Le elezioni per il rinnovo del Consiglio Metropolitano avrebbero dovuto
rappresentare un momento di confronto tra idee, programmi e visioni per
il futuro del nostro territorio. Stanno invece restituendo l’immagine di
una politica sempre più distante dalla propria funzione e sempre più
ripiegata su logiche che nulla hanno a che vedere con l’interesse
pubblico.
In questi giorni sto ricevendo decine di telefonate. Le ascolto tutte
con il rispetto che si deve a chi decide di confrontarsi. Ma, al termine
di ogni conversazione, cresce in me la convinzione che la politica stia
vivendo una delle sue fasi più difficili.
Ho ascoltato richiami alla mia storia politica e a quella della mia
famiglia, spesso accompagnati da affermazioni che ne dimostravano una
conoscenza del tutto sbagliata. Ho assistito a richieste di sostegno per
candidati espressione di schieramenti opposti rispetto alle posizioni
pubblicamente sostenute dagli stessi interlocutori. Ho persino sentito
evocare possibili vantaggi con il tentativo di collegare il voto
metropolitano alle future elezioni comunali, mi ha chiesto il voto anche
chi, forse involontariamente, ha sponsorizzato aggregazioni che lavorano
contro il mio gruppo politico a livello cittadino.
Tutto questo ha un comune denominatore: l’assenza della politica.
Nessuno mi ha parlato della Città Metropolitana che immagina. Nessuno
ha illustrato un progetto per affrontare il dissesto delle
infrastrutture, il diritto alla mobilità, il sostegno ai Comuni, le
opportunità per i giovani, lo sviluppo economico, la valorizzazione
delle aree interne o il rafforzamento di alcuni servizi. Nessuno ha
spiegato perché un candidato dovrebbe essere preferito ad un altro sulla
base di una visione amministrativa o di un programma.
Si chiede un voto per appartenenza, per relazioni personali, per
convenienza o per promesse future. Ma il consenso non può essere ridotto
ad uno scambio di favori o ad una somma di interessi individuali. Quando
accade questo, la politica perde la propria dignità e le istituzioni
perdono credibilità.
Queste elezioni erano già nate con evidenti limiti, caratterizzate da
uno scarso coinvolgimento dei territori e da un confronto pressoché
inesistente sulle grandi questioni della Città Metropolitana. Oggi
rischiano di certificare definitivamente la mortificazione della
politica, sostituita da dinamiche che nulla hanno a che fare con il
confronto democratico e con la rappresentanza delle comunità.
Da consigliere comunale e da capogruppo continuerò a rivendicare un
principio semplice ma irrinunciabile: il voto non è una concessione
personale e non può essere oggetto di trattative. È un atto di
responsabilità verso la comunità che rappresentiamo.
Per questo continueremo ad attendere risposte concrete alle istanze di
Polistena. Valuteremo esclusivamente chi assumerà impegni chiari,
pubblici e verificabili per la nostra città e per l’intero territorio
metropolitano.
La politica può ritrovare autorevolezza solo se torna ad essere
confronto, visione e servizio. Se rinuncia ai contenuti per inseguire
soltanto i numeri, gli equilibri e le convenienze, allora non mortifica
soltanto sé stessa: mortifica le istituzioni e tradisce la fiducia dei
cittadini.
Francesco Pisano
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