Cittanova – Presentazione del libro: “Porto con me solo il mio nome” di Erika Polimeni

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Presso la Biblioteca comunale “V. De Cristo”, nella sala dedicata al compianto avvocato Antonio Orlando, alle ore 17:30 del 3 gennaio 2026, è stato presentato il libro “Porto con me solo il mio nome” della scrittrice Erika Polimeni davanti a un pubblico attento e interessato.
L’incontro si è aperto con l’ascolto del brano di Renato Zero “Dal mare”, un testo profondo e riflessivo che sposava benissimo la tematica che sarebbe stata affrontata, la storia di un giovane nigeriano che, partendo dalla Libia, era riuscito ad approdare sulle coste di Reggio Calabria dopo aver compiuto un peregrinare denso di esperienze intense e particolarmente dolorose che la giovane Erika ha saputo raccontare con delicatezza.
L’evento, patrocinato dal Comune di Cittanova, è stato voluto dall’Associazione Cittanova Radici, che da tempo porta avanti un importante impegno culturale con l’obiettivo di valorizzare la memoria, l’identità e il dialogo tra le persone.
“Con eventi culturali come il Premio Cittanova Radici, il Premio Letterario – Il Fondaco di Casalnuovo -, la promozione di libri e incontri pubblici sulle tematiche più disparate, vogliamo richiamare l’importanza di conoscere le proprie radici per poter costruire un futuro più consapevole e inclusivo”, ha affermato la presidente Domenica Sorrenti, avviando i lavori della serata.
“Ringrazio l’Amministrazione Comunale, guidata dal sindaco Domenico Antico, tutti i membri dell’Associazione per il grande supporto. Sono presenti: Stefania Crocitti, Nino Surace, Irene Insana, Concetta e Rosalba Cristofaro, Elisabetta Avenoso, che cura le locandine di presentazione. Ringrazio il numeroso pubblico per aver scelto di essere qui questa sera, in un periodo pieno di impegni per le festività. Parlare di migrazioni è un impegno civile e la cultura diventa uno strumento fondamentale per leggere questi fenomeni complessi, interpretare il presente e contrastare l’indifferenza”.
Erika tratta in modo molto equilibrato le tematiche delle migrazioni, del fanatismo religioso, delle persecuzioni e fa trasparire il benefico effetto della solidarietà e dell’accoglienza, temi più che attuali, che non bisogna assolutamente sottovalutare.
In assenza del Sindaco, impegnato in una concomitante manifestazione ha portato i saluti istituzionali la Vicesindaca e Assessora alla Cultura, Rita Morano, compiaciuta per la scelta della tematica di difficile soluzione ma meritevole di un’attenzione particolare perché è a rischio la vita delle persone che, spesso spinte dalla persecuzione religiosa o politica, per fame o soltanto per la ricerca di un futuro migliore, rischiano la vita per entrare in Europa, e l’Italia è la porta che viene spesso utilizzata.
L’autrice del libro, Erika Polimeni, nasce a Reggio Calabria nel 1988, da padre reggino e madre cittanovese. Studia a Reggio Calabria, dove si laurea – con lode – in ingegneria per l’Ambiente e il Territorio. Sempre presso l’Università Mediterranea consegue il Dottorato di Ricerca in Ingegneria Civile, Ambientale e per la Sicurezza.
Oggi lavora come ingegnere presso l’ARPA Veneto, Agenzia Regionale Protezione Ambientale. È scout da sempre, come tutti nella sua famiglia.
Sin da piccola dimostra una spiccata propensione verso le arti “comunicative” come la pittura, la poesia e la prosa.
A soli 16 anni, è stata redattrice di “Scout Avventura”, la rivista nazionale AGESCI per ragazzi e ragazze e, dal 2020 al 2024, ne ha ricoperto il ruolo di caporedattrice.
