In occasione del Giorno della Memoria, Nicotera, Città dell’Accoglienza, sceglie di riparare a un torto antico unendosi alla memoria della Shoah, animando la vetusta Giudecca con il vociare degli alunni, giunti con i loro insegnanti per ricordare il milione e mezzo di bambini e bambine vittime del feroce sterminio nazista.
In questa giornata, l’Amministrazione comunale, guidata dal sindaco Giuseppe Marasco, con la preziosa collaborazione dell’assessore alla Cultura Pino Leone, ha inteso intitolare la piazza svelando una stele commemorativa contenente una targa in onore dei “Bambini vittime della Shoah e dei piccoli ebrei esiliati a seguito degli editti della Casa Reale di Spagna”.
Sulla locandina approntata per l’evento è scritto:
“In questo luogo millenario il tempo si ferma per farsi memoria.
Per tre secoli questi vicoli sono stati la culla di una comunità operosa; qui il suono dei giochi e il fervore degli studi dei nostri bambini riempivano l’aria di vita e speranza.
Fu a ciel sereno che gli editti dei Regnanti di Spagna del 1492 e del 1510 cancellarono secoli di convivenza: molti di quei bambini furono allontanati dalla terra natìa e, con loro, svanì il futuro prospero di Nicotera.
Oggi Nicotera, Città dell’Accoglienza, sceglie di riparare quel torto antico, unendosi alla Memoria della Shoah.
Con questa targa e questa stele dedicheremo uno spazio affettivo ai bambini vittime della Shoah e restituiremo a quei piccoli fuggiaschi di un tempo il diritto di appartenenza, un nome e una casa tra queste pietre che un tempo li videro felici.”
Lo svelamento della targa e della stele commemorativa è stato seguito da un minuto di silenzio e da un canto commemorativo.
La cerimonia si è svolta nella piazza più grande dell’antica Giudecca. In una giornata uggiosa e piena di pioggia il sole ha fatto capolino il tempo necessario per completare tutti gli interventi previsti.
I lavori sono stati avviati dall’assessore alla Cultura Pino Leone, che ha svolto anche il ruolo di moderatore. Le splendide voci dell’intervento iniziale del Duo Soprano di Palmi, composto da Maria Rosa Bagalà e Tabita Romano, accompagnate dal pianista Luca Moro, hanno richiamato e raccolto l’attenzione del numeroso pubblico, che ha partecipato con grande commozione all’evento solenne.
A dare sostanza all’incontro è stato l’intervento commosso del sindaco Giuseppe Marasco, il quale ha ringraziato tutte le autorità presenti e ha ricordato l’impegno operoso degli abitanti di allora, costretti ad abbandonare le proprie abitazioni, e il dolore insanabile della Shoah.
L’avvocato Giulio Disegni, vicepresidente dell’UCEI, ha portato i saluti della Comunità ebraica e ha ricordato i momenti salienti dello sterminio del popolo ebraico e il crescente e immotivato antisemitismo odierno.
L’arcivescovo della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, monsignor Attilio Nostro, ha espresso il suo profondo dolore per quanto accaduto ai fratelli ebrei e ha ricordato la necessità di camminare insieme nel rispetto e nella stima reciproca.
Roque Pugliese ha portato i saluti di Lidia Shapirer, presidente della Comunità ebraica di Napoli e del Meridione d’Italia, e ha posto l’accento sui tanti calabresi espulsi dai nostri territori che popolarono le isole, in particolare quelle di Corfù e Salonicco, dove fondarono sinagoghe chiamate Calabria. Gli abitanti di questi luoghi furono poi deportati dai nazisti nei campi di concentramento; pertanto, ai tanti calabresi deportati bisogna aggiungere anche il loro numero.
Il Presidente della Provincia di Vibo Valentia, Corrado Landolina, rivolgendosi agli studenti, ha spiegato gli effetti delle leggi razziali sui ragazzi, ai quali fu impedito di andare a scuola o di frequentare luoghi pubblici, e sugli adulti, colpiti dalle terribili persecuzioni che portarono alla chiusura nei ghetti e, infine, alla deportazione nei campi di concentramento, dove trovarono la morte sei milioni di ebrei, oltre a Rom, Sinti, oppositori politici, sacerdoti e valdesi.
La presidente del FAI – Delegazione di Vibo Valentia, Giovanna Congestri, ha ricordato i danni che tutte le guerre producono, in particolar modo sui bambini, e ha auspicato che il mondo possa ritrovare presto un equilibrio.
Molto toccante è stato l’intervento di Francesco Rascaglia, delegato del Club UNESCO di Tropea, desideroso di far rivivere la Giudecca un tempo pullulante di vita e di laboriosità.
Hanno partecipato all’evento l’Istituto Comprensivo “Bruno Vinci” di Nicotera, l’Istituto Comprensivo di Rombiolo–Cessaniti–San Calogero e l’Istituto Scopelliti-Green di Rosarno.
Alcuni studenti, che avevano precedentemente studiato e approfondito con i loro insegnanti il doloroso percorso della Shoah, hanno formulato pensieri poi impressi su cartoline, letti all’uditorio e consegnati, come contributo al fare memoria, al rappresentante dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Giulio Disegni.
Lo storico Tonino Nocera ha consegnato alle insegnanti delle scuole tre libri didattici per spiegare in modo semplice i principi contenuti nei libri della Genesi, dell’Esodo e del Levitico, al fine di arricchire le giovani generazioni di conoscenze sul popolo ebraico, senza stereotipi e pregiudizi.
I volontari del Servizio Civile hanno approntato un QR code che, se inquadrato, permette di leggere informazioni sui tragici eventi della Shoah affinché rimangano a imperitura memoria.
Nella società odierna si approfondiscono sempre meno la storia e la geografia: si registra un impoverimento culturale e una perdita di conoscenza storica. Si legge poco e la tendenza a restare sui social, esposti a notizie “spazzatura”, condiziona la nostra mente e il nostro agire.
Assistiamo a un degrado del pensiero e della coscienza civica, causato dalla dimenticanza e dall’impoverimento culturale. Oggi diventano accettabili parole un tempo impronunciabili, fatto che ci espone a un grave pericolo.
«Quelli che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo», affermava George Santayana.
Queste giornate servono a tenere la lampada accesa per evitare, come ha scritto Primo Levi in “Se questo è un uomo”, che «quel che è accaduto possa ripetersi».
La Giornata della Memoria ci invita non solo a ricordare le vittime, ma a interrogarci sui meccanismi dell’odio, sulle parole che preparano la violenza e sulle complicità che rendono possibile il crimine. Ricordare questi legami serve a comprendere come il genocidio sia stato reso possibile da un clima culturale e politico che ha superato confini, lingue e religioni.
In questo senso, la memoria non è uno strumento di accusa verso interi popoli o fedi, ma un richiamo alla responsabilità storica: riconoscere che ogni volta in cui l’odio viene giustificato, normalizzato o usato come strumento politico, si apre la strada alla persecuzione.
Oggi ricordare significa vigilare affinché la Giornata della Memoria non venga mai ridotta a un fatto lontano, incomprensibile o irripetibile. Abbassare i toni e guardare gli altri con gli occhi del cuore, come se fossero noi stessi, la nostra stessa carne, è l’unico modo per impedire l’avanzare dell’odio e l’avvio dei conflitti.
Domenica Sorrenti
Presidente Associazione Cittanova Radici
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