteneva essendoselo guadagnato sul campo dell’operosità e dell’impegno sociale, senza risparmio, per la sua amata Nicotera. Proprio il Vescovo Cortese, che amava Nicotera, che si mortificava nel vederla spesso trascurata diceva agli amici, e in particolare a Natale Pagano, “Nicotera ha tanti amanti ma non ha un marito”. La situazione a distanza di tanto tempo non solo non è migliorata ma, per certi versi, è peggiorata. I “fraticelli” del Convento in libera uscita hanno trovato qualche compagno di strada, forse distratto, per fare qualche marachella di cattivo gusto ma, come diceva qualcuno, le vie del Signore sono infinite. Vogliamo chiudere questa pagina, dolce e amara, con il sacerdote Lorenzo Galasso, uno dei figli migliori di Nicotera, che all’inizio del secolo scorso, ancora giovanissimo, in una pagina struggente dal titolo “Addio a Nicotera”, compresa nella sua celebre opera ”Arabi e Beduini d’Italia”, tra l’altro scriveva: “Addio mia bella, mia amata Nicotera, culla d’ingegni e di eroi. Se dal tuo seno potessero sparire tanti veleni, saresti senza dubbio, molto più bella e più grande!”

07.07.2027

“Opposizione Civica”

Il Portavoce – Enzo Comerci

 

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