Il Cammino dello Spirito, Domenica delle Palme Anno A a cura di Don Silvio Mesiti

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DOMENICA

DELLE PALME

Isaia 50,4-7

Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi,

sapendo di non restare confuso…”

 

All’inizio della quaresima, la liturgia delle “ceneri” ci ha indicato la strada da seguire nel cammino da percorrere con fede, per poter celebrare efficacemente il mistero pasquale, e risorgere, nella NOTTE di Pasqua, insieme con Cristo risorto dalla morte di croce.

Abbiamo iniziato questo itinerario, guidati da Gesù in preghiera nel deserto, per avere la forza con LUI, e come Lui, di superare le tentazioni di ogni giorno, a causa della debolezza della nostra natura umana.

Viviamo infatti a contatto col prossimo che ci sta vicino, ma anche in una società priva di valori, in cui dominano sentimenti di odio di vendetta e di violenza.

Siamo consapevoli, esaminando la nostra esistenza e la cultura corrente del mondo in cui viviamo, come alla dignità del proprio essere, si contrapponga l’importanza dell’apparire, da conquistare, con ogni mezzo, lontani dalla verità e dalla giustizia.

Nasce per questo, l’esigenza di una autentica conversione personale e comunitaria, anche nella nostra chiesa, accogliendo la legge della vera giustizia, della carità e dell’amore, per superare i vizi capitali, (superbia, avarizia, ira, ecc.…) dai quali solo Cristo, nel silenzio e nell’adorazione della sua Croce, ci ha dato la capacità e la forza di superare.

Ci aiuta, in questo cammino, la Madonna santissima che invochiamo cantando e meditando sui misteri della passione del suo figlio:” Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore, siano impresse nel mio cuore“.

All’inizio di questa settimana, che la liturgia definisce unica santa e domenica delle Palme, il vangelo ci fa contemplare Gesù che entra trionfante a Gerusalemme, non come un re potente e col suo esercito, come lo immaginavano i Giudei, ma come persona umile che cavalca una semplice impotente e pacifica asina, accolto dalla folla che grida “OSANNA AL FIGLIO DI DAVIDEBENEDETTO COLUI CHE VIENE NEL NOME DEL SIGNORE”.

Immagine che suscita l’odio e la gelosia degli scribi e dei farisei, componenti esclusivi del sinedrio e del suo potere politico e religioso.

Viene da pensare che tra la folla ci fossero i lebbrosi, le prostitute, i ladri, i ciechi, i paralitici, coloro che erano stati liberati dai demoni, e come ai nostri giorni, coloro che erano stati liberati dalla paura della morte eterna.

È la nostra umanità, di tutti noi, suoi discepoli ed appartenenti alla chiesa, che abbiamo deciso di seguirlo, ma immersi ancora in forme o strutture istituzionali dominate dai potenti, da persone ipocrite, e dai sommi sacerdoti, in combutta col potere dei “pilato“.

Essi continuano a lavarsi le mani, o come Giuda iscariota, il quale forse convinto di essersi allontanato dal vero DIO, decide, di lasciare la compagnia degli apostoli.

Per ottenere potere e ricchezze dimentica l’amore ricevuto e tradisce la fiducia del suo stesso maestro, consegnandolo per trenta denari, e farlo condannare a morte con la sua falsa testimonianza.

Si costruisce così tragicamente quanto squallidamente, la passione e la morte dell’intera umanità, ancora oggi, condannata ingiustamente insieme a CRISTO IN CROCE.

La liturgia, in questa settimana, si ferma e ci invita a meditare esclusivamente sulla passione e morte in croce di Cristo, la quale da patibolo è diventato il grande libro del suo infinito amore, non solo da leggere ma di assimilare e da accogliere con vera fede e testimonianza col segno della croce.

È Quanto nel corso dei secoli, ma anche ai nostri giorni si assiste con la condanna ed i tradimenti di persone innocenti, vittime dei poteri mafiosi, martiri dei regimi e discriminati dai poteri gerarchici emarginanti e corrotti.

Tutti uniti alla passione di Cristo, sono i martiri della vera storia, quella che appartiene solo a DIO.

                                                                                                                    Don Silvio

Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

Isaia 50,4-7

 

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,

perché io sappia indirizzare

una parola allo sfiduciato.

Ogni mattina fa attento il mio orecchio

perché io ascolti come i discepoli.

Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio

e io non ho opposto resistenza,

non mi sono tirato indietro.

Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,

le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;

non ho sottratto la faccia

agli insulti e agli sputi.

Il Signore Dio mi assiste,

per questo non resto svergognato,

per questo rendo la mia faccia dura come pietra,

sapendo di non restare confuso.

Parola di Dio

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