QUINTA DOMENICA
DI QUARESIMA
Gv.11,1-4
“Gesù scoppiò in pianto … Dissero allora i Giudei:
guarda come lo amava“
Il vangelo di Giovanni, nelle pagine precedenti, ci ha presentato la persona di Gesù, vero uomo, carico di immensa umanità, ma anche e soprattutto riconosciuto dalle folle, come messia, e come vero figlio di Dio.
Egli, durante il suo cammino verso Gerusalemme, mostra la sua onnipotenza fermandosi con tutte le persone alle quali va incontro, usando sempre misericordia, carità e perdono.
Lo vediamo dialogare ed accogliere i poveri, gli ammalati, gli esclusi, e financo i pubblicani ed i peccatori, stando a tavola con loro, suscitando lo scandalo dei farisei.
Costoro, anche gli scribi, scandalizzati ma vittime dell’integralismo legalistico e formale del sinedrio, come ci racconta il vangelo in questa domenica, decidono di condannarlo a morte ed ucciderlo.
Su questo secondo mistero principale della nostra fede, mediteremo nel corso di tutta la “SETTIMANA SANTA” fino al giorno di Pasqua, rallegrandoci per la sua, e con LUI, della nostra resurrezione dalla morte; infatti “… se Cristo non fosse risorto, superflua e vana sarebbe la nostra fede e noi saremmo ancora nei nostri peccati… (Prima Corinzi 15,14-17)“
Mentre si trova ormai in prossimità di Gerusalemme, Gesù viene informato che un “CERTO Lazzaro di Betania, definito poi dalle sue sorelle Marta, Maria, e dai suoi stessi discepoli “Colui che tu ami, è ammalato (Gv 11,3) ” e, successivamente, come Egli stesso afferma, che è ormai morto.
Per questo, innamorato della loro famiglia, decide di ritornare in Giudea, da cui era fuggito, per evitare di essere “ammazzato“, come avviene anche oggi, da parte dei mafiosi, dai potenti e da coloro che temono la verità.
Decisione non condivisa da chi crede in Lui e che lo amano, come i suoi stessi discepoli, i quali lo mettono in guardia dicendo: “Signore, i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo? “ (Gv. 11,8).
Ma Gesù, dice il vangelo, “amava tanto Marta, sua sorella Maria e Lazzaro“, che ormai era morto e seppellito, e con spirito di vera condivisione umana, soprattutto per ridare la speranza e la consolazione della fede, si reca al sepolcro, annunciando e realizzando il mistero della resurrezione dal peccato e dalla morte nel contesto del Suo regno.
Come Marta e Maria, oggi, ogni uomo, ed ognuno di noi, di fronte alla morte delle persone care, sentiamo il bisogno di pregare, pensando o dicendo:” Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto“(Gv 11,21).
La risposta di Gesù, morto e risorto, è la stessa che il vangelo rivolge oggi a noi stessi:
“tuo fratello risorgerà“.
Si tratta di una risposta fondata sulla certezza della fede che, senza tuttavia sottovalutare il dolore causato dal distacco umano, e per il quale sgorgano le lacrime, ma riaccendono la speranza, convinti che come dice la scrittura, “le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà agli occhi degli stolti pare che morissero, ma essi sono nella pace” (Sap 3,1-3).
È da osservare, tuttavia, che di fronte alle lacrime di Maria, prima di recarsi al sepolcro dell’amico, Gesù stesso, “scoppiò in pianto, tanto che gli stessi Giudei dicono meravigliati:” guarda come lo amava” (Gv 11,35-36).
È il vero amore di cui abbiamo bisogno e che ci viene descritto dal GRANDE LIBRO DELLA CROCE, SINTESI ANCHE DELLE NOSTRE CROCI.
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