VENTOTTESIMA DOMENICA
Lc. 17, 11-19
“GESÙ MAESTRO, ABBI PIETÀ DI NOI”
Con Gesù e gli apostoli, anche noi, siamo decisamente in cammino verso Gerusalemme, per realizzare, con LUI, MORTO E RISORTO, il mistero della nostra salvezza.
Nel suo cammino, attraversando la Samaria e la Galilea, luoghi difficili, non solo dal punto di vista religioso, ma anche politico e morale, entra in un villaggio, dove gli vanno incontro dieci lebbrosi, i quali lo invocano: “GESÙ MAESTRO, abbi pietà di noi “.
Nei dieci lebbrosi, che nella parabola occupano tutto il villaggio, sussiste la condizione nostra personale e di tutta l’umanità.
È la lebbra del nostro peccato, delle nostre povertà, delle nostre miserie umane, che vive in una società opulenta, priva di autentici valori umani e cristiani, che emarginano i poveri, e gli “ULTIMI”, e per questo lontana dal GESÙ DEL VANGELO che afferma “avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete da bere, ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, carcerato o malato e mi avete visitato”, e per evitare qualunque equivoco, lo stesso GESÙ che invochiamo con le nostre preghiere, nei nostri solenni riti religioso e conferenze culturali, ma spesso privi delle nostre opere di carità ed anche di vera elemosina, come scrive oggi PAPA LEONE, conclude con chiarezza : “Tutto quello che avete fatto al mio fratello più piccolo, lo avete fatto a me”, (non come se l ‘aveste fatto a me).
Alla luce di questa verità, si è ispirato ogni giorno il magistero e soprattutto la testimonianza di PAPA FRANCESCO, fattosi concretamente povero tra i poveri, la cui memoria viene confermata, dalla recente esortazione apostolica “DILEXI TE” di PAPA LEONE.
Come di fronte ai dieci lebbrosi che vanno incontro a Gesù quando entra nel villaggio, tutta la nostra umanità, coperta dalla lebbra del peccato e dell’egoismo ci viene incontro ogni giorno, con Cristo, presente nei poveri ancora oggi, come il vangelo ci racconta: “…Entrando in un villaggio gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!».
È la preghiera che la liturgia, da secoli, ci invita a recitare ogni giorno, e soprattutto all’inizio della Messa, prima di accostarci a celebrare i santi misteri: “kyrie eleison, Signore pietà”.
Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati…….ma uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Quanto descrive il Vangelo, a conclusione di questa parabola, coincide con la pratica della nostra vita spirituale in cui ci rivolgiamo al Signore nei momenti di bisogno, ma senza la decisione o la capacità di vivere misticamente uniti a Lui, seguendo strade ed interessi umani o materiali lontani o prescindendo da LUI, e quindi privi della vera salvezza.
MEDITIAMO
“……Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!». UNO STRANIERO!
Parola del Signore
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