Il Cammino dello Spirito, XXX Domenica del Tempo Ordinario Anno A a cura di Don Silvio Mesiti

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TRENTESIMA DOMENICA

Mt.22,34-40

“Qual è il più grande comandamento?”

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».

Gli rispose: «”Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

MEDITIAMO

“AMA ET FAC QUOD VIS”, affermazione di S. Agostino, teologo conoscitore di Dio, ma anche grande filosofo, conoscitore della mente e del cuore dell’uomo.

Egli, illuminato dalla fede e seguendo l’insegnamento di San Giovanni, con un’esegesi delle sue lettere, rende quanto mai attuale, il nostro modo di essere fedeli al Dio di Cristo GESÙ: “chi non ama non ha conosciuto Dio perché DIO è Amore”(prima lettera di Gv 4, 8).

Verità necessaria per un’autentica religiosità vissuta e testimoniata, fondata sulla certezza di essere amati sempre e comunque da DIO per poter realizzare noi stessi e sentire la gioia di amare tutti gli uomini come Cristo ci comanda di amare: “amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”(Gv 13, 34)

Sulla base di questo “comandamento nuovo” (Gv 13,34) Gesù risponde al dottore della legge, mandato dagli scribi e dai “farisei riuniti”, per trovare il modo di metterlo alla prova e poterlo condannare, che gli domanda “qual è il primo e più grande comandamento, Gesù risponde: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente il secondo è uguale al primo, amerai il tuo Prossimo come te stesso”.

In questo quarto, dopo tre tentativi descritti dal vangelo di Matteo, di metterLo alla prova, ci meraviglia il fatto che Gesù non perde la pazienza di fronte alla loro ipocrisia.

Costoro infatti cercano di strumentalizzarlo, ed “avendo saputo che aveva chiuso la bocca ai sadducei”, essi infatti erano lontani dalla loro verità, non credendo alla vita eterna, e soprattutto da quella di Gesù, mandano un dottore della legge al quale, chiamandoLo profeticamente unico maestro, gli domanda: “nella legge qual è il grande comandamento?”.

La domanda molto attuale e quanto mai necessaria oggi deve essere rivolta a noi cristiani ed al mondo intero, che lontani dalla vera fede secondo cui ” «Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui» (1 Gv 4, 16) “, ci sentiamo legati a moralistiche ed infinite norme (i giudei ne avevano quattrocentosedici) che servono solo ad emarginare i poveri, e da osservare meccanicamente ma lontani dalla vera essenza di Dio e dal rapporto da tenere col prossimo che ci sta vicino.

Per molto tempo e forse anche oggi, siamo stati da bambini costretti a vivere la nostra fede con un catechismo basato su norme o comandamenti che ci ammonivano e proponevano il nostro essere fedeli a Dio con comandi tutti in termini negativi, dimenticando che solo per la misericordia e l’infinito amore di Dio siamo stati e possiamo essere salvati e non per i nostri meriti.

Dunque la nostra preghiera deve essere come sempre di conversione e di riconoscenza verso Dio che ci accomuna tutti consapevoli che “misericordia Domini quia non sumus consumpti” (Lam 3,22).

 

Parola del Signore

Don Silvio

 

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