TROPEA: LO SFRUTTAMENTO NON SI NEGA, CI SI ORGANIZZA PER ABBATTERLO

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Finisce definitivamente, con l’inizio di novembre, la stagione turistica anche nelle località di punta della Calabria. È tempo
dunque di fare un bilancio.
Il sindaco di Tropea, Giovanni Macrì, ha di recente dichiarato in un’intervista che i lavoratori del turismo del suo Comune
e dei comuni limitrofi sarebbero pagati «più di quanto previsto dai contratti collettivi». E ha aggiunto che se gli si portano
prove certe di sfruttamento, allora «se ne potrà parlare».
No. Lo sfruttamento intensivo dei lavoratori stagionali non si cancella negandolo.
È comodo chiedere prove a chi, se denuncia da solo, viene espulso dal mercato del lavoro il giorno dopo. Lo sappiamo
bene: da anni, come organizzazione sindacale, raccogliamo sul territorio di Tropea, nelle zone limitrofe e in tutta la regione
casi di sottopaga e di ricatto occupazionale. Potremmo portare al sindaco pile di testimonianze e vertenze. Camerieri
pagati per 3 ore e fatti lavorare per 10. Cuochi senza un giorno libero per mesi. Bagnini usati come tuttofare. Receptionist
e commessi senza orario, senza riposo, senza vita. Lavoratori costretti a restituire parte del salario in contanti al titolare.
TFR negati. Contratti-spezzatino di 2 settimane rinnovati per una stagione intera. Aggressioni e mobbing sul posto di lavoro
per chi alza la testa. Imprenditori che, con il pretesto di attingere al decreto flussi, prendono ragazzi completamente
disorientati per buttarli da un giorno all’altro a fare turni massacranti, costretti a mangiare in piedi e senza pause.
Lavoratori stagionali a cui viene offerto “vitto e alloggio” ma, spesso, a condizione di sottomettersi alle più dure condizioni
di lavoro, col vitto che risulta essere spesso una camera o, addirittura, una stalla da dover condividere tra decine di
persone. Un affollamento che ricorda da vicino la tratta degli schiavi sull’oceano Atlantico.
Questa è Tropea, questo è, soprattutto, il suo hinterland. Non quelli delle cartoline.
Anche il richiamo al CCNL da parte del primo cittadino è fuori dalla realtà. Non sarebbe un privilegio essere pagati “più del
contratto”. Il CCNL di riferimento per i pubblici esercizi, firmato da Confcommercio, è stato rinnovato nel 2024 con tre anni
di ritardo, mentre nel solo 2022 il carovita ha superato il 10%. L’aumento complessivo a regime è di 200 euro lordi al IV
livello, dilazionato in più tranche. Non copre nemmeno l’inflazione cumulata degli ultimi sei anni. Tradotto: anche chi è
pagato “regolarmente” secondo il CCNL, oggi guadagna meno, in termini reali, di quanto guadagnava sei anni fa.
Figuriamoci chi il contratto non lo vede nemmeno applicato, come la maggior parte dei lavoratori del turismo.
E intanto, come lo stesso sindaco rivendica, il turismo in Calabria macina record: 1,6 miliardi di fatturato nel 2023, 1,8 nel
2024, 2,4 nel 2025, fino alla stima storica di 3,1 miliardi per il 2026, pari al 7,6% del PIL regionale. La verità è sotto gli occhi
di tutti ed è una questione di classe: da una parte i proprietari di hotel, ristoranti, lidi che registrano profitti d’oro; dall’altra
la massa immensa di chi quella ricchezza la produce con le proprie braccia e stenta ad arrivare a fine mese.
Per tutto ciò, noi invitiamo il sindaco di Tropea e i sindaci dei comuni limitrofi ad un confronto serrato sul tema. Se occorre
vedere i “documenti e le “prove” delle condizioni di sfruttamento dei lavoratori del turismo, noi ne abbiamo. In questi anni
abbiamo accumulato decine di vertenze sul territorio, con prove a sostegno delle denunce dei lavoratori. Anche le
amministrazioni locali possono fare qualcosa, come incrementare i controlli. Ad esempio, gli agenti della Polizia municipale
hanno il pieno potere (e il dovere) di rilevare anomalie e denunciarle all’Ispettorato del Lavoro o ad altre autorità
competenti (come l’INPS, l’INAIL o la Guardia di Finanza).
Tutto questo, concludiamo, al netto del fatto che i lavoratori non chiedono una concessione al Comune, alla Regione o a
un giudice. Non hanno bisogno di dimostrare a sé stessi quello che vivono ogni giorno sulla propria pelle. Lo sanno
benissimo cosa è lo sfruttamento. La loro emancipazione verrà solo dalle loro mani. Lo sfruttamento finirà quando finirà
l’isolamento. Quando al ricatto del singolo si sostituirà la forza compatta, organizzata, invulnerabile di tutti. È a questo che
stiamo lavorando a Tropea e in tutta la Calabria. Chi è sfruttato non è solo. Si organizzi e lotti con noi.
USB – Fed. del Sociale Calabria
Dirigente Saverio Bartoluzzi

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