Da giovanissima ha scritto numerosi racconti per bambini e storie a sfondo educativo per adolescenti. Dopo il successo di “Emanuele deve sapere”, Erika è qui con il suo secondo romanzo, “Porto con me solo il mio nome”, ispirato alla storia vera di un giovane nigeriano, romanzata un po’…
Erika racconta di Ethan, sopravvissuto alle incursioni degli estremisti islamici di Boko Haram, una storia dolorosissima, a lieto fine, grazie all’accoglienza e alla solidarietà di cui siamo capaci soprattutto al Sud.
Nei passaggi del libro, Erika fa dei parallelismi con la sua storia personale, come giovane partita dalla nostra bellissima Calabria per andare a lavorare al Nord, dove all’inizio, la vita non è stata facile per stupide discriminazioni, stereotipi e mancanza di apertura mentale di qualche abitante che si sentiva predestinato o superiore.
Il libro si apre con una dedica a quanti hanno lasciato le loro speranze in fondo alle acque del Mediterraneo: “A chi sognava un futuro migliore e ha lasciato la propria terra, ma non ha mai messo piede in un’altra. Porti lontano il vento ogni storia e il mare non cancelli il vostro nome”.
È composto da tre parti. Ad apertura di ognuna di esse, una sezione del Salmo 91, “La protezione Divina”; mentre l’ultimo capitolo del libro coincide con il titolo: “Porto con me solo il mio nome”.

E, in tutta questa vicenda umana, estremamente sofferta, la fede in Dio fa da sottofondo alle pagine del libro: anche nella situazione più terribile non c’è disperazione ma abbandono fiducioso nelle mani del Creatore, fatto questo che sorprende e rincuora piacevolmente.
Il ragazzo nigeriano nasce a Lagos il 24 maggio del 1999. Riceve un nome che è una profezia, Toluwanimi, che in yoruba significa “colui che è sotto la protezione di Dio”, “appartengo a Dio”. A scuola lo chiamavano Ethan, che sta per forte, robusto, dalla lunga vita, colui che non viene sconfitto. Entrambi i nomi piacevano al nostro protagonista. Ethan è più snello, non fa inciampare la lingua…
Ama molto studiare e giocare a pallone, come tanti altri giovani suoi coetanei.
Frequenta la scuola elementare a Lagos. Per le scuole medie si trasferisce a Edo, ritorna poi a Lagos per frequentare il liceo scientifico. Quando il padre, cristiano non cattolico, viene trasferito per lavoro a Maiduguri, Ethan lo segue. Frequenta lì il suo ultimo anno di scuole superiori. Entra nel collegio del liceo scientifico in un istituto tollerante, dove cristiani e musulmani siedono l’uno accanto all’altro.
A dicembre 2015 la casa dello studente di Maiduguri viene assaltata dalle milizie di Boko Haram, uomini armati con il volto coperto.
Per inquadrare un po’ la situazione è necessario dire alcune cose:

Al momento dell’indipendenza dal dominio britannico nel 1960, la federazione nigeriana era composta da tre stati, corrispondenti ai maggiori gruppi etnici hausa-fulani, yoruba, e igbo. Ad oggi, gli Stati Federati della Nigeria sono 36. Ad essi è equi ordinato il territorio della capitale federale. Gli Stati si suddividono a loro volta in aree di governo locale pari a 774.
La Nigeria è lo Stato più popoloso del continente africano, conta circa 200 milioni di abitanti, è divisa lungo l’asse nord-sud, musulmani al nord, cristiani al sud, e questo genera tensioni di difficile gestione.
Nel dicembre 1991 Abuja è diventata capitale ufficiale della Nigeria sostituendo definitivamente Lagos, che si trova a Sud, e diventando la sede del governo federale. Le leggi che governano la Nigeria sono il Common Law e la sharia.
In Nigeria le violenze anticristiane si moltiplicano: tra il 2009 e il 2023 quasi 52.000 cristiani sono stati uccisi e 18.000 rapiti.
