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Taurianova, un’elezione si puo’ vincere e si puo’ perdere……

Un’elezione si puo’ vincere o si puo’ perdere, e’ vero. L’importante e’ non perdere la faccia, la dignita’ e l’onore. Questo pensiero e’ stato detto e ripetuto tante volte ai giovani della coalizioneTaurianova Futura. Splendidi giovani che hanno creduto in una nuova stagione di progresso civile e culturale per Taurianova. Ora che la sconfitta e’ acclarata, da un lato resta la soddisfazione per una campagna elettorale bellissima, forse la più bella fra le tante degli ultimi anni. Taurianova Futura – non solo Scionti- ha perso. Il popolo cosi’ ha voluto ed e’ giusto che governi chi ha vinto. Spiace solo che abbia vinto la Lega di Salvini. Fosse stata un’ altra sigla non sarebbe stato un dramma. Se lo stesso vincitore avesse vinto con altra sigla avremmo gia’ metabolizzato la nuova realta’. Brucia vedere le bandiere della Lega Salvini garrire a decine in mano a terroni in preda al delirio di onnipotenza che si lega alle vittorie elettorali, convinti che amministrare sia facile, mentre gli eletti e i loro capoccia gia’ pensano e forse si confrontano e si scontrano su come spartirsi le cariche. Come possono tanti taurianovesi esser divenuti araldi della Lega? L’interrogativo potrebbe avere risposte molteplici ma la più probante e’ data dal ritenere il voto leghista espressione di un deprecato retaggio di sudditanza e opportunistico servilismo socioculturale di chi e’ aduso- dopo aver subito quasi mezzo secolo di politiche clientelari – a barattare i propri diritti scambiandoli per privilegi e che conserva i markers di una cultura asservita e serva , che, miope, genuflettendosi e restando servile e grata per qualche piccolo privilegio ammannito e poi fatto pesare, ha dimenticato le vessazioni e le discriminazioni che i calabresi tutt’oggi patiscono a causa di una prevenzione antimeridionale che in modi e forme diverse va avanti dal 1860. Il consenso tributato dai terroni alfieri della lega al loro candidato sembrerebbe evocare la “Sindrome di Stoccolma” : la vittima che si affeziona al proprio carnefice. Chiudiamo
parafrasando Dante: Ahi!, citta’ serva, di leghisti ostello, nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di provincia ma bordello