Il Cammino dello Spirito, Festa del Cristo Re Anno C a cura di Don Silvio Mesiti

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FESTA DI CRISTO RE DELL’UNIVERSO
Lc.23,35-43
“Tu lo dici, io sono re”
 
“Dopo che ebbero crocifisso Gesù il popolo stava a vedere”; penso non distratto, ma meravigliato, incredulo, deluso, profondamente triste ed addolorato, certamente come gli apostoli, i quali però, quasi tutti, scappano via lontani per paura.
È una storia che si ripete oggi, mentre MARIA sua madre, “stabat dolorosa, iuxsta crucem,”, di fronte al figlio innocente crocifisso, come tutte le mamme, versava le sue lacrime, sorretta unicamente dalle sole donne, sue sincere amiche, anch’esse commosse e tragicamente addolorate.
Siamo di fronte alla tragedia che si ripete ogni giorno, di un figlio innocente, condannato e giustiziato come un malfattore, a causa della gelosia, cattiveria e sete di potere, da parte di coloro che si ritenevano GIUSTI…anche di fronte a DIO, mentre, come dice il vangelo: “velum templi scissum est, et omnis terra tremuit “.
Le folle o il popolo, più che “stare a vedere”, CONTEMPLAVANO quell’uomo crocifisso che aveva osato definirsi vero MESSIA, o addirittura FIGLIO DI DIO, che con la sua passione e morte in croce, divenuto VERO RE, dimostrava di esserlo veramente, conquistando l’umanità intera, promulgando la legge della carità dall’alto della croce, trasformata nel suo trono.
Morte in croce, quindi, come manifestazione totale dell’amore infinito che, anche oggi nella sua essenza, è il nostro vero Dio.
Tutta la sua vita pubblica, come narra il vangelo, al di là di ogni trionfalismo religioso, è stato un incontro personale con ogni persona umana; i pastori, a Betlemme, i bambini trucidati da Erode, la vedova povera ed ammalata, la prostituta, i lebbrosi, gli indemoniati, e tutti coloro che, in qualunque modo, non percependo il linguaggio dell’amore di Dio, si erano proclamati possessori della verità e garanti della giustizia.
Oggi, come in quel momento, di fronte al grande LIBRO DELLA CROCE, esistono i CAPI che lo deridono, i SOMMI SACERDOTI che lo scomunicano, i soldati che gli porgono aceto e che lo sfidano: ” se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso ed anche noi”.
Ci sono ancora oggi, i barabba che gridano, sazi della loro violenza, che persistono   nel loro stato di odio e di vendetta o falsa rivoluzione e puritanesimo.
Si pensi al sangue versato nel mondo e nella storia, col mito della razza, alle vittime innocenti trucidate dalla violenza mafiosa, alla strage di migliaia di persone nelle varie nazioni, soprattutto bambini, disabili ed anziani, ammalati e privati del diritto alle proprie cure, perché povere, ma anche ai perseguitati dalle istituzioni civili o religiose, con processi sommari ed emarginate solo per cattiverie, invidie e gelosie, o ignoranza. “Perdona loro perché non sanno quello che fanno”
Ma per fortuna, esistono anche i “DISMA” il cosiddetto buon ladrone, il quale, consapevole dei suoi errori, sentendosi bisognoso della vera misericordia, si rivolge a quell’uomo crocifisso come lui, da amico lo invoca chiamandolo per nome: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno “,
La risposta è immediata:” in verità ti dico: “oggi con me sarai nel paradiso”
Proprio OGGI, mentre siamo ancora in croce, consapevoli che essere perseguitati per la verità ed uccisi per la vera giustizia, questo sia preludio della gloria della resurrezione insieme a CRISTO, perché siamo stati a LUI vicino condividendo le sofferenze del nostro prossimo, osservando la legge promulgata sulla montagna con le beatitudini, riportate da Matteo: “qualunque, cosa avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, lo avete fatto a me”.
Don Silvio Mesiti 

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