Il Cammino dello Spirito, XXI Domenica del Tempo Ordinario Anno A a cura di Don Silvio Mesiti

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VENTUNESIMA DOMENICA

Mt 16,13-20

Ma voi, chi dite che io sia

 

          In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».

          Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

          E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

          Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

 

MEDITIAMO

 

           “In quel tempo“, tempo di difficoltà, di incomprensione ed addirittura di minacce da parte degli scribi e dei farisei verso questo nuovo giovane maestro, che da semplice falegname, sta creando una pericolosa rivoluzione “EGLI parla come uno che ha autorità e non come gli scribi”(Mc 1, 28-28).

          Dopo la tragica notizia della decapitazione di Giovanni Battista, e dopo essere sfuggito, all’uscita dalla sinagoga di Nazaret, alla gente che istigata dai sacerdoti voleva gettarlo giù dal precipizio, Gesù, seguito dai pochi discepoli rimasti, uscito da Cafarnao e lontano da Gerusalemme, si reca a TIRO e SIDONE, dove scandalosamente compie il miracolo della guarigione della figlia della donna CANANEA, liberandola dal demonio.

          Attraversato il mare, atteso dalle folle, giunsero “nella regione di Cesarèa di Filippo“.

          È una tappa fondamentale nel loro cammino verso Gerusalemme, in cui come a PIETRO e ai discepoli, domanda oggi alla chiesa ed a ciascuno di noi: “La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo? … Ma voi, chi dite che io sia?”.

          Risposta quanto mai necessaria per verificare la nostra fede e soprattutto il nostro rapporto reale e non solo formale con Cristo, osservando quanto ci dice l’apostolo Giacomo: “non siate solo uditori della parola, ma come coloro che la mettono in pratica” (Gc 1, 19-25), o come afferma Gesù stesso: ” perché mi dite Signore, Signore, e poi non fate quello che vi dico io (Lc 6, 46-49)“.

          Alla Sua domanda Pietro risponde: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

          Affermazione e testimonianza di vera fede che supera la concezione messianica della vecchia legge ebraica e del nostro modo di intendere il rapporto con Dio e con i santi in termini retribuiti e non fondati sull’amore e sulla gratuità della grazia, la quale sola ci salva: “misericordia Domini, quia non sumus consumpti“(Lm 3,22).

          Proprio su PIETRO, oggi il papa, suo successore, apostolo ma prima di tutto uomo di fede, nonostante le sue debolezze, le sue difficoltà ed i propri peccati, giunto al punto da rinnegare il maestro, istituisce la SUA chiesa, sempre bisognosa di conversione, affermando: “tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le FORZE e degli inferi non prevarranno su di essa” (Mt 16, 13-20).

          Quest’ultima assicurazione è la garanzia della sua protezione contro i mali che angustiano la comunità in cui “insieme al grano cresce la zizzania”, segno del male che rimane dentro di ognuno di noi ed intorno a noi come ci insegna la storia lungo i secoli della stessa nostra chiesa.

          …. “Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo“. Credo che questo invito finale sia motivo di responsabilità di ogni battezzato, ma soprattutto di coloro che istituzionalmente governano la nostra chiesa, come ci insegna la storia, nonostante i gravi errori, senza dimenticare che: “se guardiamo Cristo, vediamo tutto quello che dovrebbe essere la chiesa, ma se guardiamo la chiesa, non sempre ci vediamo impresso il volto di cristo, nostro unico Signore.

          Necessario quindi è lo spirito e l’impegno di una conversione permanente.

 

   Parola del Signore

                                                                       Don Silvio Mesiti

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