Negli ultimi due anni sono stati più di 10.000 i cristiani uccisi e altrettanti rapiti per costringerli ad una conversione forzata.
A fine novembre più di 300 studenti e 12 insegnanti sono stati rapiti nello Stato del Niger.
Da anni agiscono militanti di ispirazione jihadista, eredi del qaedismo e poi associati in forme diverse al califfato. Un recente report statunitense (del C.T.C.) ha indicato almeno cinque entità. Alcuni movimenti hanno condotto attentati suicidi in serie, usando anche un alto numero di donne e persino di minori, tattiche che hanno confermato la ferocia del terrorismo nigeriano.
La situazione dei cristiani in Nigeria resta grave, ma è tragica anche in altri Paesi del mondo.
Un cristiano su sette nel mondo è perseguitato, uno su cinque in Africa e due su cinque in Asia. Sono 380 milioni i cristiani perseguitati nel mondo.
In gioco c’è più della libertà religiosa e questo è un tema quasi del tutto ignorato dai media.
L’Europa dimentica la sua tradizione cristiana e manca ai suoi obblighi morali lasciando la persecuzione dei cristiani fuori dalle sue priorità diplomatiche.
Ecco perché il libro di Erika è di un’attualità estrema.
Prima di entrare nel vivo della presentazione, Angela Sisinni, alla chitarra, e Maria Polifrone, con il canto, hanno preparato gli animi con il brano di Ivano Fossati, “Pane e Coraggio”. Anche se non nuovo, è molto attuale: migrazioni, guerre, povertà e persecuzioni rendono il messaggio ancora validissimo perché dà voce a chi non viene ascoltato e ci ricorda che dietro ogni viaggio c’è una persona, non solo un destino collettivo.
Ethan si salva dall’incursione jihadista, riesce a scappare ma si imbatte in venditori di uomini e di destini.
Viene trasferito verso il Nord e, insieme ad altri, caricato sulle Toyota Hilux, per essere trasferiti in Libia. A Sebha, viene venduto come schiavo a una famiglia locale. Quando si accorgono del rosario che portava al collo lo perseguitano duramente per costringerlo ad una conversione forzata. Ethan non si piega, decide di fuggire e, nello scavalcare un muro alto tre metri, si frattura un ginocchio.
Lo cercano senza trovarlo, si rifugia in un rustico, viene ritrovato da un uomo che si prende cura di lui portandolo a casa propria. Vi rimane circa un mese ma è necessario lasciare la casa di quell’uomo per non esporlo a rischi.
Il nostro giovane nigeriano senza documenti non può ritornare a casa propria.
Matura l’idea di attraversare il Mediterraneo e si mette consapevolmente nelle mani dei trafficanti. Viene pigiato nei casermoni dove con altri migranti, uomini, donne e bambini, subisce maltrattamenti e torture che non si possono narrare…
L’uomo che lo aveva accolto paga per farlo partire. Con tante altre persone viene imbarcato su un gommone che, dopo poche ore, inizia a riempirsi di acqua.
Un’onda li travolse e tutto iniziò ad affondare. Il passaggio di una nave militare libica raccoglie i diciannove sopravvissuti come pesci rossi nei retini…
Sorpresa! Vennero riportati in Libia, in prigione a Zawiya, una prigione dove il dolore non veniva dosato… le botte, le torture, le violenze a donne, a bambine e bambini, a uomini erano quotidiane…
I detenuti, non vedendo via d’uscita, decisero di fuggire. Prepararono un piano e in duecento tentarono la fuga. I primi che cercarono di uscire dall’unica porta morirono tutti ma tanti altri riuscirono a dileguarsi…
Ethan esce quando gli spari finiscono. C’era un muro, si arrampica, salta senza rompersi il ginocchio questa volta, si rifugia in una casa in costruzione, trova un paio di scarpe, capisce di non poter rimanere lì.
