Il Cammino dello Spirito 6 Domenica del Tempo Ordinario Anno A a cura di Don Silvio Mesiti

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SESTA DOMENICA DELL’ANNO
Mt.5,73
“Così fu detto agli antichi:
ma io vi dico…”
 
 
Il popolo di Israele, prima della venuta di Cristo, riteneva che con l’osservanza della legge che Dio aveva dato a Mosè sul monte Sinai, i dieci comandamenti, e la TORÀ, l’uomo potesse essere gradito a Dio e quindi raggiungere la salvezza, quasi come un diritto.
Nel contesto sociale e morale del tempo in cui l’autore sacro scriveva nel V.T., ma come d’altronde si vive anche ai nostri giorni, il decalogo era ed è ancora, quanto mai valido e necessario.
Si tratta della legge morale naturale, codificata, per convenzione anche dal diritto positivo, da osservare per sé stessi, e nei rapporti col prossimo dal punto di vista umano e sociale, per la convivenza necessaria lontani dalla prepotenza del più forte.
I dieci comandamenti: “non ammazzare, non rubare, non commettere adulterio, onora il padre e la madre, non dire falsa testimonianza, rappresentano infatti, un limite invalicabile, di fronte all’istinto ed alla prassi della vendetta, che supera la cultura “dell’occhio per occhio e dente per dente”, praticata prima della rivelazione già nel V.T. ancora purtroppo, in piccolo e grande, nel nostro modo di vivere fatto di assoluta mancanza e rispetto della vita umana e dei suoi diritti.
È una realtà al cui rimedio, tuttavia, diventa necessario fare ricorso, anche nella chiesa-istituzione, giustizia retributiva nei nostri rapporti sociali, umani, canonici e religiosi col prossimo.
In questo contesto, nel discorso della montagna, di cui è parte integrante il brano del vangelo di questa domenica, pur riconoscendo obbligatoria l’osservanza dei comandamenti, Gesù supera il concetto o la prassi di questa giustizia, precisando:” è state detto, ma io vi dico”,con una norma che non nega, ma perfeziona e completa il volere di Dio, nella pienezza dei tempi con la Sua incarnazione.
Gesù infatti pone al centro di ogni legge, per il vero “discepolo ” che decide di seguirlo, la nuova legge o il “COMANDAMENTO dell’AMORE”, che purtroppo, in maniera riduttiva definiamo genericamente carità, tra l’altro poco osservata.
 Rischiamo di dimenticare per questo quanto Cristo Gesù ha detto ai suoi apostoli nel cenacolo: ” vi do il comandamento NUOVO: “amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”.
Si tratta chiaramente per i suoi seguaci, che diventa obbligatoria di una nuova morale, che può essere osservata unicamente nella imitazione di Cristo, e che è possibile imitarlo solo possedendoLo nella mente e nel cuore, con un modo di pensare e nei sentimenti dell’uomo nuovo” a cui Gesù precisa: “Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento”.
Pur senza alcuna sentenza, ma con premura e grande amore, nasce l’ammonizione da accogliere, con molta serietà: “Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli”.
 Con la prossima domenica, inizieremo il cammino quaresimale che ci guida per vivere il mistero della morte e resurrezione del Signore, autenticamente convertiti nel cuore, che senza sconti ci ordina: “Ma io vi dico: se tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia il tuo dono davanti all’altare, va prima a riconciliarti con tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono”.
Non abbiamo bisogno di altre prediche o preghiere, fatte solo con le labbra ma prive delle opere, e quindi meno messe e più messa, con una scelta ed una testimonianza radicale capace di dire a Cristo SI, SI, NO, NO, senza equivoci o surrogati.
Preghiamo!
 

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