Il Cammino dello Spirito, XI Domenica del tempo ordinario Anno A a cura di Don Silvio Mesiti

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UNDICESIMA DOMENICA

Mt 9, 36 – 10, 8

Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione,

perché erano stanche e sfinite“.

 

     Dopo il discorso della montagna, Gesù va incontro ed accoglie le persone più fragili e più deboli, come ci descrive Matteo nei capitoli precedenti del vangelo di oggi. 

     Per tutto questo suscita lo scandalo dei rigidi osservanti della Torà.

     Si ferma infatti e guarisce i lebbrosi ed il paralitico, dona la vista al cieco, ed accoglie la donna colta in flagrante adulterio, invitandola solo a non peccare più.

     Ma lo scandalo più grande consiste nel fatto gravissimo di andare incontro ai peccatori, fino al punto di contaminarsi, stando a tavola e mangiando con loro.

     Proprio per questo, i suoi discepoli, quelli delle beatitudini, vengono perseguitati emarginati ed abbandonati dagli scribi e dai farisei, ma essi vengono definiti “beati da parte del loro scomodo ed oggi nostro unico maestro”.

     Tutte queste persone emarginate, dalle istituzioni ufficiali, ieri ed oggi, diventano così una folla, su cui si posa lo sguardo premuroso e ricco di un amore “viscerale“, come quello di una mamma ed oggi da parte di Gesù.

Su queste folle infatti vedendole “stanche e sfinite, ma soprattutto come pecore che non hanno pastore … si posa lo sguardo premuroso del Vero Messia, il quale unicamente è Signore e dà la vita e che può salvare”.

     Verso costoro Gesù volge lo sguardo, benevolo e sente compassione, allontanandosi addirittura dal tempio ed affidandoli ai suoi discepoli, consapevole che: “la messe è abbondante ma sono pochi gli operai“.

     Sono infatti grandi le esigenze da riempire nel vuoto profondo di un’anima pronta e bisognosa di accogliere la ricchezza dell’infinito amore di Dio, in un mondo ricco solo di arrivismo, formalismi, ed interessi personali che producono solo violenze, guerre ed altre forme di religiosità che certamente non appartengono alla vera chiesa di Cristo.

     In questo progetto delicato quanto misterioso, Gesù chiede la collaborazione dei suoi discepoli ai quali chiede: “pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe” che è molta, mentre gli operai diminuiscono, ogni giorno ed in ogni esistenza della persona umana”.

     In questa missione Gesù manda i suoi discepoli non da soli ma in compagnia, a due a due, lontani dall’individualismo ma appartenenti ad una chiesa che è e deve essere una vera comunità di fede, a servizio dell’uomo “povero“, che vive emarginato, anche lontano dalle nostre strutture materiali e morali.

     I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.

     Questi sono i Dodici che Gesù inviò a due a due, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino, guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

     Si scopre così il necessario aspetto missionario di una chiesa, in cui l’unico maestro è solo CRISTO, il quale gratuitamente ci ha arricchito con la sua passione morte e resurrezione del suo amore. Un amore che altrettanto gratuitamente ci obbliga a DARE! Senza aspettare le ricompense umane, materiali, di immagine, di autoritarismo e di potere.

                                                                          don Silvio 

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