Quando fu abbastanza buio, fuggì con addosso una maglietta ancora umida staccata dal filo dove era stata messa ad asciugare.
Iniziò a correre, un uomo lo riconobbe e lo inseguì. Cercò rifugio in un capannone lì vicino, un’officina meccanica dove c’erano delle persone che lo accerchiarono.
Ma… Erano fratelli.
Gli offrirono aiuto, lo portarono nella loro abitazione, gli prospettarono la possibilità di rimanere con loro. La situazione era complicata, non voleva far correre loro dei rischi. Ethan decise di rimettersi in viaggio verso l’Europa, di riaffrontare il mar Mediterraneo, e questa volta per scelta…
Prima di partire imparò a nuotare. Presero accordi con l’uomo che aveva organizzato il precedente viaggio. Sarebbe partito il 27 maggio 2016. Per la traversata erano previste solo nove ore. Invece navigarono per giorni, fin quando il carburante non finì…
Avevano una torcia, la fanno lampeggiare… in lontananza appare un’imbarcazione italiana che li raccoglie e li porta a Reggio Calabria.

Grazie alla solidarietà e all’accoglienza dei volontari inizia una nuova vita per Ethan.
All’inizio dorme in una palestra ad Archi, studia l’italiano, viene accudito dai volontari. Ci sono gli scout. Per l’inverno si sposta nella casa di don Pino con altri minori non accompagnati.
Apprende le buone regole. I volontari del Servizio Civile si prendono cura di loro, ascoltano tante storie simili, storie sofferte, incredibili… vengono accolti come figli… le ferite esteriori vengono curate, per quelle interiori ci vorrà molto più tempo o forse non guariranno mai…
Ethan studia, fa gli esami di terza media, poi si diploma al liceo scientifico. Vorrebbe continuare gli studi universitari, ne parla con don Pino. È fattibile. Riceve una borsa di studio. Nel frattempo, entra a far parte degli scout. Si era ripromesso che, se si fosse salvato, avrebbe aiutato qualcuno a salvarsi a sua volta, desiderava fare qualcosa per gli altri. Diventa donatore di sangue. Affascinato da sempre dalle tecnologie digitali, si laurea in ingegneria informatica, trova un lavoro…
Nel periodo del Covid, Erika, capo scout, raccoglie questa testimonianza. La sua capacità di scrittrice le permette di scriverla, di farne un libro. E ce lo consegna, lo consegna a quanti lo vorranno portare lontano affinché possa servire da testimonianza perché dietro ai veri migranti ci sono storie di sofferenze atroci, che segnano per sempre non solo il corpo ma soprattutto l’anima.
Dietro ai migranti ci sono persone. Erika conclude il libro con il salmo 23, Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla… E ci lascia con un’esortazione:
“Non perdiamo la nostra umanità. Che il mare non cancelli più nessun nome!”

P.S.
Appuntamenti culturali come questo sono occasioni di crescita collettiva, in cui la lettura e l’ascolto diventano strumenti di cittadinanza attiva.
A Erika voglio dire che leggere questo libro per me è stato importante. Sento il cuore gonfio di quell’amore che porta nel cuore, che riesce a trasmettere, che traspare, nonostante la sofferenza; di quell’amore che avverte Ethan, capace di perdonare anche le persone che gli hanno fatto del male.
Per me, questa non è stata solamente una presentazione, è stata una scuola di vita, una conferma, un messaggio che deve essere portato a conoscenza dei ragazzi.
Questo non è un libro, è un manuale da leggere, da considerare come utile promemoria delle libertà, libertà di pensiero, di parola, di scelta, di dare peso alle persone, alle relazioni vere, alle cose semplici.
Oggi serve aumentare la consapevolezza che la libertà civile e quella politica non sono mai scontate. Esse vanno custodite ogni giorno, possibilmente senza proclami ma con senso di responsabilità e ogni persona deve fare la propria parte.
Domenica Sorrenti
Presidente Associazione Cittanova Radici

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